Il corpo di Carlo Acutis è incorrotto? Cosa c’è nella teca di Assisi

Serena Comito

Il corpo di Carlo Acutis è incorrotto? Cosa c'è nella teca di Assisi

La risposta è no. E a darla non è stato un giornale scettico né un debunker: è stato il vescovo di Assisi, con una nota ufficiale, sei anni fa.

Vale la pena raccontare come andò, perché è una di quelle storie in cui la Chiesa ha smentito un miracolo che le veniva attribuito, e lo ha fatto nel giro di ventiquattr’ore.

Ottobre 2020: la teca si apre e parte il passaparola

Il 1° ottobre 2020, ad Assisi, viene aperta al pubblico la tomba di Carlo Acutis. Mancano dieci giorni alla beatificazione e il santuario decide di rendere il corpo visibile ai fedeli fino al 17 del mese.

Le immagini fanno il giro del mondo in poche ore. Un ragazzo in tuta, jeans e scarpe da ginnastica, il volto disteso, l’aspetto di uno che dorme. Quattordici anni dopo la morte.

Sui social, e poi su parecchie testate, la parola comincia a circolare da sola: incorrotto.

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La nota del vescovo, il giorno dopo

Il 2 ottobre il vescovo Domenico Sorrentino diffonde sul sito della diocesi una precisazione che non lascia margini interpretativi.

L’esumazione canonica si era svolta il 23 gennaio 2019, nel cimitero di Assisi, in preparazione della traslazione al Santuario della Spogliazione. In quell’occasione, scrive il vescovo, il corpo fu trovato «nel normale stato di trasformazione proprio della condizione cadaverica».

Nessuna incorruttibilità, quindi. Semplicemente, essendo trascorsi pochi anni dalla sepoltura, le parti del corpo si trovavano ancora nella loro connessione anatomica: un dato di conservazione compatibile con il tempo passato, non un fenomeno straordinario.

Cosa è stato fatto al corpo

Da qui in avanti la nota diventa tecnica, e spiega quello che i fedeli vedono oggi dietro il vetro.

Per poter esporre il corpo alla venerazione, spiega la diocesi, sono state impiegate le tecniche di conservazione e di integrazione che si usano abitualmente per i corpi di beati e santi destinati all’ostensione. Non un’eccezione, dunque, ma una prassi con secoli di storia alle spalle.

L’intervento più visibile riguarda il viso: è stata realizzata e applicata una maschera in silicone che ricostruisce i tratti del ragazzo sulla base delle fotografie scattate in vita. La maschera non sostituisce il volto, si sovrappone ai resti sottostanti.

È esattamente il motivo per cui, guardando la teca, si ha l’impressione di un quindicenne addormentato.

Un’ultima informazione contenuta nella stessa nota riguarda il cuore: con uno specifico trattamento è stato possibile recuperarlo come reliquia, poi utilizzata il giorno della beatificazione.

Chi l’ha fatta, quella maschera? Non si sa

Un dettaglio che spesso viene cercato e non viene trovato: il nome della persona o del laboratorio che ha realizzato la ricostruzione non è mai stato reso pubblico.

Non è una reticenza costruita ad arte. Nei procedimenti ecclesiastici di questo tipo l’identità degli esecutori tecnici resta abitualmente fuori dai documenti diffusi, e nel caso di Acutis la diocesi non ha fatto eccezione. L’esumazione, in ogni caso, fu seguita da personale incaricato dalla diocesi insieme a professionisti con competenze mediche.

Cosa significa davvero “corpo incorrotto”

Qui conviene fare un chiarimento che vale ben oltre questo caso.

Nella tradizione cattolica si parla di incorruttibilità quando un corpo, a distanza di molti anni e in assenza di trattamenti conservativi, non presenta i segni della decomposizione. Sono casi rari, discussi, spesso spiegabili con le condizioni del luogo di sepoltura: temperatura, umidità, tipo di terreno, composizione della bara.

Soprattutto: non è un criterio di canonizzazione. La Chiesa non ha mai richiesto un corpo integro per proclamare santo qualcuno, e nel percorso di Carlo Acutis la questione non ha avuto alcun peso. Quello che ha contato sono state le virtù eroiche riconosciute nel 2018 e i due miracoli attribuiti alla sua intercessione.

Perché l’equivoco continua a girare

Sono passati sei anni dalla nota di Sorrentino, e la voce non si è fermata.

Il motivo è abbastanza intuitivo: una fotografia viaggia più veloce di un comunicato, e quell’immagine è potente. Ogni volta che la storia di Acutis torna in primo piano — la beatificazione nel 2020, la canonizzazione del 7 settembre 2025, ora il ventennale della morte — l’immagine ricomincia a circolare e con essa la didascalia sbagliata.

Vale la pena tenere a mente che tra le due versioni, quella che ridimensiona il prodigio l’ha scritta la Chiesa. Chi continua a parlare di miracolo, in questo caso, sta contraddicendo la diocesi che custodisce il corpo.

Le domande che si fanno tutti

Il corpo di Carlo Acutis è incorrotto?
No. La diocesi di Assisi ha chiarito nel 2020 che all’esumazione del 23 gennaio 2019 il corpo si presentava nel normale stato di trasformazione cadaverica.

Allora cosa si vede nella teca?
Il corpo trattato con le tecniche di conservazione impiegate abitualmente per i santi esposti alla venerazione, con il volto ricostruito mediante una maschera in silicone modellata sulle fotografie scattate in vita.

Il volto è vero o è una maschera?
È una maschera in silicone che si sovrappone ai resti. Non li sostituisce.

La Chiesa ha mai parlato di miracolo a proposito del corpo?
Mai. Anzi, è stata la diocesi a smentire pubblicamente la notizia dell’incorruttibilità appena cominciò a circolare.

L’incorruttibilità serve per diventare santi?
No. Non è un requisito previsto. La canonizzazione si fonda sul riconoscimento delle virtù eroiche e sui miracoli attribuiti all’intercessione.