È morto Ilario Martella, il giudice pugliese che indagò sulla scomparsa di Emanuela Orlandi

Daniela Devecchi

È morto Ilario Martella, il giudice che indagò sulla scomparsa di Emanuela Orlandi

Per molti il suo nome porta subito a Emanuela Orlandi. Ma nella lunga carriera di Ilario Martella, morto oggi, c’è molto altro.

Martella è morto nell’ospedale di Civita Castellana, in provincia di Viterbo. Aveva 91 anni e si trovava ricoverato da due giorni per accertamenti. Sulla causa del decesso non sono state diffuse informazioni precise e, almeno per ora, questo è quanto è possibile dire.

Il caso Orlandi, però, lo aveva accompagnato fino agli ultimi anni. Non era diventato per lui soltanto un vecchio fascicolo. Nel 2024 ne aveva parlato ancora, pubblicamente, sostenendo una ricostruzione precisa e molto discussa di quanto sarebbe accaduto alla ragazza scomparsa in Vaticano nel giugno del 1983.

Chi era Ilario Martella

Martella era pugliese e svolse funzioni presso la Corte di Cassazione.

Da pubblico ministero si occupò anche dello scandalo Lockheed, vicenda politico-giudiziaria che scosse l’Italia negli anni Settanta. Poi arrivò il 1981 e un’inchiesta destinata a diventare enorme.

Gli spari contro Giovanni Paolo II

Il pomeriggio del 13 maggio 1981 Giovanni Paolo II venne sparato in piazza San Pietro.

Il Papa viene ferito. Ağca viene fermato. Ma chi c’era dietro l’attentatore? Aveva agito davvero da solo?

L’indagine sui possibili complici finì nelle mani di Martella. È in quel contesto che prese forma la famosa “pista bulgara”, con l’ipotesi di un coinvolgimento internazionale nell’attentato.

Martella, tuttavia, negli anni continuò a leggere diversi avvenimenti di quel periodo attraverso una chiave internazionale. Ed è qui che la sua storia professionale incrocia quella di Emanuela Orlandi.

Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, l’indagine di Martella

Roma, 1983. Due ragazze di 15 anni spariscono a poche settimane di distanza.

Mirella Gregori scompare il 7 maggio. Emanuela Orlandi il 22 giugno.

Emanuela è cittadina vaticana. Quel pomeriggio esce dalla scuola di musica e non torna a casa. Da allora il suo nome è al centro di uno dei casi irrisolti più conosciuti d’Italia.

Martella arrivò nell’inchiesta successivamente. Dal 1985 al 1990 fu il primo giudice istruttore dei casi Orlandi e Gregori, dopo il lavoro investigativo già svolto da Domenico Sica.

Ed è proprio su ciò che accadde alle due adolescenti che, molti anni più tardi, l’ex magistrato tornò a esporsi.

La sua convinzione era netta. Secondo Martella, per comprendere quelle sparizioni bisognava guardare fuori dall’Italia e tornare all’attentato contro Giovanni Paolo II.

Che cosa sosteneva Martella sul caso Orlandi

Su questo punto le parole vanno pesate, perché la ricostruzione di Martella non costituisce una verità giudiziaria accertata.

L’ex magistrato riteneva che le vicende di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori fossero inserite in un’operazione internazionale legata alle conseguenze dell’attentato al Papa.

Nella sua ricostruzione entravano i servizi segreti dell’Est europeo e la Stasi, il servizio di sicurezza della Germania Est. Martella riteneva inoltre che quanto accaduto alle ragazze fosse collegato alla cosiddetta pista bulgara sulla quale aveva lavorato durante l’inchiesta sull’attentato del 1981.

Una convinzione che non abbandonò con il passare del tempo.

Non è un particolare da poco: quando si parla del caso Orlandi, infatti, negli anni sono state avanzate piste molto diverse. Quella internazionale era la lettura alla quale Martella rimase legato.

Nel 2024 tornò davanti al Parlamento

Aveva ormai novant’anni quando, il 27 giugno 2024, Martella entrò nuovamente in una sede istituzionale per parlare di Emanuela e Mirella.

Questa volta davanti a lui c’erano i componenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

Una parte della sua audizione venne secretata.

Con lui c’era la figlia Anna Lisa Martella, ascoltata a sua volta dalla Commissione in seduta segreta.

Pensarci oggi restituisce la misura della durata di questa vicenda. Erano trascorsi più di quarant’anni dalle due sparizioni e il Parlamento stava ancora ascoltando uno dei magistrati che avevano avuto accesso diretto agli atti dell’inchiesta negli anni Ottanta.

Il libro e la sua ricostruzione su Emanuela

Pochi mesi dopo quell’audizione il nome di Martella tornò ancora al centro dell’attenzione.

Nel 2024 uscì “Emanuela Orlandi. Intrigo Internazionale. La verità che nessuno ha ancora raccontato sul mistero più oscuro della storia italiana”, libro nel quale l’ex giudice mise nero su bianco la propria lettura del caso.

Non era la prima volta che affidava a un volume il racconto delle sue indagini. Nel 2011 aveva pubblicato “13 maggio ’81: tre spari contro il papa”, dedicato proprio all’attentato a Giovanni Paolo II.

Nel libro su Emanuela, Martella tornava invece sul possibile legame tra la scomparsa della ragazza, quella di Mirella Gregori e ciò che era avvenuto dopo gli spari in piazza San Pietro.

Era la sua tesi. E tale deve restare quando la si racconta.

Perché, nonostante decenni di indagini, testimonianze e ipotesi, non esiste ancora una ricostruzione giudiziaria definitiva della sorte di Emanuela Orlandi.

Il caso Orlandi lo accompagnò fino agli ultimi anni

Martella non aveva smesso di occuparsi di quella stagione nemmeno in età avanzata.

Il suo nome compare anche nel volume di Gian Paolo Pelizzaro “1983. Mirella Gregori, Emanuela Orlandi e l’istruttoria del giudice Martella sull’attentato al Papa”, lavoro dedicato proprio all’intreccio tra le indagini sulle due ragazze e quelle sull’attentato a Giovanni Paolo II.

È forse questo l’aspetto che racconta meglio il rapporto di Martella con il caso.

Per lui Emanuela Orlandi non era soltanto il nome scritto sulla copertina di un vecchio fascicolo giudiziario. Continuò a tornare su quelle carte e sulla propria interpretazione dei fatti anche molti anni dopo.

Ora Ilario Martella non c’è più. Restano gli atti delle sue indagini, le audizioni, i libri e le parole pronunciate negli ultimi anni.

E resta, soprattutto, la domanda che attraversa questa storia dal 22 giugno 1983: che cosa è successo a Emanuela?

Una risposta definitiva, ancora oggi, non c’è.