L’autunno non è soltanto il momento in cui si raccolgono i frutti. È anche la stagione nella quale semi, alberi, orti e paesaggi mostrano quanto lavoro serva per conservare ciò che rischia di scomparire.
È attorno a questa idea che torna, sabato 10 e domenica 11 ottobre al Castello di Paderna, a Pontenure, in provincia di Piacenza, “I Frutti del Castello”, manifestazione nazionale dedicata a biodiversità, giardinaggio, agricoltura e cultura del territorio.
Quella del 2026 è la trentunesima edizione e porta come filo conduttore “Abbondanza prima del riposo”, immagine che richiama il momento in cui la natura concentra colori e raccolti prima della pausa invernale.
L’anteprima è fissata per giovedì 8 ottobre ai Musei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza, con la presentazione della manifestazione e una conferenza di Antonio Iommelli dedicata alla storia dei Farnese.
Frutti antichi e alberi veterani
Nel programma, la biodiversità non resta una parola astratta.
Una grande mostra pomologica curata da Marco Maffeo porta al centro varietà di frutti antichi recuperate e conservate nel tempo, mentre l’esperto Enzo Melegari racconta un lavoro di ricerca che in trent’anni ha permesso di recuperare centinaia di varietà di frutta.
Il tema degli alberi torna anche nella mostra “Arbor Maxima. Interviste ad alberi vetusti” di Tiziano Fratus, scrittore, poeta e fotografo che da oltre vent’anni percorre territori alla ricerca di alberi monumentali.
Domenica Fratus riprenderà questo percorso in un incontro dedicato agli alberi veterani e al modo in cui letteratura e fotografia possono cambiare lo sguardo sul bosco.
Agricoltura e clima, senza formule facili
Una parte degli incontri affronta direttamente il rapporto tra agricoltura e trasformazioni ambientali.
Sabato Sandro Cornali, tecnico sperimentatore dell’Azienda Agraria Sperimentale Stuard, parlerà di innovazione nelle colture orticole, mentre Tommaso Frioni dell’Università Cattolica di Piacenza entrerà nel tema della biodiversità viticola locale e dell’adattamento della vite alle sfide imposte dal cambiamento climatico.
Nel pomeriggio Stefano Di Lazzaro, direttore del Podere San Fiorano, userà invece Seneca come punto di partenza per riflettere su un giardinaggio contemporaneo sempre più spinto verso tempi e produzioni incompatibili con quelli naturali.
È un modo insolito ma concreto di affrontare un problema ormai evidente: coltivare e progettare il verde significa anche imparare a lavorare con temperature, disponibilità idrica e stagioni che cambiano.
I libri entrano nel giardino
L’edizione 2026 dà molto spazio anche ai libri.
Simone Siviero presenterà “A ogni pianta il suo nome”, dedicato alle radici linguistiche della nomenclatura botanica.
Ludovico Del Vecchio porterà invece “Cronache da un pianeta confuso tra illusione verde e speranza”, scritto con Francesco Ferrini, insieme al thriller botanico “Il segreto del noce santo”.
Domenica Paolo Grillo presenterà “I giganti silenziosi. Il Medioevo in dieci alberi”, utilizzando le specie arboree come chiave per leggere la vita sociale ed economica dell’Europa medievale.
Il castello diventa così qualcosa di più di uno spazio espositivo: libri, storia e botanica finiscono nello stesso percorso.
Imparare facendo
Molti appuntamenti sono costruiti come laboratori.
Si potrà osservare la tintura della lana di pecora cornigliese con erbe, frutti e fiori, imparare a innestare un pero, conoscere il fagiolo nuña delle Ande e partecipare a un laboratorio sensoriale dedicato alla pera nashi.
Anche i bambini avranno un programma specifico: semina di alberi, cavoli ornamentali da mettere a dimora, piccoli pasti per gli uccelli, giochi in legno e una biblioteca verde dedicata a piante e giardini.
La biodiversità, in questo modo, smette di essere un concetto da convegno e diventa qualcosa che si può toccare, piantare, assaggiare e osservare.
Dalla tavola alla memoria del territorio
Il cibo entra nel programma soprattutto come strumento per raccontare stagioni e territori.
Marco Maffeo accompagnerà una degustazione dedicata alle antiche varietà di mela; Maria Cristina Pasquali parlerà della nocciola; Monica Fornasari di Slow Food Piacenza ricostruirà invece un ricettario padano d’autunno fatto di orto, frutteto e vigneto.
Non si tratta soltanto di recuperare ricette.
Dietro molti di questi appuntamenti c’è il tentativo di conservare nomi, varietà e gesti agricoli che rischiano di sparire quando una coltivazione viene abbandonata o sostituita.
Un castello per guardare la natura con più attenzione
“I Frutti del Castello” mette insieme discipline che normalmente vivono separate: agronomia, botanica, storia, musica, cucina, letteratura e giardinaggio.
Sabato il programma si chiuderà con un ascolto guidato dell’“Autunno” di Vivaldi con il musicologo Alessandro Maria Carnelli; domenica Antonio Iommelli porterà invece il tema dell’abbondanza naturale dentro la pittura barocca.
In mezzo ci sono alberi, semi, libri, laboratori, frutti quasi dimenticati e domande molto contemporanee su clima e sostenibilità.
L’abbondanza evocata dal titolo dell’edizione non sembra quindi coincidere semplicemente con l’avere di più.
Assomiglia piuttosto alla capacità di riconoscere ciò che esiste già, prima che diventi raro.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






