Il preventivo sul tavolo dice quindicimila euro. L’installatore ha parlato di “ecobonus”, il cognato ha detto che si recupera metà, e a questo punto la domanda è una sola: conviene farlo adesso o aspettare?
Partiamo da una precisazione che sembra pignola e invece cambia tutto.
Ecobonus e bonus casa non sono la stessa cosa
I pannelli fotovoltaici non rientrano nell’Ecobonus.
L’Ecobonus è l’agevolazione dedicata agli interventi di risparmio energetico: isolamento, infissi, pompe di calore e — questi sì — i pannelli solari termici, quelli che scaldano l’acqua.
Il fotovoltaico, che produce elettricità, viaggia su un altro binario: il Bonus Casa, cioè la detrazione per il recupero del patrimonio edilizio prevista dall’articolo 16-bis del Testo unico delle imposte sui redditi.
Nella pratica, oggi, le due agevolazioni hanno le stesse percentuali, quindi chi sbaglia nome non ci rimette soldi. Ma cambiano gli adempimenti e la documentazione da conservare, e vale la pena saperlo prima di firmare.
Quanto si recupera nel 2026
Le aliquote in vigore quest’anno sono due, e la differenza tra l’una e l’altra non dipende dal tipo di impianto ma da chi paga e su quale casa.
50% se l’intervento riguarda l’abitazione principale e la spesa è sostenuta dal proprietario o da chi ha un diritto reale di godimento sull’immobile.
36% in tutti gli altri casi: seconde case, immobili diversi dalla prima casa, situazioni in cui chi paga non ha quel titolo.
Il tetto di spesa è di 96.000 euro per unità immobiliare, e il recupero avviene in dieci quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi.
Un esempio concreto. Impianto da 15.000 euro sulla prima casa: detrazione complessiva 7.500 euro, cioè 750 euro all’anno di IRPEF in meno per dieci anni.
C’è poi un vantaggio che molti dimenticano di contare: sull’acquisto di pannelli, inverter e batterie si applica l’IVA agevolata al 10% anziché al 22.
Tre errori che costano
Il primo riguarda il tetto. I 96.000 euro non sono un plafond dedicato al fotovoltaico: sono condivisi con tutti gli altri interventi di ristrutturazione agevolati sulla stessa unità immobiliare nello stesso anno. Chi ha già rifatto il bagno e gli infissi deve fare i conti con quello che resta.
Il secondo riguarda la potenza. La detrazione non spetta per impianti superiori a 20 kW, e nemmeno per impianti più piccoli che non siano posti al servizio dell’abitazione.
Il terzo riguarda la capienza. Sconto in fattura e cessione del credito non esistono più: si paga tutto, si recupera in dieci anni, e serve avere IRPEF sufficiente a capienza. Chi ha un’imposta annua inferiore alla quota detraibile perde la differenza.
Le batterie, invece, sono una buona notizia: i sistemi di accumulo si detraggono con la stessa aliquota dell’impianto, a condizione che siano collegati a un impianto al servizio dell’immobile.
Perché il 31 dicembre conta davvero
E arriviamo alla domanda iniziale: adesso o dopo?
Secondo la normativa oggi in vigore, dal 1° gennaio 2027 le aliquote scendono. Il 50% dell’abitazione principale diventa 36%, e il 36% degli altri immobili diventa 30%.
Su un impianto da 15.000 euro significa passare da 7.500 a 5.400 euro di detrazione. Duemilacento euro di differenza per aver pagato una fattura a gennaio anziché a dicembre.
Vale la regola di cassa: conta la data del pagamento, non quella dell’inizio dei lavori né quella della fine. Chi salda entro il 31 dicembre 2026 si blocca l’aliquota più alta.
C’è anche un secondo gradino, più in là: dal 2028 il tetto di spesa scende da 96.000 a 48.000 euro.
E se poi il governo proroga tutto?
È lo scenario che tiene in sospeso parecchi preventivi, e va raccontato per quello che è.
Nella maggioranza c’è un pressing per rinviare il taglio al 2028, congelando per un altro anno il 50% e il 36%. Circola anche un’ipotesi più generosa: portare al 65% la detrazione per i soli interventi di efficientamento energetico — infissi, pompe di calore, isolamento, solare termico, building automation — lasciando il 36% per gli altri immobili. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, nella scorsa primavera, ha indicato la proroga come percorribile solo se si trovano le risorse.
Ma qui serve chiarezza: non esiste alcun testo normativo. Non sono definiti aliquote, beneficiari, lavori ammessi né coperture. Finché la legge di Bilancio 2027 non viene scritta e approvata, l’unico dato certo resta quello già in vigore, cioè la riduzione dal 1° gennaio.
Tradotto per chi deve decidere: scommettere su una proroga significa rischiare quattordici punti percentuali su un impianto che si paga comunque per intero.
Le domande che si fanno tutti
I pannelli fotovoltaici rientrano nell’Ecobonus?
No. Rientrano nel Bonus Casa, la detrazione per il recupero edilizio. Nell’Ecobonus rientrano invece i pannelli solari termici.
Quanto si detrae nel 2026?
Il 50% se l’impianto è sull’abitazione principale e la spesa è sostenuta dal proprietario o dal titolare di un diritto reale; il 36% negli altri casi. Tetto di 96.000 euro per unità immobiliare, recupero in dieci anni.
Le batterie di accumulo sono detraibili?
Sì, con la stessa aliquota dell’impianto, purché collegate a un impianto al servizio dell’immobile.
Esistono ancora lo sconto in fattura o la cessione del credito?
No. Resta soltanto la detrazione in dieci quote annuali, che richiede capienza IRPEF.
Cosa cambia dal 2027?
Con le regole attuali le aliquote scendono al 36% per l’abitazione principale e al 30% per gli altri immobili. Una proroga è allo studio ma non è stata approvata.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






