L’azienda l’aveva costruita con suo padre. È stato suo padre a trovarlo, lunedì mattina, e a chiamare i soccorsi.
Andrea Baraldo aveva 42 anni ed era il presidente del consiglio di amministrazione della Torneria DueB di via Apollo XI, a Santa Maria di Zevio. È morto sul posto di lavoro, schiacciato da un macchinario, intorno alle 9.30 del 28 settembre.
Cosa deve stabilire lo Spisal
La dinamica, al momento, non è nota.
In via Apollo sono arrivati i carabinieri del Nucleo radiomobile di San Bonifacio e gli ispettori dello Spisal, il servizio di prevenzione, igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Ulss 9 Scaligera. Sono loro a doverla ricostruire, insieme alla verifica sul rispetto delle norme di sicurezza.
Nell’azienda sono stati eseguiti tutti i rilievi utili. La ditta è rimasta chiusa per l’intera giornata.
Nessuna responsabilità è stata accertata: gli accertamenti sono appena cominciati.
Una piccola impresa di famiglia
La DueB è una società a responsabilità limitata che si occupa di officina meccanica, tornitura di precisione e carpenteria metallica. La struttura è quella tipica dell’artigianato veneto: pochi addetti, lavorazioni conto terzi, un capannone in una zona industriale.
L’aveva fondata Andrea insieme al padre Daniele, che della società fa parte.
Baraldo viveva ad Albaredo d’Adige. Era sposato e aveva due figli piccoli.
Il motocross, l’altra vita
Fuori dal capannone c’era una passione precisa, e non da dilettante della domenica.
Baraldo correva in motocross da molti anni, a livelli di un certo rilievo. In questa stagione aveva disputato il campionato italiano AMA over 40 con il Ktm No Fears Team.
Nel mondo delle gare del Nordest era una faccia conosciuta, e nelle ore successive alla notizia sono arrivati i primi messaggi di piloti e team.
Mille morti in nove mesi
Quello di Santa Maria di Zevio arriva in un anno che ha già superato una soglia pesante.
A metà settembre il numero di persone morte in Italia mentre stavano lavorando aveva superato quota mille dall’inizio del 2026. Secondo l’analisi di Vega Engineering, società di consulenza sulla sicurezza, nei primi sette mesi dell’anno il Veneto ha contato 66 infortuni mortali, tre più del 2025. Dieci di questi nella provincia di Verona.
C’è poi il dato che descrive la quotidianità, meno visibile dei decessi ma altrettanto eloquente: nella sola provincia scaligera l’Inail ha registrato una media di 41 denunce di infortunio al giorno.
L’ultimo caso mortale nel Veronese risaliva a poco più di due settimane fa, a Villafontana di Bovolone, dove aveva perso la vita un uomo di 63 anni.
Le reazioni sindacali
Dalla Cgil di Verona è arrivata la presa di posizione di Raffaello Fasoli, della segreteria con delega a salute e sicurezza, che ha espresso sdegno e vicinanza ai familiari e ha richiamato un principio: che si tratti di una piccola torneria, di una grande fabbrica o di un cantiere, le norme di sicurezza vengono prima di qualsiasi logica produttiva.
Per la Cisl ha parlato il segretario Giampaolo Veghini, che ha chiesto accertamenti rapidi e trasparenti da parte di Spisal, Ispettorato del lavoro e autorità giudiziaria, aggiungendo che una cosa è però già chiara: «non è accettabile morire di lavoro».
Il sindacato ha insistito sul punto che la sicurezza non è un costo né un adempimento formale, e che non deve esistere alcun compromesso tra salute e reddito.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






