Verona, morta Silvia Bernardocchi: la moglie di Giancarlo Perbellini aveva 57 anni e affrontava un colangiocarcinoma

Daniela Devecchi

Verona, morta Silvia Bernardocchi: la moglie di Giancarlo Perbellini aveva 57 anni e affrontava un colangiocarcinoma

Silvia Bernardocchi, moglie dello chef Giancarlo Perbellini, è morta nella mattinata di mercoledì 30 settembre 2026. Aveva 57 anni e da circa due anni affrontava un colangiocarcinoma, un tumore delle vie biliari. Commercialista veronese, aveva accompagnato il marito nelle scelte imprenditoriali e trasformato la propria esperienza di paziente in un impegno per le persone colpite dalla stessa malattia.

Il suo nome era legato alla crescita del gruppo Perbellini e alla Fondazione Colangiocarcinoma ETS, della quale era vicepresidente. Due attività diverse, entrambe parte della sua vita: da una parte il lavoro, con le responsabilità economiche e le decisioni sui ristoranti; dall’altra il sostegno a chi, dopo una diagnosi, si trova a cercare informazioni, cure e punti di riferimento.

Silvia Bernardocchi, il lavoro e le scelte condivise con Perbellini

Nata a Verona l’11 febbraio 1969, Bernardocchi risultava iscritta all’albo professionale cittadino dal marzo 1992. La sua attività era legata allo studio Bernardocchi associati.

Accanto a Giancarlo Perbellini aveva assunto un ruolo importante anche nello sviluppo delle attività di ristorazione, occupandosi degli aspetti economici e contribuendo alle decisioni imprenditoriali. La sua presenza emergeva nei racconti pubblici dello chef e nei ringraziamenti del gruppo, che la definiva «compagna di vita e di lavoro».

Il rapporto con il progetto gastronomico del marito aveva trovato spazio persino nella proposta del ristorante. Tra i percorsi degustazione di Casa Perbellini 12 Apostoli figurava infatti “Io e Silvia”: una dedica personale inserita nell’esperienza offerta agli ospiti.

Quando, nel novembre 2024, arrivò la terza stella Michelin, Perbellini condivise con lei il riconoscimento. Silvia lo raggiunse sul palco durante la premiazione, in un momento che segnava un passaggio decisivo nella carriera dello chef e nella storia del ristorante veronese.

Il racconto della malattia e l’intervento a Padova

Silvia Bernardocchi aveva scelto di parlare pubblicamente della malattia nel dicembre 2025. Il suo racconto ripercorreva l’inizio degli accertamenti: durante una vacanza, un episodio l’aveva insospettita e convinta a ripetere un’ecografia, nonostante un precedente esame non avesse mostrato problemi.

Dal nuovo controllo era emersa la necessitĂ  di approfondire. Era quindi arrivata la diagnosi di colangiocarcinoma e, successivamente, il percorso di cura a Padova.

Aveva affrontato un intervento durato circa dodici ore, nel quale le era stato asportato il 60 per cento del fegato. Parlando di quella fase, aveva riassunto il valore delle cure ricevute con poche parole: «Padova mi ha salvato la vita».

Era una testimonianza resa nel 2025, dopo l’operazione. Al centro delle sue riflessioni c’erano soprattutto le difficoltà incontrate all’inizio: capire a chi rivolgersi, trovare informazioni attendibili e raggiungere un centro con esperienza nella patologia.

Quella necessità di orientamento avrebbe assunto un peso crescente nel suo impegno pubblico. Il percorso personale diventava così anche un’occasione per richiamare l’attenzione sulle esigenze quotidiane dei pazienti e delle loro famiglie.

La Fondazione e il sostegno a chi riceve una diagnosi

Silvia Bernardocchi era vicepresidente della Fondazione Colangiocarcinoma ETS, presieduta da Giorgia Scognamiglio e con il professor Enrico Gringeri nel ruolo di presidente onorario.

La nascita dell’organizzazione aveva seguito due passaggi: il 22 aprile 2025 era stato costituito il comitato preparatorio. Il 4 giugno 2025 la Fondazione era stata ufficialmente istituita.

Tra i suoi obiettivi figurano il finanziamento della ricerca, la diffusione delle conoscenze sulle patologie delle vie biliari e l’assistenza alle persone che devono affrontare un percorso di cura. L’attività comprende ascolto e orientamento, insieme alla collaborazione con medici, ricercatori e istituzioni.

Per Bernardocchi questo impegno aveva un’origine concreta. Conosceva le domande che accompagnano una diagnosi e le difficoltà organizzative che possono aggiungersi alla malattia. Il sostegno alle famiglie riguardava anche aspetti pratici, come gli spostamenti necessari per raggiungere i luoghi di cura.

La sua esperienza era stata condivisa anche nell’ambito delle iniziative pubbliche della Fondazione, portando la voce di una paziente accanto a quella degli specialisti.

L’iniziativa di Santa Lucia nei ristoranti del gruppo

Nel dicembre 2025, l’impegno solidale aveva coinvolto anche le attività del gruppo Perbellini. Per il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, era stata annunciata la destinazione di una parte degli incassi dei ristoranti alla Fondazione Colangiocarcinoma.

La ricorrenza, particolarmente sentita a Verona, era stata scelta per accompagnare la raccolta fondi con un’attività di sensibilizzazione. L’obiettivo era far conoscere una patologia della quale Silvia stessa aveva sperimentato la scarsa notorietà e sostenere il lavoro a favore dei pazienti.

La partecipazione dei locali collegava così l’attività imprenditoriale della coppia al progetto assistenziale e scientifico seguito da Bernardocchi.