Volterra perde una figura profondamente legata alla propria storia artistica e culturale. Giuliano Mannucci è morto giovedì 1° ottobre 2026, all’età di 86 anni, dopo una malattia. Il decesso è avvenuto nella casa di famiglia.
Artista, scultore e insegnante, Mannucci era conosciuto da molti volterrani anche con il soprannome di “Tomea”. Per decenni il suo nome è rimasto legato all’Istituto d’Arte, all’alabastro e a una ricerca scultorea che, con il passare degli anni, lo aveva portato a lavorare anche fuori dalla Toscana.
Lascia due figlie. La salma è stata composta all’obitorio dell’ospedale Santa Maria Maddalena di Volterra. Per l’ultimo saluto non è prevista una cerimonia, né religiosa né civile.
Giuliano Mannucci e il legame con Volterra
La sua storia professionale parte da Volterra, la cittĂ dove era nato, aveva studiato e aveva scelto di costruire una parte decisiva della propria vita.
Mannucci si era formato all’Istituto Statale d’Arte di Volterra, entrando presto in contatto con una delle materie che più identificano il territorio: l’alabastro.
Non fu soltanto una fase iniziale del suo percorso. Quel materiale, insieme alla pietra e ad altre forme di lavorazione, rimase uno degli elementi centrali della sua esperienza artistica.
A Volterra, però, Mannucci non era ricordato soltanto per le opere. Per tanti ex studenti era prima di tutto il professore.
Tra il 1974 e il 1992 svolse infatti attività di insegnamento e formazione, lavorando sia all’Istituto d’Arte sia all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Un arco di quasi vent’anni che gli consentì di accompagnare diverse generazioni di giovani interessati alla scultura e alle arti applicate.
Ed è probabilmente proprio questo uno degli aspetti che spiegano il legame rimasto nel tempo con la città : l’artista e l’insegnante finirono per coincidere nella memoria di chi lo aveva conosciuto.
L’alabastro e il progetto degli anni Ottanta
Un passaggio importante della sua attività arrivò nel 1984.
Mannucci fu tra i maestri coinvolti, insieme a Mino Scarselli, in un corso destinato a giovani artigiani dell’alabastro disoccupati. Da quell’esperienza nacque il progetto “Cercare l’Alabastro”, sviluppato nei laboratori dell’Istituto d’Arte.
L’iniziativa metteva insieme formazione, tradizione artigiana e sperimentazione. Il lavoro riguardava diverse tecniche: dalla scultura alla tornitura, dall’intarsio alla squadratura fino all’ornato.
Quarant’anni dopo, quell’esperienza sarebbe tornata al centro dell’attenzione con una mostra dedicata proprio alla riscoperta del progetto.
Nel 1985, invece, Mannucci fu invitato negli Stati Uniti per la realizzazione di oggetti d’arte. Un passaggio che testimonia come la sua attività fosse già uscita dai confini della dimensione strettamente locale.
La scelta della scultura
Dal 1987 la ricerca di Mannucci si orientò sempre più decisamente verso la scultura.
Negli anni successivi cominciò a partecipare a diversi simposi di scultura su pietra, esperienze che gli permisero di confrontarsi con altri artisti e con contesti differenti.
La materia, nelle sue opere, non rimase mai un elemento puramente estetico.
Pietra, marmo e alabastro diventavano spesso strumenti per affrontare temi piĂą ampi: il rapporto fra individuo e societĂ , il potere, la libertĂ , il senso di oppressione.
Una direzione evidente in lavori come “Vortice”, realizzato nel 2000, nel quale il potere viene rappresentato come una forza capace di trascinare e schiacciare l’uomo.
L’anno successivo arrivò “Morsa del sistema”, opera nella quale la figura umana appare compressa fra elementi di pietra.
Anche “Costante Aggressione” si muove nello stesso terreno simbolico: una forma appuntita incombe su un elemento fragile, creando una tensione immediata fra minaccia e vulnerabilità .
Non semplici esercizi formali, dunque, ma opere nelle quali il linguaggio scultoreo diventava uno strumento per interrogarsi sulla condizione dell’uomo.
L’impegno civile accanto all’arte
Chi ha conosciuto Mannucci ricorda anche la sua attenzione per la politica e per la vita pubblica.
Non risultano incarichi diretti nei partiti o nel consiglio comunale, ma il suo interesse per i temi civili emerge tanto dalle testimonianze quanto da alcune opere.
Un esempio recente risale al 2024, quando realizzò e donò una stele in pietra alta circa 120 centimetri, collocata vicino al Capanno dei Partigiani nei boschi della Carlina, nel territorio di Radicondoli.
L’opera fu realizzata in occasione degli 80 anni dalla Liberazione dall’occupazione nazifascista.
Un gesto che, ancora una volta, univa scultura, memoria e impegno civile.
L’attività fino agli ultimi anni
La presenza di Mannucci nella vita culturale non apparteneva soltanto al passato.
Nel giugno del 2024 era stata programmata una sua mostra personale alle Logge di Palazzo Pretorio di Volterra.
Nello stesso periodo il suo nome era tornato al centro dell’attenzione anche attraverso il recupero storico dell’esperienza di “Cercare l’Alabastro”, a quarant’anni dalla sua nascita.
Segni di un percorso rimasto riconoscibile nel tempo, senza interruzioni nette fra la dimensione dell’artista, quella dell’artigiano e quella dell’insegnante.
Il ricordo lasciato a Volterra
Con la morte di Giuliano Mannucci scompare una figura che ha attraversato diversi decenni della vita culturale volterrana.
C’è l’insegnante che ha lavorato con molti giovani. C’è lo scultore che ha portato la propria ricerca fuori dalla Toscana. C’è l’artista cresciuto nel rapporto con l’alabastro e con una tradizione profondamente radicata nel territorio.
E poi c’è il cittadino interessato ai temi della memoria, della libertà e della società , questioni che non rimasero fuori dal suo lavoro ma entrarono direttamente nelle forme delle sue sculture.
La sua morte, avvenuta a 86 anni dopo una malattia, chiude un percorso lungo e articolato.
A Volterra, però, restano le opere, gli anni trascorsi nelle aule e soprattutto il ricordo di chi lo ha incontrato come artista o come professore. Due identità che, nel suo caso, hanno finito per raccontare la stessa storia.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






