Il Reddito di cittadinanza torna nell’agenda politica, questa volta con la formula “Reddito 2.0”. Gli iscritti del Movimento 5 Stelle hanno approvato la proposta di rivedere profondamente i sostegni contro la povertà introdotti dopo la fine del precedente sussidio. Il consenso è stato netto: 38.290 voti favorevoli, pari al 97,8% dei partecipanti al quesito.
L’esito della consultazione consegna a Giuseppe Conte un mandato da portare al confronto con gli alleati della coalizione progressista. Per le famiglie, però, non scatta alcun cambiamento immediato. Il voto riguarda un indirizzo programmatico: non stabilisce nuovi pagamenti, non apre domande e non modifica da solo le prestazioni erogate dall’INPS.
Che cosa prevede il Reddito 2.0
La proposta compare nel documento dei venti punti elaborato al termine del percorso partecipativo Nova – Parola all’Italia. È inserita nel capitolo dedicato al lavoro e alla protezione sociale, accanto a interventi su salari, occupazione, genitorialità e tutele.
Il bersaglio della revisione è individuato con precisione: Assegno di inclusione, conosciuto come ADI, e Supporto per la formazione e il lavoro, il SFL. Il Movimento propone di ripensare entrambi gli strumenti per correggerne le carenze e le inefficienze.
Resta invece aperta l’architettura della riforma. Il documento non chiarisce se le due prestazioni debbano confluire in un unico sostegno oppure mantenere una distinzione, con regole e destinatari differenti. Non contiene nemmeno una formula di calcolo dell’eventuale nuovo assegno.
La denominazione richiama una delle battaglie più riconoscibili dei Cinque Stelle. Il contenuto approvato, tuttavia, non consente di parlare di una semplice riattivazione del vecchio Reddito di cittadinanza con le condizioni precedenti.
Il voto degli iscritti e il passaggio agli alleati
La consultazione si è svolta dalle 14 del 18 settembre alle 14 del 20 settembre 2026, durante la fase conclusiva di Nova, culminata nell’appuntamento di Milano del 19 e 20 settembre.
Sul quesito relativo al Reddito 2.0 si sono espressi 39.153 iscritti. Ai 38.290 favorevoli si contrappongono 863 contrari, pari al 2,2%.
Il dato misura il consenso interno alla proposta. Non rappresenta una rilevazione sull’opinione pubblica nazionale, né una deliberazione delle Camere.
La finalità del voto era esplicita: autorizzare il presidente del Movimento a sottoporre le proposte agli alleati. Il passaggio successivo è quindi politico. L’inserimento nel programma comune richiede un’intesa sul contenuto, mentre l’eventuale attuazione dovrà affrontare il nodo delle risorse e della disciplina normativa.
Il sostegno degli iscritti rafforza la posizione negoziale del M5S, ma non equivale all’accettazione della misura da parte dell’intera coalizione.
Importi e ISEE: i dettagli che ancora mancano
Quanto varrebbe il nuovo beneficio? Quali famiglie potrebbero ottenerlo? Nel testo programmatico queste domande non trovano ancora una risposta numerica.
Non sono indicati l’importo mensile, la soglia ISEE, i limiti patrimoniali o la durata dell’erogazione. Mancano inoltre una definizione dettagliata della platea e le condizioni di compatibilità con eventuali redditi da lavoro.
Anche il rapporto fra sostegno economico e obblighi di attivazione resta da precisare. Il richiamo al SFL segnala che la revisione investirebbe pure la formazione e l’inserimento lavorativo, ma non permette di anticipare regole su frequenza dei corsi, offerte di impiego o decadenza dal beneficio.
Un altro punto riguarda le coperture. Per il Reddito 2.0 non viene quantificato uno stanziamento specifico nel passaggio del programma dedicato alla misura. Senza platea, importi e durata, manca del resto il quadro necessario per determinarne il costo complessivo.
Attribuire oggi al progetto una cifra mensile certa significherebbe aggiungere un elemento che il documento approvato non contiene.
ADI e SFL restano il riferimento per i beneficiari
Nel frattempo, il sistema vigente continua a poggiare sull’Assegno di inclusione e sul Supporto per la formazione e il lavoro. Le due prestazioni hanno sostituito il precedente impianto del Reddito e della Pensione di cittadinanza, entrando in funzione rispettivamente a gennaio 2024 e a settembre 2023.
I dati INPS riferiti a giugno 2026, pubblicati il 3 agosto, restituiscono le dimensioni degli interventi. In quel mese l’ADI ha raggiunto 690 mila nuclei familiari, con un importo medio erogato di 672 euro. Per il SFL, i beneficiari in pagamento sono stati 84.304.
Sono valori riferiti alle misure esistenti. In particolare, i 672 euro rappresentano una media degli assegni effettivamente erogati: non costituiscono né una somma uguale per tutti né l’importo del progetto pentastellato.
Le novità dell’Assegno di inclusione già introdotte nel 2026
La discussione sul Reddito 2.0 si inserisce in un sistema che ha già subito modifiche. Per l’ADI, nel 2026, è stato eliminato il mese di sospensione previsto tra un ciclo di erogazione e il successivo, secondo le condizioni stabilite per il rinnovo.
L’INPS ha chiarito che il beneficio mantiene una durata iniziale massima di 18 mesi, con rinnovi di 12 mesi. La prima mensilità del rinnovo viene corrisposta nella misura del 50% dell’importo spettante.
Queste disposizioni hanno effetti concreti sulla continuità del sostegno. Appartengono alla normativa dell’ADI e seguono un percorso distinto dall’iniziativa approvata a Nova.
Per chi riceve già una prestazione, il riferimento rimane dunque la disciplina applicabile alla propria domanda.
Le domande sul possibile nuovo sostegno
È già possibile chiedere il Reddito di cittadinanza 2.0?
La consultazione del M5S non ha istituito una procedura di accesso. Non contiene moduli, scadenze o istruzioni per presentare domanda.
Chi riceve l’ADI passerà automaticamente alla nuova misura?
Non è previsto un meccanismo di trasferimento nel documento approvato. Eventuali disposizioni transitorie dipenderanno dal contenuto di una futura riforma.
È stata fissata una data di partenza?
No. Il programma non indica una decorrenza del beneficio.
Il confronto si sposta ora sulla possibilità di trasformare un impegno politico in un progetto definito. Destinatari, finanziamento e rapporto con il lavoro saranno i punti decisivi: da quelle scelte dipenderà la distanza fra il nome “Reddito 2.0” e il sostegno che potrebbe arrivare alle famiglie.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






