ilvia D’Amico Bendicò è morta nella notte. La produttrice, figlia di Suso Cecchi D’Amico e del musicologo Fedele D’Amico, aveva alle spalle una vita intera trascorsa sui set e negli uffici di produzione. A dare la notizia, oggi, è stata la Fondazione Franco Zeffirelli.
Era nata a Roma nel 1940. Sull’etĂ le notizie uscite nelle prime ore non coincidono: c’è chi scrive 85 anni e chi 86. Mancando una data di nascita completa verificata, è piĂą corretto lasciare aperta la questione. Non sono stati comunicati neppure il luogo e la causa della morte.
Chi era Silvia D’Amico Bendicò
Il cinema, nella sua famiglia, c’era da sempre.
La madre Suso Cecchi D’Amico ha scritto pagine fondamentali della cinematografia italiana. Il padre Fedele si occupava invece di musica. Poi i nonni: Silvio D’Amico, fondatore dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, ed Emilio Cecchi, scrittore e critico.
Una famiglia difficile da raccontare in poche righe.
Silvia, però, provò presto a costruire un percorso personale. Studiò filologia e letteratura russa all’UniversitĂ di Roma e al cognome D’Amico affiancò Bendicò, preso dal cane del principe di Salina de Il Gattopardo.
Una scelta singolare. E anche un modo per non presentarsi ogni volta soltanto come la figlia di Suso.
Il lavoro con Rossellini, Magni e Monicelli
Silvia D’Amico cominciò a lavorare nel cinema negli anni Sessanta. Fece esperienza nella scrittura e nella continuitĂ , poi la produzione diventò il suo mestiere principale.
Negli anni Settanta lavorò con Roberto Rossellini. Nel suo percorso troviamo Anno Uno, Il Messia e Concerto per Michelangelo.
Poi Luigi Magni.
Nel 1983 produsse “State buoni se potete”, con Johnny Dorelli. Due anni dopo arrivò “Le due vite di Mattia Pascal” di Mario Monicelli, con Marcello Mastroianni.
Basterebbero questi titoli per collocare la sua carriera in una stagione importante del nostro cinema. Ma non finisce qui.
Quando arrivò “Oci ciornie”
Nel 1987 Silvia D’Amico produsse “Oci ciornie” di Nikita Mikhalkov.
Il protagonista era ancora Mastroianni e la storia prendeva spunto dai racconti di Anton ÄŚechov. A Cannes l’attore vinse il premio per la migliore interpretazione maschile.
Qui c’è una coincidenza che vale la pena ricordare: Silvia aveva studiato letteratura russa molti anni prima. Si ritrovò così a lavorare a un film nato proprio dalle pagine di uno scrittore russo.
La scrittura con la madre Suso
Produzione e sceneggiatura, nella sua carriera, spesso si incontravano.
Nel 1981 Silvia lavorò a “Vita di Antonio Gramsci”. Tra gli autori c’era anche Suso Cecchi D’Amico.
Madre e figlia finirono quindi nello stesso progetto, questa volta dalla stessa parte della pagina.
Nel 1991 Silvia entrò anche nella giuria della Mostra del Cinema di Venezia. E continuò a lavorare a lungo. Il suo nome compare ancora nel 2022 tra i produttori de Gli anni belli.
Cosa si sa sulla morte
La Fondazione Franco Zeffirelli ha espresso il proprio cordoglio. Parole di conforto sono state rivolte alla sorella Caterina e alla famiglia.
Non si conosce, per ora, la causa del decesso.
Rimane la sua carriera. Lunga, piena di incontri e quasi sempre vissuta lontano dal centro della scena.
Rossellini, Monicelli, Magni, Mikhalkov. Nomi enormi. Silvia D’Amico aveva lavorato accanto a loro senza cercare il primo piano. Il suo posto era dietro il film, dove il film prende forma.
FAQ
Chi era Silvia D’Amico?
Era una produttrice e sceneggiatrice italiana, figlia di Suso Cecchi D’Amico e Fedele D’Amico. Era nata a Roma nel 1940.
Quand’è morta Silvia D’Amico?
La sua morte è stata annunciata venerdì 25 settembre 2026.
Dov’è morta Silvia D’Amico?
Il luogo del decesso non è stato comunicato nelle prime notizie sulla scomparsa.
Qual è la causa della morte?
La famiglia e le fonti che hanno annunciato la scomparsa non hanno reso pubblica la causa.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






