Chi era David Rossi, il manager di Mps: la commissione esclude il suicidio, oggi le simulazioni al Foro Italico

Serena Comito

Chi era David Rossi, il manager di Mps: la commissione esclude il suicidio, oggi le simulazioni al Foro Italico

In una palestra universitaria a Roma, stamattina, c’era una finestra. Costruita apposta, delle stesse identiche misure di quella dell’ufficio al terzo piano di Rocca Salimbeni. E c’era un atleta dei carabinieri con la corporatura di David Rossi, che ha provato a riprodurre i movimenti di un uomo che cerca di reagire.

Sono passati tredici anni e mezzo dal 6 marzo 2013. E per la prima volta chi indaga su quella morte sta provando a ricostruirla fisicamente, ipotesi per ipotesi: un aggressore, due, tre. Vittima cosciente, vittima incosciente.

Il risultato preliminare, comunicato oggi, è netto.

Chi era David Rossi

Partiamo da lui, perché in mezzo alle perizie il nome rischia di diventare un’etichetta.

David Rossi era nato a Siena il 2 giugno 1961, nella contrada della Lupa. Laureato in Lettere moderne con indirizzo di storia dell’architettura, giornalista professionista, dal 2006 era il responsabile dell’Area comunicazione del gruppo Monte dei Paschi di Siena.

Non era un incarico tecnico e basta. Nel 2013 la banca più antica del mondo stava attraversando la fase peggiore della propria storia: il peso dell’acquisizione di Antonveneta, i derivati Santorini e Alexandria, la richiesta di aiuti pubblici allo Stato. Rossi era l’uomo che doveva raccontare tutto questo a correntisti, azionisti e giornali.

Dieci giorni prima di morire era stato perquisito nell’ambito dell’inchiesta sulla banca. Non era indagato.

Aveva 51 anni. Il 6 marzo 2013 precipitò dalla finestra del suo ufficio, nel vicolo Monte Pio.

Due archiviazioni e tredici anni di dubbi

Le prime indagini si chiusero con una parola: suicidio. Il caso venne archiviato, poi archiviato una seconda volta.

Ma nel fascicolo restarono elementi che nessuno riuscì mai a spiegare fino in fondo. Il tempo trascorso tra la caduta e la prima chiamata ai soccorsi. Alcune lesioni sul corpo che non sembravano riconducibili all’impatto. Le immagini delle telecamere del vicolo. E un carteggio di email scambiate con l’amministratore delegato Fabrizio Viola nei giorni immediatamente precedenti, in cui si faceva riferimento a un argomento delicato mai chiarito del tutto.

Nel 2021 il Parlamento istituì una prima commissione d’inchiesta, bicamerale, presieduta da Pierantonio Zanettin. Tra i membri esperti c’erano Carlo Nordio, il giornalista Davide Vecchi e il criminologo Silvio Ciappi. I lavori si chiusero senza ribaltare nulla: una perizia lasciava aperta l’ipotesi del suicidio, pur rilevando anomalie. Le procure decisero di non riaprire.

La svolta del 3 marzo 2026

La seconda commissione, questa volta composta solo da deputati, si è insediata il 5 marzo 2024 sotto la presidenza di Gianluca Vinci, di Fratelli d’Italia.

Ha lavorato per due anni: quarantadue riunioni plenarie, trentatré audizioni, sopralluoghi negli uffici della banca, visite in carcere per ascoltare detenuti che avevano parlato del caso.

Poi, il 3 marzo 2026, la relazione intermedia. Approvata all’unanimità, cosa che in una commissione parlamentare non capita spesso, e ancor meno su una vicenda così politicamente carica.

Il documento esclude definitivamente il suicidio.

A pesare sono state due consulenze tecniche, firmate dal tenente colonnello del RIS Adolfo Gregori e dal medico legale Robbi Manghi. Secondo quelle perizie le lesioni ai polsi e al gomito sinistro sono compatibili con una dinamica di trazione e afferramento da parte di altre persone, coerente con il tentativo di trattenere Rossi e farlo rientrare. Anche la rottura dell’orologio andrebbe letta in quella chiave. Ulteriori lesioni al volto risulterebbero riportate pochi istanti prima della caduta.

La relazione è stata trasmessa alla procura di Siena, che ha aperto un nuovo fascicolo. È la terza volta.

Cosa hanno detto oggi i periti

Le simulazioni del Foro Italico servono a verificare se quella ricostruzione regge anche sul piano fisico.

Le prime indicazioni, secondo quanto riferito dai consulenti, vanno in una sola direzione. Manghi ha parlato di un’aggressione violenta, e ha aggiunto che difficilmente può essere stata opera di una persona sola, perché Rossi era cosciente ed era un uomo in forma. Gli aggressori sarebbero stati almeno due, se non tre.

L’ortopedico Marco Nigrisoli ha aggiunto un elemento che cambia la prospettiva sul movente: è possibile che l’intento iniziale non fosse uccidere. La sua ipotesi è quella di un processo avvenuto gradualmente, con lo scopo di intimidire.

Rossi, secondo questa ricostruzione, sarebbe stato tenuto appeso fuori dalla finestra, cosciente, e avrebbe tentato di aggrapparsi.

Vinci ha sintetizzato così: non un killer che spinge, ma una persona proiettata all’esterno e trattenuta. Resta da verificare la compatibilità con la posizione in cui il corpo venne poi trovato — e se la verifica confermerà, dice il presidente, la commissione è sulla strada giusta.

Per gli esiti definitivi servirà almeno un mese.

Il nodo tecnico che la famiglia continua a sollevare

C’è un ultimo aspetto, tecnico ma decisivo, che i familiari non smettono di sottolineare.

L’avvocato Carmelo Miceli, che li assiste, ha spiegato che le informazioni disponibili indicano un’iscrizione a modello 45, cioè il registro degli atti che non costituiscono notizia di reato. Per la famiglia è un problema, perché significa ripetere lo schema delle iscrizioni già avvenute negli anni senza che si arrivasse mai a indagati né a un processo.

La richiesta è che il fascicolo venga iscritto a modello 44, con un’ipotesi di reato. Tradotto in termini pratici: che qualcuno venga formalmente indagato per omicidio.

La figlia di Rossi, Carolina Orlandi, ha riassunto in una frase quello che resta da fare: la prossima tappa è scoprire perché, e per farlo bisogna capire chi abbia voluto quella morte.

Le domande che si fanno tutti

Chi era David Rossi?
Il responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, nato a Siena nel 1961 e morto il 6 marzo 2013 a 51 anni, precipitando dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni.

Era indagato nell’inchiesta su Mps?
No. Era stato perquisito dieci giorni prima della morte, ma non risultava iscritto nel registro degli indagati.

La commissione parlamentare ha stabilito che fu omicidio?
La relazione intermedia approvata all’unanimità il 3 marzo 2026 esclude il suicidio e prende atto dell’ipotesi omicidiaria. È una conclusione parlamentare, non una sentenza: l’accertamento delle responsabilità spetta alla magistratura.

Su cosa si basano le nuove conclusioni?
Su due perizie che indicano lesioni ai polsi e al gomito compatibili con un afferramento da parte di terzi, sulla rottura dell’orologio e su lesioni al volto risalenti a pochi istanti prima della caduta.

Le indagini sono state riaperte?
Sì. Dopo la trasmissione della relazione, la procura di Siena ha aperto un nuovo fascicolo. È la terza riapertura dopo due archiviazioni.