L’attenzione per gli studenti non si fermava al suono della campanella. Quando un ragazzo aveva bisogno di un aiuto in più, Annalina Manacorda gli dedicava tempo anche oltre l’orario delle lezioni. È questo uno dei ricordi lasciati dalla professoressa d’inglese delle scuole medie Mazzini, morta a 80 anni dopo una malattia.
Il decesso è avvenuto giovedì 24 settembre, nella sua abitazione di via delle Cantine. Durante il periodo della malattia le è stato accanto il marito, ricercatore al Cnr. La notizia ha raggiunto gli ex colleghi, gli alunni e le persone che avevano condiviso con lei interessi e attività : l’insegnamento, il canto corale, la lettura e quella passione per le arti che aveva accompagnato tutta la sua vita.
Alle Mazzini, l’impegno per gli studenti che avevano più bisogno
Manacorda aveva insegnato lingue straniere, in particolare inglese, alla scuola media Mazzini di Livorno, prima di andare in pensione.
Nel cordoglio dei colleghi emerge soprattutto un tratto del suo lavoro: la cura riservata agli alunni in difficoltà . Un impegno che poteva proseguire oltre le ore previste, con una disponibilità personale ricordata ancora oggi da chi aveva lavorato al suo fianco.
Non era soltanto una questione di preparazione nella materia. Per gli ex colleghi, il suo modo di insegnare comprendeva l’attenzione alle esigenze dei ragazzi e la volontà di dedicare energie anche alle situazioni più complesse. Il ricordo della docente resta legato a questa presenza, oltre che alle lezioni di inglese.
All’attività scolastica affiancava inoltre la beneficenza. Anche fuori dalle aule, dunque, trovava spazio l’impegno verso chi aveva bisogno di sostegno, senza che nelle testimonianze disponibili vengano indicate singole associazioni o iniziative.
La passione per il vernacolo condivisa con Daniela Lenzi
Accanto alle lingue straniere, nella sua storia trova posto anche il vernacolo livornese. Un interesse documentato da un episodio che risale all’inizio degli anni Ottanta, quando alle Mazzini insegnava anche Daniela Lenzi.
Le due colleghe avevano cominciato a scambiarsi parole, espressioni e modi di dire ascoltati nelle rispettive famiglie. Da quelle conversazioni prese forma una prima raccolta, che Lenzi avrebbe poi ampliato nel tempo attraverso altre testimonianze e letture.
Il percorso sarebbe confluito nel libro L’ABC del livornese alla riscoperta del vernacolo, firmato da Lenzi. Manacorda non ne era la coautrice, ma il suo nome compare nel racconto dell’origine di quel lavoro: una passione condivisa tra insegnanti, alimentata dai ricordi del linguaggio di casa.
È un aspetto meno conosciuto del suo profilo culturale. La docente d’inglese coltivava anche l’interesse per le espressioni della propria città , per quelle parole tramandate nelle conversazioni quotidiane che rischiavano, con il passare degli anni, di essere dimenticate.
Il canto nella corale Pietro Mascagni
La musica occupava un posto importante nella vita di Annalina Manacorda. Aveva partecipato alla corale Pietro Mascagni, legata alla storia dell’ultracentenaria Costanza e Concordia, che aveva assunto il nome del compositore livornese in suo omaggio.
Il talento musicale apparteneva anche alla tradizione della famiglia Giacomelli, nella quale era cresciuta. La partecipazione alla corale dava forma a una passione coltivata insieme ad altri, accanto alla professione e agli affetti familiari.
I suoi interessi comprendevano inoltre il cinema, i libri e le mostre. Il ritratto restituito da chi l’aveva conosciuta è quello di una donna di cultura, abituata a seguire forme d’arte diverse. La lettura e la musica, in particolare, affiancavano quell’amore per lo studio che aveva cercato di comunicare anche agli studenti.
Le radici livornesi e la famiglia Giacomelli
Nata a Livorno, aveva trascorso buona parte dell’infanzia in via Tacchinardi, luogo di ritrovo dei familiari del nonno, il dottor Enrico Giacomelli, figura conosciuta in città .
Era sorella di Paola Manacorda e di Paolo Emilio, già scomparso. Il legame con la famiglia e l’educazione alle arti fanno parte della sua storia personale, insieme alla lunga esperienza nella scuola.
Durante la malattia, della quale non è stata resa pubblica una diagnosi precisa, il marito l’aveva assistita quotidianamente. Nei ricordi di parenti, amici e colleghi torna anche il suo sorriso, descritto come dolce e affabile: il modo con cui accoglieva le persone, dagli alunni ai conoscenti.
L’ultimo saluto ai Lupi, poi la tumulazione a Bolsena
La salma è stata esposta da venerdì 25 settembre, a partire dalle 10.30, nelle salette del commiato della Svs al cimitero comunale dei Lupi.
Per la mattina di sabato 26 settembre, alle 10.30, era prevista una breve cerimonia di saluto, seguita dalla cremazione. Il programma comunicato prevede poi la tumulazione a Bolsena, nella tomba di famiglia.
A Livorno resta il ricordo di una lunga presenza nelle aule delle Mazzini. Tra le testimonianze degli ex colleghi, il particolare più concreto riguarda proprio il tempo offerto agli studenti: quelle ore dedicate ai ragazzi anche quando l’orario di scuola era già finito.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






