Vendere di più, entrare in nuovi mercati e difendere i margini mentre energia e adempimenti continuano a pesare.
È il quadro che emerge da un questionario promosso da UnionAlimentari – Confapi tra 26 aziende associate, chiamate a indicare criticità, cambiamenti nei consumi, vincoli normativi e priorità per i prossimi dodici mesi.
Il campione è circoscritto e non pretende di rappresentare l’intero comparto alimentare italiano, ma restituisce una fotografia utile delle pressioni che una parte delle PMI sta affrontando.
Energia e burocrazia restano in cima alle criticità
Alla domanda sulle principali difficoltà aziendali, l’80% delle imprese coinvolte indica energia e costi di produzione.
Seguono burocrazia e adempimenti, segnalati dal 60%, mentre il 40% cita sia la difficoltà nel reperire personale sia la riduzione dei margini.
L’aumento dei costi delle materie prime e la normativa raccolgono ciascuno il 20%.
Il dato più netto, quindi, non riguarda una singola materia prima o la concorrenza, ma il costo complessivo di tenere in funzione l’impresa e di gestirne gli obblighi.
Nelle risposte aperte tornano infatti il caro energia, i carburanti e i trasporti, i costi degli imballaggi e la necessità di costruire basi organizzative abbastanza solide da assorbire variazioni economiche e geopolitiche continue.
Il consumatore guarda prima di tutto al prezzo
Sul fronte della domanda, l’80% del campione rileva una maggiore attenzione al prezzo.
Il 40% segnala una riduzione dei consumi, ma la stessa percentuale osserva una maggiore attenzione alla qualità, una ricerca di prodotti innovativi e una sensibilità più forte alle promozioni.
L’origine italiana e la richiesta di prodotti più sostenibili vengono indicate dal 20%.
Per le aziende significa muoversi su un equilibrio poco comodo: contenere il prezzo senza smettere di lavorare su qualità e innovazione.
Il questionario non dice quale strategia sia vincente, ma mostra con chiarezza che la convenienza economica è diventata una variabile centrale nelle decisioni di acquisto percepite dalle imprese intervistate.
Normativa ambientale e adempimenti: il peso delle regole
È sul capitolo normativo che le percentuali diventano ancora più nette.
Tutte le aziende del campione, il 100%, indicano la normativa ambientale tra gli aspetti che incidono maggiormente sull’attività.
L’80% segnala burocrazia e adempimenti; etichettatura, packaging e imballaggi e sicurezza alimentare sono indicati dal 60%.
Tracciabilità ed export con relativa normativa doganale arrivano al 40%.
Non è un rifiuto delle regole in quanto tali.
Le risposte aperte mettono piuttosto l’accento sul rischio che la complessità amministrativa rallenti investimenti e sviluppo.
Per una PMI, infatti, ogni nuovo obbligo richiede tempo, competenze e risorse che devono convivere con produzione, vendite e innovazione.
La risposta delle imprese passa dall’estero
Se il mercato interno è più sensibile al prezzo e i costi restano elevati, molte aziende guardano fuori dai confini nazionali.
L’80% dichiara di stare valutando o di avere già intrapreso lo sviluppo di nuovi mercati esteri; il 60% punta ad ampliare la distribuzione in Italia, mentre il 40% indica il rafforzamento dei mercati esteri già presidiati, l’ingresso in nuovi canali di vendita e lo sviluppo dell’e-commerce.
La stessa direzione emerge dagli investimenti: nuovi mercati ed export sono indicati dall’80% delle imprese.
Innovazione di prodotto, innovazione dei processi, digitalizzazione, automazione e riduzione dei costi raccolgono ciascuna il 60%, mentre organizzazione e formazione si fermano al 40%.
Nei prossimi dodici mesi la parola chiave è vendere
Quando la domanda si sposta sulla priorità principale per i prossimi dodici mesi, il 100% del campione indica l’aumento delle vendite.
L’80% punta a ridurre i costi e migliorare i margini e la stessa quota considera prioritario entrare in nuovi mercati.
Il 60% vuole rafforzare l’export; il 40% indica lo sviluppo di nuovi prodotti e il rafforzamento dell’organizzazione aziendale.
Innovazione e sostenibilità sono indicate dal 20%.
È una gerarchia che racconta bene il momento: prima viene la capacità di sostenere economicamente la crescita, poi gli altri obiettivi.
Anche gli investimenti tecnologici sembrano essere letti soprattutto come strumenti per rendere processi e organizzazione più efficienti, non come esercizi di innovazione fini a se stessi.
Una PMI più organizzata per un mercato meno prevedibile
Le risposte libere raccolte da UnionAlimentari – Confapi convergono su alcuni temi: competitività, innovazione tecnologica, nuovi mercati, organizzazione interna, costi e burocrazia.
Una delle esigenze ricorrenti è riuscire a investire e svilupparsi senza lasciare che gli adempimenti assorbano energie sproporzionate; un’altra è trovare nuovi sbocchi commerciali per compensare la pressione sui margini.
Il questionario non descrive un settore fermo.
Al contrario, mostra imprese che stanno cercando di reagire con export, digitalizzazione, automazione e innovazione di prodotto e di processo.
Il problema è farlo mentre aumentano le variabili da controllare.
Per le PMI alimentari coinvolte nell’indagine, la sfida sembra quindi essere meno astratta di quanto suggeriscano molte formule sul futuro del food: continuare a crescere, vendere e innovare senza perdere sostenibilità economica e capacità organizzativa.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






