Massimo “Max” Parisi ha alle spalle 35 anni di attività radiofonica tra informazione, sport e intrattenimento, ha lavorato per importanti network nazionali prima di approdare a Radio Monte Carlo.
Chi è Max Parisi
Massimo, noto professionalmente come Max, è speaker radiofonico e giornalista con una carriera iniziata alla fine degli anni Ottanta.
Nato a Siena nel ’68, cresce a Cuneo, dove si è trasferito a due anni. E’ in seconda elementare quando il suo modo di leggere ad alta voce attira l’attenzione della maestra, che lo fece ascoltare al dirigente scolastico per una voce che ricordava quella di un telegiornale.
Nel 1989 entra nel mondo della radio, occupandosi inizialmente di calcio e pallavolo a Cuneo. Da lì inizia un percorso che lo porta prima a Torino e poi a Milano.
Dagli esordi ai grandi network
Il percorso di Parisi è legato anche al giornalismo, infatti ha raccontato di aver iniziato con radiocronache calcistiche e servizi sulla pallavolo, per poi ampliare il proprio ruolo fino all’intrattenimento e alla conduzione. Un capitolo significativo è quello al Milan Channel, dove è stato per oltre cinque anni una delle voci ufficiali.
L’arrivo a Radio Monte Carlo
Cinque anni fa Parisi entra nella squadra di Radio Monte Carlo, presentato come voce capace di muoversi tra intrattenimento, informazione e attualità. A marzo di quest’anno l’emittente inserisce, sotto sua conduzione, nel programma una finestra informativa realizzata con Tgcom24, con breaking news, rassegna stampa, meteo e traffico.
La diagnosi
Secondo il racconto della moglie Louise, pubblicato nella raccolta fondi organizzata dalla famiglia, i primi segnali non hanno portato immediatamente alla diagnosi. Nel maggio di due anni fa viene individuato un tumore al pancreas.
Parisi affronta un percorso che comprende chemioterapia, intervento chirurgico e radioterapia. Dopo la prima fase la famiglia ritiene che la malattia sia stata trattata con successo, ma un controllo di routine modifica il quadro: il tumore è arrivato al fegato. Ricomincia quindi un percorso oncologico con ulteriori trattamenti.
La svolta dell’estate 2026
Il 28 luglio 2026, riferisce la famiglia, i medici comunicano che le terapie fino a quel momento utilizzate non stanno più funzionando e che non sono disponibili ulteriori opzioni standard.
Inizia una ricerca internazionale: il fratello Alessandro segue le possibilità in Italia, la moglie Louise negli Stati Uniti. Tra le terapie considerate c’è il daraxonrasib, poi commercializzato negli USA come Rasonque.
Il 26 agosto 2026 la Food and Drug Administration approva Rasonque, a base di daraxonrasib, per adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che abbiano ricevuto almeno una precedente terapia sistemica o che non siano candidabili a una terapia sistemica combinata. Non si tratta quindi di un farmaco destinato genericamente a tutti i pazienti con tumore al pancreas, ma a una specifica popolazione.
Che cos’è Rasonque
Rasonque è un inibitore di RAS, proteina coinvolta nei meccanismi di crescita tumorale. Secondo la FDA, nel principale studio clinico randomizzato su 500 adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattato, il farmaco ha prodotto una sopravvivenza globale mediana di 13,2 mesi, rispetto ai 6,7 mesi con la chemioterapia standard nello studio.
I costi: disumani
L’accesso ha una grande barriera: il costo. La famiglia dichiara nella raccolta fondi che una fornitura di 30 giorni di Rasonque è stata quotata 42.082,80 dollari. A questa cifra si aggiungono visite, esami, viaggi tra Italia e Stati Uniti, alloggio, trasporti e altre spese connesse alla permanenza. La famiglia precisa di non disporre di un’assicurazione sanitaria americana.
La raccolta fondi: la sola speranza
Per affrontare i costi è stata aperta su GoFundMe la raccolta “Una nuova cura, una nuova possibilità per Max”, organizzata dalla moglie Louise. La famiglia spiega che il denaro sarà destinato a spese direttamente legate alle cure: farmaco, visite, esami, viaggi, alloggio, trasporti, traduzione della documentazione medica e rimborso delle spese mediche e di viaggio già sostenute e documentate.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
Perché l’informazione è la libertà di un popolo. Ed é nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertà.
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