Chi è Noa Argamani, il volto simbolo del 7 ottobre: la prigionia, il blitz di Nuseirat, l’uomo che la portò via

Serena Comito

Chi è Noa Argamani, il volto simbolo del 7 ottobre: la prigionia, il blitz di Nuseirat, l'uomo che la portò via

Dieci secondi di video girati con un telefono. Una ragazza sul sellino posteriore di una moto, le braccia tese all’indietro verso il compagno che altri uomini stanno trascinando in direzione opposta, una frase urlata: non uccidetemi.

Quell’immagine ha fatto il giro del mondo nel giro di poche ore, il 7 ottobre 2023. La ragazza si chiama Noa Argamani e il suo nome è tornato in cima alle cronache in questi giorni, perché l’esercito israeliano sostiene di aver ucciso a Gaza l’uomo che guidava quella motocicletta.

Da Beer Sheva al festival nel deserto

Noa è nata a Beer Sheva il 12 ottobre 1997 ed è figlia unica di Yaakov e Liora Argamani.

La madre aveva una storia insolita: si chiamava Li Chunhong, veniva da Wuhan, in Cina, e aveva poi preso la cittadinanza israeliana. Un dettaglio che nei mesi successivi al rapimento avrebbe portato la vicenda sulle prime pagine dei giornali cinesi, con appelli rivolti anche a Pechino.

Dopo il servizio militare nella Marina israeliana, Noa si era iscritta alla Ben Gurion University del Negev, dove studiava sistemi informativi e ingegneria del software. Lì aveva conosciuto Avinatan Or, ingegnere di quattro anni più grande impiegato nella divisione che sviluppa chip per Nvidia. Vivevano insieme a Tel Aviv.

La mattina del 7 ottobre erano al festival Nova, nel deserto vicino al kibbutz di Re’im.

Le ore prima del rapimento

Non furono presi subito. Rimasero nascosti per diverse ore, mentre l’attacco andava avanti.

Riuscirono a condividere la propria posizione dai telefoni e ad avvisare amici e familiari. Il padre di Noa provò a chiamarli senza riuscirci; fu poi Avinatan a telefonargli, dicendo che stavano bene e promettendo di richiamare dieci minuti dopo.

L’ultimo messaggio di Noa visionato da NBC News è delle 10.27, in risposta a un’amica che le diceva di persone riuscite a fuggire in auto: non abbiamo una macchina. L’analisi delle ombre e della posizione del sole nel video del sequestro colloca la cattura più vicina a mezzogiorno che all’alba.

Duecentoquarantacinque giorni

Noa e Avinatan furono portati a Gaza separatamente. Da quel momento le loro prigionie non si sono più incrociate.

Nei primi tempi Noa fu detenuta insieme a due bambine, Hila Rotem ed Emily Hand, che all’epoca avevano dodici e otto anni e che sarebbero state rilasciate dopo cinquanta giorni. Poi apparve in due video diffusi da Hamas, nel gennaio e nel maggio del 2024, che tennero in vita la speranza della famiglia.

Nel frattempo sua madre stava morendo. Liora, malata di tumore al cervello, registrò un videomessaggio in cui diceva di non sapere quanto tempo le restasse e chiedeva soltanto di poter rivedere la figlia a casa. Scrisse lettere ai leader mondiali e si rivolse anche all’ambasciata cinese.

L’8 giugno 2024, Nuseirat

La liberazione arrivò con un’operazione delle forze speciali israeliane condotta in pieno giorno su due edifici del campo di Nuseirat, nel centro della Striscia.

Noa fu trovata in uno dei due, gli altri tre ostaggi nel secondo: Almog Meir Jan, ventuno anni, Andrey Kozlov, ventisette, e Shlomi Ziv, quaranta. Tutti presi al Nova Festival otto mesi prima.

L’operazione venne poi ribattezzata Arnon, dal nome del comandante israeliano Arnon Zamora, rimasto ucciso durante l’azione.

Il blitz provocò anche un numero elevato di vittime palestinesi nella zona, conteggiate in modo molto diverso dalle autorità sanitarie di Gaza e da quelle israeliane. È uno dei punti su cui le ricostruzioni delle due parti restano distanti.

Poche ore dopo, a Tel Aviv, Noa raggiunse la madre. Liora morì il mese successivo, a sessantuno anni.

Il ritorno pubblico e l’attesa di Avinatan

Nei mesi successivi Noa ha scelto di non sparire.

Il 25 febbraio 2025 ha parlato davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu, mostrando la fotografia del compagno e chiedendo un intervento internazionale per chi era ancora prigioniero. Ad aprile dello stesso anno il Time l’ha inserita nella lista delle cento persone più influenti dell’anno.

Avinatan Or, però, era ancora a Gaza. Dopo il video del 7 ottobre non era più comparso pubblicamente in alcuna immagine proveniente dalla Striscia. La sua prigionia è durata 738 giorni ed è finita il 13 ottobre 2025, con l’accordo che ha portato al rilascio degli ostaggi israeliani ancora in vita.

Chi era l’uomo alla guida della moto

Arriviamo all’ultimo capitolo, quello di questi giorni.

Sabato 26 settembre l’esercito israeliano e lo Shin Bet hanno colpito a Nuseirat, con un piccolo drone esplosivo, un uomo identificato come Saher Nidal Latfi Sakr. Secondo le autorità israeliane era lui a guidare la motocicletta su cui Noa venne portata verso Gaza.

Sempre secondo la ricostruzione dell’Idf, Sakr era affiliato a organizzazioni jihadiste attive nella Striscia, entrò in territorio israeliano durante l’assalto del 7 ottobre, avrebbe fornito armi ad Hamas nel corso del conflitto e negli ultimi tempi stava preparando nuovi attacchi insieme a uomini delle ali armate di Hamas e della Jihad islamica palestinese.

Si tratta di affermazioni delle autorità israeliane, non confermate da fonti indipendenti. All’operazione, riferiscono le stesse fonti, ha collaborato anche un reparto specializzato della polizia israeliana.

Noa Argamani, che il 12 ottobre compirà ventinove anni, non ha commentato pubblicamente.

Le domande che si fanno tutti

Chi è Noa Argamani?
Una cittadina israeliana nata a Beer Sheva nel 1997, rapita da Hamas al festival Nova il 7 ottobre 2023 e liberata l’8 giugno 2024. Il video del suo sequestro è una delle immagini più note di quella giornata.

Quanto tempo è rimasta prigioniera?
245 giorni, poco più di otto mesi.

Come è stata liberata?
Con un’operazione delle forze speciali israeliane a Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, insieme ad altri tre ostaggi presi allo stesso festival.

Cosa è successo al suo compagno Avinatan Or?
È rimasto prigioniero per 738 giorni ed è stato rilasciato il 13 ottobre 2025, nell’ambito dell’accordo sugli ostaggi ancora in vita.

Perché si parla di lei in questi giorni?
Perché l’esercito israeliano ha annunciato di aver ucciso a Gaza l’uomo che, secondo la sua ricostruzione, guidava la motocicletta su cui venne portata via il 7 ottobre.