Cerreto Bio compie 50 anni: cosa significa fare biologico prima che il prodotto arrivi sullo scaffale

Serena Comito

Cerreto Bio compie 50 anni: cosa significa fare biologico prima che il prodotto arrivi sullo scaffale

Quando Cerreto nasce, nel 1976, il biologico italiano non è ancora il mercato strutturato che conosciamo oggi. L’azienda parte in Emilia-Romagna lavorando erbe, spezie, legumi, cereali e preparati vegetali. La scelta di concentrarsi sui prodotti biologici certificati arriva alla fine degli anni Novanta, quando il settore è ancora lontano dalla diffusione raggiunta negli anni successivi.

Oggi, a cinquant’anni dalla nascita, Cerreto lavora a Gattatico, nel cuore della Food Valley emiliana, in uno stabilimento di circa 5.000 metri quadrati con otto linee dedicate alla miscelazione e al confezionamento. Il catalogo è cresciuto fino a comprendere sedici linee di prodotti biologici, tra referenze a marchio Cerreto e produzioni per la marca del distributore.

La storia dell’azienda permette però di osservare soprattutto come sia cambiato il significato stesso della parola “biologico”. Quando la scelta era ancora di nicchia, essere certificati rappresentava già un elemento fortemente distintivo. Oggi la certificazione resta il presupposto, ma da sola non racconta tutto il lavoro che esiste prima della confezione.

Il biologico comincia molto prima dell’etichetta

Per Cerreto costruire un prodotto biologico significa partire dalla materia prima e tenere insieme fornitori, controlli, formulazioni e processi produttivi. È una filiera nella quale la conformità non viene verificata soltanto sul prodotto finito, ma deve accompagnare ciò che accade prima che quel prodotto raggiunga lo scaffale.

È proprio su questo punto che l’azienda insiste maggiormente: il rischio, quando il biologico diventa familiare al consumatore, è ridurlo a una parola stampata sulla confezione. Dietro quella parola, invece, ci sono verifiche, documentazione, analisi e scelte di approvvigionamento che il cliente normalmente non vede.

Cerreto ha provato a rendere una parte di questo percorso direttamente consultabile. Scansionando il QR Code presente sulla confezione, il consumatore può raggiungere un sito dedicato e, inserendo il lotto del prodotto, accedere alle relative analisi di laboratorio.

È un dettaglio operativo, ma rende concreta un’idea che nel settore alimentare viene spesso evocata in modo generico: la trasparenza.

Dalle materie prime ai prodotti per la cucina quotidiana

Anche il modo di innovare è cambiato. Cerreto è partita da categorie essenziali come erbe, spezie, cereali, legumi e semi. Nel tempo ha affiancato a queste materie prime mix, zuppe, preparati e referenze pensate per entrare più facilmente nella cucina di tutti i giorni, comprese alcune proposte gluten free.

Il punto non è moltiplicare i prodotti semplicemente per inseguire ogni nuova tendenza alimentare. L’obiettivo dichiarato è mantenere ingredienti e utilizzi riconoscibili, cercando allo stesso tempo di rispondere a consumatori che chiedono maggiore praticità e che hanno meno tempo da dedicare alla preparazione dei pasti.

È un equilibrio tutt’altro che secondario. Un alimento biologico può rispettare tutti i requisiti previsti e restare comunque lontano dalle abitudini reali delle persone se è complicato da utilizzare, poco comprensibile o percepito come destinato soltanto a un pubblico specialistico.

Da alternativa a scelta quotidiana

In cinquant’anni Cerreto ha visto il biologico passare da settore quasi pionieristico a presenza stabile nella grande distribuzione.

Anche il consumatore è cambiato. Oggi non chiede soltanto se un prodotto sia biologico: guarda gli ingredienti, cerca informazioni sull’origine, confronta formati e vuole capire meglio cosa distingue una proposta dall’altra.

Per chi produce, questo sposta il terreno della competizione.

L’etichetta “bio” non basta più, perché sugli scaffali esistono molte alternative certificate. Diventano quindi più importanti la continuità della filiera, la chiarezza delle formulazioni, la capacità di controllare il prodotto e quella di innovare senza renderlo irriconoscibile.

Dal 2015 Cerreto fa parte del Gruppo Fratelli Pagani. La produzione continua a essere concentrata a Gattatico e, secondo i dati aziendali, i prodotti raggiungono oggi oltre 2.000 punti vendita in Italia, accanto allo sviluppo sui mercati esteri.

Cinquant’anni dopo, la sfida è diversa

Il cinquantesimo anniversario arriva quindi in un momento molto diverso da quello delle origini. Nel 1976 il problema era costruire e far crescere un’impresa alimentare. Alla fine degli anni Novanta significava anche credere in un biologico che occupava ancora uno spazio limitato. Nel 2026 la sfida è spiegare perché, dentro un mercato ormai maturo, una filiera biologica debba continuare a essere riconoscibile e verificabile.

La storia di Cerreto mostra proprio questo passaggio. Prima il biologico era un elemento di rottura rispetto al mercato tradizionale; oggi deve dimostrare il proprio valore in mezzo a un’offerta molto più ampia.

E forse è qui che i cinquant’anni diventano qualcosa di più di una ricorrenza aziendale: raccontano il passaggio da un’epoca in cui bisognava convincere il consumatore a scoprire il biologico a una in cui il consumatore lo conosce già e pretende, giustamente, di capire cosa ci sia davvero dietro.