Il Tesoro cambia schema. Per la prima volta da quando esiste, nel 2023, la famiglia dei BTP Valore non si presenta con un titolo solo: il collocamento di ottobre ne mette sul piatto due contemporaneamente, e il risparmiatore può prenderne uno, l’altro, o entrambi.
Le date sono fissate: da lunedì 19 a venerdì 23 ottobre 2026, con chiusura alle 13 dell’ultimo giorno e possibilità di chiusura anticipata, come sempre.
Due titoli, stessa durata, logiche opposte
La differenza tra i due sta tutta in una cosa: quando arrivano i soldi.
Il BTP Valore è quello che il pubblico conosce già. Durata cinque anni, cedole pagate ogni tre mesi e crescenti nel tempo secondo un profilo che il Tesoro comunicherà prima dell’emissione. Chi lo sottoscrive incassa qualcosa ogni trimestre, venti volte nell’arco del quinquennio.
Il BTP Valore Insieme è la novità. Stessa durata di cinque anni, ma nessuna cedola periodica: gli interessi vengono corrisposti in un’unica soluzione alla scadenza del titolo.
Il punto che conviene fissare bene è questo: il MEF ha precisato che i due titoli, pur essendo diversi nella frequenza dei pagamenti, all’emissione offriranno rendimenti finanziariamente equivalenti. Non è quindi una scelta tra un titolo che rende di più e uno che rende di meno. È una scelta tra due modi di incassare.
Chi dovrebbe guardare l’uno e chi l’altro
La distinzione ha conseguenze pratiche piuttosto nette.
Chi usa i titoli di Stato per integrare un’entrata — il pensionato che vuole un flusso periodico, chi ha una spesa fissa da coprire — trova nel BTP Valore classico quello che cerca: un incasso ogni tre mesi, programmabile.
Chi invece non ha bisogno di liquidità nel frattempo e punta ad accantonare per un obiettivo a cinque anni ha nel Valore Insieme uno strumento più lineare: niente cedole da reinvestire, niente decisioni da prendere ogni trimestre, tutto incassato alla fine.
C’è poi una terza strada, ed è quella che il Tesoro ha esplicitamente reso possibile: comprarli entrambi, dividendo la somma tra i due.
Le date da segnare prima del 19 ottobre
L’appuntamento che conta davvero, per chi vuole valutare l’investimento, non è il 19 ottobre ma venerdì 16 ottobre.
È il giorno in cui il MEF comunicherà i tassi cedolari minimi garantiti dei due titoli e i codici ISIN che li identificano. Prima di quella data qualsiasi conto sul rendimento è una supposizione.
Come nelle emissioni precedenti, i tassi annunciati sono minimi: al termine del collocamento potranno essere confermati oppure rivisti al rialzo, in base alle condizioni di mercato del giorno di chiusura. Mai al ribasso.
Nei prossimi giorni il Tesoro pubblicherà anche le FAQ, la Scheda Informativa del Titolo e la Nota Tecnica, dove compariranno tutti i dettagli dell’operazione.
Come si compra e quanto serve
Il taglio minimo è quello di sempre: 1.000 euro, e poi multipli.
L’acquisto è riservato ai risparmiatori individuali e si può fare in due modi. Dal proprio home banking, se è abilitato alle funzioni di trading online. Oppure allo sportello, in banca o all’ufficio postale dove si ha un conto corrente con deposito titoli.
Durante i giorni di collocamento il prezzo è alla pari, cioè cento, e non ci sono commissioni bancarie.
Fisco e vincoli
Sui titoli di Stato la tassazione è quella agevolata al 12,5%, contro il 26% che si applica ad azioni, fondi, ETF e obbligazioni societarie.
Ci sono poi due aspetti che spesso pesano quanto il rendimento. I titoli di Stato sono esenti dall’imposta di successione, e fino a 50.000 euro investiti restano fuori dal calcolo dell’ISEE, cosa che per molte famiglie incide su bonus, rette e agevolazioni.
Il capitale è garantito a scadenza. Il titolo può essere venduto anche prima, senza vincoli, ma alle condizioni di mercato del momento: se i tassi nel frattempo sono saliti, il prezzo può essere inferiore a quello di acquisto e si vende in perdita. È il rischio strutturale di qualunque obbligazione e vale anche qui.
Un prodotto che ha funzionato
Qualche numero per capire le dimensioni del fenomeno.
Al 30 giugno 2026 risultavano in circolazione BTP Valore per 112,62 miliardi di euro, pari al 4,14% di tutti i titoli di Stato italiani in circolazione, che alla stessa data ammontavano a 2.720,32 miliardi.
L’emissione precedente, quella di marzo, aveva durata sei anni, cedole trimestrali con meccanismo step-up 2+2+2, un premio finale dello 0,8% e tassi minimi garantiti al 2,5%, 2,8% e 3,5% per le tre fasi. Raccolse 16,22 miliardi.
Il contesto di mercato, però, è cambiato. Il rendimento del BTP decennale viaggia oggi intorno al 4,5% e le tensioni sui tassi sono tornate: sono proprio queste condizioni che determineranno i minimi garantiti annunciati il 16 ottobre.
Le domande che si fanno tutti
Quando si può sottoscrivere il nuovo BTP Valore?
Da lunedì 19 a venerdì 23 ottobre 2026, fino alle ore 13 dell’ultimo giorno, salvo chiusura anticipata.
Che differenza c’è tra BTP Valore e BTP Valore Insieme?
Entrambi durano cinque anni. Il primo paga cedole ogni tre mesi, crescenti nel tempo; il secondo corrisponde gli interessi in un’unica soluzione alla scadenza. Il MEF ha dichiarato che offriranno rendimenti equivalenti.
Quando si conoscono i tassi?
I tassi minimi garantiti e i codici ISIN saranno comunicati venerdì 16 ottobre 2026. Al termine del collocamento potranno essere confermati o alzati.
Qual è l’investimento minimo?
Mille euro, poi multipli di mille.
Si possono comprare tutti e due?
Sì. Il Tesoro ha previsto che i due titoli possano essere acquistati alternativamente o congiuntamente.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






