Le spiagge restano il cuore del turismo costiero italiano, ma non sono più sufficienti da sole a definire una destinazione.
Soggiorni più brevi, attenzione crescente a natura e benessere e un calendario turistico che tende ad allungarsi stanno spingendo gli operatori a ripensare il rapporto tra mare, territorio e servizi.
È il quadro tracciato da Marco Maurelli, presidente di FederBalneari Italia, che legge l’evoluzione del settore attraverso la prospettiva della Blue Economy: non soltanto attività balneare, ma un sistema nel quale turismo, ambiente, portualità, mobilità, cultura, servizi ed enogastronomia diventano parti della stessa offerta.
Una stagione che cambia forma
Secondo Maurelli, i dati complessivi del turismo italiano indicano oltre cinque milioni di presenze in più rispetto al 2025.
Il dato, sottolinea, va letto insieme a un cambiamento nelle abitudini: crescono i soggiorni brevi e itineranti e settembre assume un peso maggiore, anche in relazione alle temperature più elevate.
Per le destinazioni costiere significa superare l’idea di una stagione concentrata esclusivamente nei mesi centrali dell’estate.
La concorrenza internazionale si gioca sempre più sulla qualità complessiva dell’esperienza: accessibilità, servizi, sostenibilità e capacità di offrire motivi per raggiungere una località anche fuori dal periodo tradizionalmente balneare.
Destagionalizzare non significa soltanto tenere aperto più a lungo
Il punto centrale è proprio questo.
Allungare formalmente il calendario non crea automaticamente domanda. Servono esperienze e servizi capaci di dare una ragione concreta per scegliere il territorio in primavera, a settembre o nei mesi meno affollati.
FederBalneari indica tra i fronti di lavoro sostenibilità, accessibilità, digitalizzazione, transizione energetica e sicurezza.
Maurelli cita il Polo del Salvamento Italiano, sviluppato con FIPSAS per rafforzare formazione e competenze degli assistenti bagnanti, e la collaborazione con FIABA ETS sul tema dell’accessibilità al mare.
La logica è quella di una destinazione che funzioni come sistema.
Il singolo stabilimento può innovare, ma la capacità di attrarre visitatori durante l’anno dipende anche dal collegamento con borghi, entroterra, mobilità, cultura, natura ed enogastronomia.
Lignano Sabbiadoro e la pineta come infrastruttura turistica
Tra gli esempi indicati da FederBalneari c’è Lignano Sabbiadoro.
Qui la componente ambientale viene progressivamente integrata nell’offerta turistica, andando oltre la funzione paesaggistica della pineta.
Giorgio Ardito, delegato di FederBalneari per il Friuli Venezia Giulia, richiama in particolare un progetto scientifico sviluppato con l’Università di Udine che ha portato al censimento di oltre 7.000 alberi e all’avvio di un percorso di certificazione del verde urbano per la pineta costiera.
La prospettiva è trasformare il patrimonio verde in una vera infrastruttura per turismo e benessere, aprendo anche a esperienze legate al Forest Bathing e alla Forest Therapy.
Accanto a questo vengono citate pratiche di economia circolare come il recupero della sabbia raccolta durante la pulizia delle alghe, successivamente riutilizzata sul litorale, e il riuso delle attrezzature da spiaggia.
Dalla spiaggia al territorio
Il caso di Lignano rende concreta un’idea altrimenti facile da ridurre a slogan: la Blue Economy applicata al turismo non coincide con l’aggiunta di qualche servizio “green”, ma con una diversa organizzazione della destinazione.
Mare e spiaggia restano centrali, ma diventano il punto di partenza di un sistema più ampio.
Natura, cultura, benessere, sicurezza e servizi possono distribuire i flussi su periodi più lunghi e, nello stesso tempo, rendere il territorio meno dipendente dalle settimane di massima affluenza.
Dopo quindici anni di attività, FederBalneari Italia individua proprio in questa integrazione una delle direzioni per il futuro del turismo costiero: tutelare le caratteristiche naturali delle coste e trasformarle, senza consumarle, in una risorsa capace di generare occupazione e valore durante una parte più ampia dell’anno.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore





