Liliana Segre aveva chiesto l’unanimità. Non è arrivata a marzo in Senato e non arriverà adesso.
Il disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo approda oggi, venerdì 2 ottobre, nell’Aula di Montecitorio per la discussione generale. Il voto che lo trasformerà in legge è atteso entro metà mese, appena la Camera avrà chiuso la partita sulla legge elettorale.
Il testo uscito mercoledì dalla commissione Affari costituzionali è identico a quello già votato dal Senato. Nessuna altra lettura, nessun rimpallo: quando l’Aula si pronuncia, è fatta.
Un’opposizione che non vota compatta
Le crepe si erano viste tutte già il 4 marzo, quando Palazzo Madama aveva approvato con 105 sì, 24 no e 21 astenuti.
Contrari Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Favorevoli, oltre al centrodestra, Italia Viva, Marco Lombardo di Azione e cinque senatori delle Autonomie.
E poi il Partito democratico, che si è spaccato in due. Ventuno senatori su trentasei si sono astenuti; sei hanno votato a favore seguendo Graziano Delrio, che ha spiegato la scelta parlando della necessità di rompere il silenzio della cultura democratica sul tema e dicendo di non voler lasciare questa battaglia alla destra.
In commissione alla Camera, mercoledì, i dem hanno adottato una terza linea ancora: non partecipare al voto.
Il contenuto, in cinque articoli
Il cuore sta nel primo.
L’Italia recepirebbe la definizione operativa di antisemitismo formulata il 26 maggio 2016 dall’assemblea plenaria dell’IHRA, l’alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto. Antisemitismo come “una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti”, manifestata a parole o fisicamente verso persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni comunitarie, i luoghi di culto.
Insieme alla definizione entrano anche i relativi indicatori, che il testo considera necessari per applicare la legge. Tenete a mente questo passaggio, perché è l’unico su cui si litiga davvero.
Lo stesso articolo mette nero su bianco una clausola di salvaguardia: libertà di critica politica, di espressione del pensiero, di riunione e di associazione restano intatte, nel rispetto dei principi costituzionali.
Il resto costruisce un’architettura di politiche pubbliche. Una Strategia nazionale contro l’antisemitismo. Un Coordinatore nazionale incaricato di elaborarla, collocato presso la Presidenza del Consiglio. E da lì a scendere: iniziative in scuole e atenei, seminari, attività di ricerca, aggiornamento per docenti, Forze armate, forze dell’ordine, carriera prefettizia, magistratura, momenti formativi dentro associazioni e realtà sportive. Tutto a invarianza di spesa.
Nessun reato nuovo
È il punto che viene frainteso più spesso, quindi va detto chiaramente: il provvedimento non introduce pene.
La proposta originaria, depositata nel gennaio 2024 dal capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, prevedeva anche il divieto di manifestazioni e un apparato sanzionatorio. Entrambi sono caduti lungo l’iter parlamentare, che nel frattempo ha assorbito altre sei proposte di maggioranza e opposizione — tra cui quelle di Lucio Malan, Maurizio Gasparri, dello stesso Delrio e di Mariastella Gelmini.
Sul punto la relatrice al Senato è stata netta: gli strumenti repressivi ci sono già, c’è la legge Mancino.
Dove si litiga
Chi sostiene il ddl ragiona così: avere uno standard internazionale già riconosciuto significa avere un metro univoco per riconoscere il fenomeno, monitorarlo e contrastarlo, invece di discutere ogni volta da capo su cosa sia antisemitismo. Fratelli d’Italia ha rivendicato anche la decisione di non allargare il perimetro ad altre forme di discriminazione, per la specificità storica che la questione ha in Italia.
Chi lo contesta non attacca la definizione in sé, ma gli indicatori allegati. Uno in particolare, quello che richiama l’uso di due pesi e due misure verso Israele. Trasferirlo in una legge dello Stato, secondo questa lettura, rischia di rendere contestabile la critica politica a un governo straniero.
La senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino l’ha definita un’equiparazione tra antisemitismo e antisionismo, e un errore storico. Il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia ha ricordato che già nel 2021 oltre duecento studiosi avevano messo per iscritto le loro riserve su quella definizione.
Anche Amnesty International si è espressa, giudicando preoccupante che ogni misura prevista dalla legge resti agganciata alla definizione IHRA, indicatori compresi.
Fuori dal Parlamento
Dopo il voto di marzo, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane aveva parlato di una vittoria che riguarda tutta la società civile e non la sola comunità ebraica, definendo la convergenza — pur più stretta di quella sperata — un segnale inequivocabile.
Dall’altra parte, nelle ultime settimane sono circolate lettere aperte firmate da accademici e organizzazioni non governative, e a inizio settembre si sono tenute manifestazioni in diverse piazze italiane.
Cosa succede adesso
Oggi la discussione generale. Poi la legge elettorale, che occupa il calendario d’Aula fino all’8 ottobre. Poi il voto finale.
Se passa, e i numeri dicono che passerà, l’Italia diventa uno dei primi Paesi europei a scrivere in una legge una definizione di antisemitismo mutuata da uno standard internazionale.
Le domande che si fanno tutti
Il ddl antisemitismo è già legge?
No. Approvato dal Senato il 4 marzo e dalla commissione Affari costituzionali della Camera il 30 settembre. Manca il voto dell’Aula, atteso nella prima metà di ottobre.
Introduce nuovi reati?
No, non prevede sanzioni penali. Divieto di manifestazioni e apparato sanzionatorio erano nella proposta iniziale e sono stati eliminati.
Cos’è la definizione IHRA?
È la definizione operativa di antisemitismo adottata nel 2016 dall’alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, con una serie di indicatori applicativi che il ddl recepisce insieme a essa.
Perché le opposizioni non votano allo stesso modo?
Il nodo sono gli indicatori: una parte del centrosinistra teme che comprimano la critica politica, mentre altri settori dell’opposizione hanno scelto di sostenere il testo.
Cosa cambia in concreto?
Nascono una Strategia nazionale e un Coordinatore nazionale presso Palazzo Chigi, con programmi di formazione in scuole, università, forze dell’ordine, magistratura, pubblica amministrazione e sport.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






