Walfredo della Gherardesca morto a Donoratico: addio al conte che contese al Comune le terre di famiglia

Daniela Devecchi

Walfredo della Gherardesca morto a Donoratico: addio al conte che contese al Comune le terre di famiglia

Il conte Walfredo Tedice della Gherardesca è morto la sera del 29 settembre a Marina di Donoratico. Aveva 89 anni. Esponente della storica famiglia toscana, aveva legato il proprio nome anche a una lunga battaglia giudiziaria contro il Comune di Castagneto Carducci: una controversia nata da contratti ottocenteschi e arrivata fino alla Cassazione.

La notizia della scomparsa è stata resa pubblica nella mattinata di oggi, 30 settembre. Il conte viveva a Villa Margherita, sul litorale di Donoratico, in un territorio nel quale la storia dei della Gherardesca si intreccia da secoli con quella dei borghi, delle campagne e delle proprietà agricole.

Da Torino alla costa toscana

Nato a Torino il 3 gennaio 1937, Walfredo portava anche il secondo nome Tedice, riportato negli atti ufficiali. La sua biografia si inserisce in uno dei numerosi rami della casata, le cui vicende hanno attraversato la storia di Pisa e della Toscana.

I documenti relativi al patrimonio familiare menzionano la madre, Antonia d’Oncieu de la Batie, e il fratello Guido Novello. Legami che compaiono anche nelle ricostruzioni delle divisioni ereditarie alla base del successivo contenzioso sui terreni.

Lascia tre figli, una figlia nata dal primo matrimonio e altri due dalle seconde nozze. Era cugino del conte Gaddo della Gherardesca e aveva rapporti di parentela con le famiglie Antinori e Incisa della Rocchetta.

La disputa sui terreni di Donoratico

A portarlo all’attenzione delle cronache fu soprattutto una domanda rimasta al centro di decenni di procedimenti: quali obblighi sopravvivevano agli antichi accordi con cui la sua famiglia aveva concesso le terre alla comunità locale?

Le origini della vicenda risalivano a due contratti, stipulati il 9 gennaio 1849 e il 23 giugno 1852. Le concessioni riguardavano un’estensione originaria complessiva di circa 759 ettari. Una superficie da distinguere dalle porzioni successivamente interessate dalle singole rivendicazioni e dalle trasformazioni della proprietà.

Negli atti, quegli accordi erano descritti come concessioni in livello, legate all’enfiteusi. Il conte contestava il mancato versamento dei canoni e la validità di alcune operazioni attraverso le quali i terreni erano stati affrancati. Chiedeva, secondo le diverse domande presentate, la restituzione dei fondi, il pagamento delle somme rivendicate o il risarcimento dei danni.

Si trattava delle richieste avanzate nel giudizio, sullo sfondo di una situazione patrimoniale modificatasi nel corso delle generazioni. La documentazione richiamava infatti successioni, divisioni ereditarie e passaggi intervenuti molto tempo dopo gli accordi originari.

Il passaggio in Cassazione nel 2022

La controversia contro l’amministrazione comunale arrivò al suo passaggio conclusivo nel settembre 2022. La pronuncia della Cassazione numero 27519, pubblicata il 20 settembre, chiuse quel giudizio per difetto di legittimazione.

Il nodo riguardava il soggetto contro cui erano state indirizzate le pretese. Per farle eventualmente valere, il conte avrebbe dovuto agire nei confronti dei singoli titolari interessati, identificando le antiche porzioni di terreno e ricostruendone la corrispondenza con le particelle catastali e gli utilizzatori contemporanei.

Era questo uno degli aspetti più complessi della vicenda: collegare accordi della metà dell’Ottocento a un territorio nel frattempo profondamente cambiato. La conclusione della causa contro il Comune non equivaleva a una confisca delle proprietà del conte, ma riguardava quello specifico procedimento.