Napoli saluta Giulio Klain, avvocato conosciuto da generazioni di professionisti e per decenni presenza familiare nelle aule giudiziarie della città. Aveva 87 anni.
Nel necrologio pubblicato dalla famiglia viene definito “stimato Principe del Foro”. Una formula solenne, certo, ma che nel suo caso racconta bene il posto occupato per anni nell’avvocatura cittadina.
Giulio Klain, una vita trascorsa tra diritto e tribunali
Nato il 20 luglio 1939, Klain aveva compiuto 87 anni da poco più di due mesi.
La professione forense aveva segnato praticamente tutta la sua vita adulta. Dopo gli studi in Giurisprudenza, aveva iniziato il percorso nello studio del padre, l’avvocato Giuseppe Klain, entrando così in una tradizione familiare già fortemente legata al diritto.
Nel tempo si era occupato di numerosi settori del diritto civile: fallimentare, societario, matrimoniale, lavoro, previdenza, locazioni, esecuzioni e diritti reali. Un’attività ampia, portata avanti per decenni e al fianco di privati, società, enti e istituti bancari.
Dal 1995 era inoltre abilitato al patrocinio davanti alla Corte di Cassazione e alle giurisdizioni superiori.
Ma fermarsi alla sola attività dello studio legale significherebbe raccontare soltanto una parte del suo percorso.
Gli incarichi pubblici e il rapporto con i giovani avvocati
Giulio Klain aveva ricoperto ruoli anche all’interno della giustizia tributaria napoletana, fino a diventare vicepresidente della Commissione tributaria provinciale di Napoli.
A questo si aggiungeva un incarico particolarmente conosciuto tra chi, negli anni, ha affrontato l’esame per diventare avvocato. Klain aveva infatti preso parte a più commissioni presso la Corte d’Appello di Napoli, assumendone anche la presidenza.
Per molti giovani praticanti il suo volto era quindi quello che si poteva incontrare dall’altra parte del tavolo in uno dei momenti più delicati della vita professionale.
Un ruolo che richiedeva esperienza, equilibrio e una conoscenza profonda della materia giuridica.
Aveva anche insegnato presso l’Università Popolare di Napoli ed era stato tra i fondatori e i redattori del periodico giuridico “La nuova giustizia”.
Il riconoscimento dell’avvocatura napoletana
Nel 2019, per i suoi ottant’anni, l’Ordine degli Avvocati di Napoli gli aveva consegnato un riconoscimento per la lunga attività svolta.
Alle spalle c’erano già più di cinquant’anni di professione.
Fu un momento che restituì anche l’immagine di un avvocato profondamente legato al proprio mestiere, ma lontano dall’idea di una vita rinchiusa soltanto tra codici e fascicoli.
Chi lo conosceva raccontava infatti di interessi molto più vasti.
Libri, teatro, lirica e il tifo per il Napoli
Giulio Klain amava leggere, seguiva il cinema, il teatro e la lirica. Ed era un tifoso del Napoli.
La sua curiosità lo aveva portato perfino davanti alla macchina da presa. Comparve infatti nel film “L’era legale”, diretto da Enrico Caria, in un piccolo ruolo legato proprio al mondo che conosceva meglio.
È uno di quei particolari che, più di molte formule celebrative, restituiscono il carattere di una persona.
Dietro il professionista c’era un uomo attratto dalla cultura, capace di spaziare dal diritto allo spettacolo e di conservare nel tempo passioni molto diverse tra loro.
La famiglia e il legame con Napoli
Accanto alla professione, la famiglia ha occupato un posto centrale nella sua vita.
La moglie, Luigia Giuliarini, è giornalista, autrice e conduttrice radiofonica.
I figli sono Giuseppe, Alfiero, Maurizio e Rosaria Désirée Klain. Proprio Désirée, giornalista e ideatrice del festival internazionale di giornalismo civile “Imbavagliati”, ha raccontato negli anni alcuni aspetti meno conosciuti del padre.
Ne emerge il ritratto di un uomo dalla grande curiosità intellettuale, ironico, molto legato ai libri e alla discussione, abituato a spingere i figli a ragionare e a costruirsi un’opinione propria.
Un padre, prima ancora che un avvocato.
Quella singolare storia legata alla “Maddalena Klain”
Nel passato della famiglia Klain compare anche una vicenda piuttosto particolare.
Per anni la famiglia possedette un dipinto conosciuto come “Maddalena Klain”, successivamente entrato nel dibattito attributivo legato a Caravaggio.
La storia raccontata dalla famiglia riporta al 1973, quando Giulio Klain e la moglie Luigia trasportarono personalmente l’opera da Napoli a Roma dopo la vendita.
Viaggiavano su una Fiat 850.
Un quadro che all’epoca non aveva ancora assunto la notorietà che avrebbe avuto negli anni successivi. È un episodio quasi cinematografico, rimasto legato alla memoria familiare e a una Napoli nella quale arte, professioni e storie private spesso finiscono per incrociarsi.
L’ultimo saluto oggi a Chiaia
Ora il lungo percorso professionale lascia spazio al saluto.
La famiglia ha fissato i funerali per oggi, 22 settembre, alle 18, nella chiesa di San Pasquale a Chiaia.
Saranno le ore del raccoglimento, lontane dai titoli e dagli incarichi accumulati in tanti anni.
Restano la moglie, i figli, le nipoti e quanti lo hanno incontrato nella vita privata o professionale.
Non sono state rese pubbliche informazioni sulle cause della morte.
Napoli perde così uno dei volti storici della sua avvocatura. Un professionista che ha attraversato decenni di vita forense senza separarsi mai davvero dalla città, dalla famiglia e da quelle passioni coltivate fuori dal tribunale.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






