LELLA Biomed: una nuova era della fotoferesi

Serena Comito

LELLA Biomed: una nuova era della fotoferesi

Nelle tecnologie biomedicali la luce non è soltanto uno strumento per vedere. Può diventare una variabile da controllare, misurare e utilizzare all’interno di processi biologici sempre più precisi.

È da questo principio che prende forma LELLA Biomed, progetto di ricerca e sviluppo che lavora sull’evoluzione dei sistemi fotoattivi attraverso fotonica, sensoristica e gestione dei dati.

Il punto centrale non è semplicemente produrre luce, ma riuscire a definire quale lunghezza d’onda utilizzare, con quale intensità, per quanto tempo e con quale dose effettivamente erogata.

Variabili che diventano decisive quando l’obiettivo è rendere un processo più misurabile e ripetibile.

Lunghezze d’onda differenti per protocolli differenti

Uno degli elementi distintivi indicati dal progetto è l’impiego di lunghezze d’onda differenziate.

L’obiettivo è sviluppare una piattaforma capace di non essere vincolata a un solo schema di utilizzo, ma di supportare più protocolli attraverso una gestione controllata della sorgente luminosa.

La luce smette quindi di essere considerata come un semplice comando acceso-spento.

Diventa un parametro del processo.

La possibilità di modificarne le caratteristiche apre la strada allo studio di protocolli differenti e a un utilizzo più controllabile della componente fotoattiva.

Il controllo della dose diventa parte del processo

Uno dei problemi tecnici più rilevanti nei sistemi basati sull’interazione tra luce e materia biologica è conoscere con maggiore precisione la dose realmente erogata.

LELLA Biomed lavora proprio su questo aspetto.

L’integrazione tra sorgenti luminose, sensoristica e gestione dei dati punta a rendere più controllabile ciò che avviene durante il processo e a fornire informazioni utili per verificarne la ripetibilità.

L’obiettivo è superare una logica nella quale il trattamento viene definito soltanto attraverso parametri impostati a monte, introducendo invece un controllo più preciso delle condizioni effettive di utilizzo.

Verso una nuova frontiera della fotofarmacologia

Il progetto guarda anche alla fotofarmacologia, campo di ricerca nel quale la luce viene studiata come strumento per controllare o modulare processi legati all’azione di sostanze fotoattive.

È una prospettiva che amplia il significato stesso della piattaforma.

Non più soltanto un apparecchio associato a un singolo protocollo, ma un sistema di ricerca potenzialmente adattabile a condizioni e applicazioni differenti attraverso la gestione delle lunghezze d’onda e della dose.

È proprio questa flessibilità a rappresentare uno degli aspetti sui quali il progetto intende concentrare lo sviluppo sperimentale.

Dalla ricerca universitaria all’impresa

Alle spalle di LELLA Biomed c’è STE – Sanitizing Technologies and Equipments S.r.l., realtà nata come spin-off dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo.

L’origine accademica è un elemento importante del progetto perché colloca lo sviluppo tecnologico all’interno di un percorso che parte dalla ricerca e prova a trasferire competenze scientifiche verso applicazioni industriali.

Il passaggio dalla ricerca al prodotto, però, richiede necessariamente sperimentazione, verifiche e validazione.

È proprio su questo punto che occorre mantenere una distinzione chiara tra potenzialità tecnologica e risultato già dimostrato.

Il progetto è ancora in fase di ricerca e sviluppo

LELLA Biomed non deve essere raccontato come un dispositivo già disponibile per un impiego clinico consolidato.

Il progetto è ancora in una fase di ricerca e sviluppo e alcune delle ipotesi più rilevanti devono essere verificate sperimentalmente.

Come precisato dal team:

“La tesi di maggior rilievo necessita ancora di un’opportuna dimostrazione sperimentale e i relativi test prenderanno avvio a breve”.

È una precisazione fondamentale.

Nell’innovazione biomedicale, infatti, una soluzione tecnologicamente promettente non coincide automaticamente con un’efficacia clinica dimostrata.

Tra le due fasi esistono sperimentazione, validazione, verifiche scientifiche e percorsi regolatori che non possono essere sostituiti dal semplice sviluppo dell’apparecchiatura.

Rendere la luce una variabile misurabile

È forse questo il punto più interessante di LELLA Biomed.

La fotoferesi viene affrontata non soltanto dal punto di vista della sorgente luminosa, ma come un processo nel quale lunghezza d’onda, dose, sensori e dati devono poter dialogare.

L’ambizione è ottenere una piattaforma più controllabile, capace di supportare differenti protocolli e di produrre informazioni utili alla ricerca.

Il risultato finale resta ancora da verificare sperimentalmente.

Ma la direzione è chiara: trasformare la luce da elemento semplicemente erogato a variabile tecnologica misurata e governata.

Ed è proprio nella possibilità di controllare meglio ciò che avviene durante il processo che si gioca una parte importante della ricerca futura sulla fotoferesi e sulla fotofarmacologia.