Lutto per Gianluca Ginoble e per la sua famiglia, è morto nonno Ernesto. Parliamo in effetti di una figura centrale nella vita privata del cantante de Il Volo e soprattutto uomo al quale l’artista ha sempre riconosciuto un ruolo decisivo nella nascita della sua passione per la musica.
Dentro quel legame c’erano Montepagano, le feste di paese, la banda, le passeggiate, le partite a carte e una quantità di ricordi che Gianluca Ginoble ha continuato a raccontare anche dopo aver raggiunto i grandi palcoscenici internazionali.
Ernesto Ginoble era il nonno paterno dell’artista. Nel maggio scorso Gianluca, parlando della propria famiglia, lo aveva indicato come 92enne. Fino agli ultimi mesi era rimasto una presenza importante nella sua quotidianità ogni volta che gli impegni professionali gli permettevano di rientrare in Abruzzo.
Nonno Ernesto e quella musica nata a Montepagano
Per capire quanto Ernesto abbia contato nella storia personale e artistica di Gianluca Ginoble bisogna tornare indietro di molti anni, quando Sanremo, l’Eurovision e le tournée mondiali erano ancora lontanissimi.
Ernesto suonava il flicorno contralto nella banda di Montepagano, borgo sulle colline di Roseto degli Abruzzi. Gianluca era soltanto un bambino quando iniziò a seguirlo, ad ascoltare la musica e a cantare.
Lo stesso cantante lo ha definito in passato “l’anima artistica della famiglia”.
Era una passione fatta di cose semplici. Niente grandi teatri, almeno all’inizio. C’erano le feste patronali, gli spostamenti nei paesi abruzzesi e le esibizioni della banda. Gianluca ha raccontato più volte di aver accompagnato il nonno durante quelle trasferte e di essere cresciuto ascoltando i suoi racconti.
Anche molti anni dopo, quando ormai la sua voce era conosciuta in tutto il mondo, quei ricordi erano rimasti intatti.
Il ricordo dal palco soltanto poche settimane fa
C’è un particolare che oggi assume un significato ancora più forte.
Il 31 agosto 2026, durante il concerto de Il Volo per la Perdonanza dell’Aquila, Gianluca aveva parlato ancora una volta pubblicamente di nonno Ernesto. Dal palco aveva ricordato quando, a soli tre anni, cantava accanto a lui nella piazza di Montepagano.
Prima di interpretare Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco, il pensiero era tornato ancora all’infanzia e a quell’uomo che gli aveva trasmesso l’amore per la musica.
Sono passate appena poche settimane da quelle parole.
Un ricordo che oggi restituisce la misura di un rapporto mai relegato al passato, ma rimasto vivo anche dopo decenni di carriera.
Una vita di musica, lavoro e sacrifici
Ernesto Ginoble aveva alle spalle una storia molto diversa da quella del nipote diventato famoso nel mondo.
Aveva lavorato duramente e aveva trascorso anche un periodo in Svizzera. Gianluca ha raccontato che il nonno gli parlava degli anni trascorsi in fabbrica, dei sacrifici fatti per mettere da parte dei soldi e del desiderio di poter tornare nella sua terra.
Quelle storie erano diventate per il cantante una sorta di bussola.
Non c’era soltanto la musica nei racconti di Ernesto, ma anche il valore della fatica, della famiglia e dell’appartenenza a un luogo.
Tra gli episodi rimasti impressi nella memoria familiare ce n’è uno risalente agli anni Cinquanta. Durante una trasferta della banda, alcuni musicisti furono accolti a casa da una famiglia molto povera. Nonostante avesse pochissimo, quella famiglia offrì agli ospiti ciò che aveva sulla tavola. Un ricordo che Ernesto continuò a raccontare negli anni e che Gianluca avrebbe poi portato con sé.
Il riconoscimento per una vita nella banda
Il ruolo di Ernesto nella tradizione musicale locale non era soltanto un ricordo familiare.
Nel 2015 gli fu attribuito un riconoscimento speciale nell’ambito del Premio Città Val Fino per la lunga attività svolta nella Banda di Montepagano. Nella stessa occasione venne premiato anche Gianluca.
Nonno e nipote, due generazioni e due percorsi musicali completamente differenti, riuniti nello stesso evento.
Uno aveva conosciuto la musica delle piazze e delle bande di paese. L’altro avrebbe riempito auditorium e arene in Europa, America Latina, Stati Uniti e Asia.
Il filo tra quelle due esperienze, però, non si era mai spezzato.
Le passeggiate, il bar e le partite a carte
A rendere particolare il rapporto tra Gianluca e nonno Ernesto sono anche i dettagli più normali.
Quando tornava a casa dopo una tournée, il cantante cercava di passare tempo con la famiglia. Poteva capitare di andare a cercare il nonno al bar, dove Ernesto giocava a carte con gli amici, oppure di passeggiare insieme.
Nel gennaio 2024 Gianluca era stato incontrato proprio mentre camminava sul lungomare in compagnia del nonno. Una scena lontana anni luce dai riflettori che accompagnano Il Volo.
Nel maggio del 2026 il cantante raccontava ancora che Ernesto lo portava nei luoghi nei quali aveva suonato da giovane. Una delle ultime gite ricordate pubblicamente era stata a Navelli.
Il nipote conosceva probabilmente molte di quelle storie già a memoria. Continuava comunque ad ascoltarle.
Nel 2021 aveva superato il Covid
Ernesto aveva attraversato anche un momento particolarmente difficile durante la pandemia.
Nel 2021, quando aveva 86 anni, era riuscito a superare il Covid dopo essere stato seguito dal personale sanitario dell’ospedale di Atri.
Non ci sono però, al momento, elementi che permettano di collegare quell’episodio alla morte avvenuta oggi. La causa del decesso non è stata resa pubblica e qualsiasi ipotesi sarebbe quindi priva di conferme.
Non risultano ancora comunicate ufficialmente neppure le informazioni relative ai funerali.
“Non trascurate i vostri nonni”
Nel corso degli anni Gianluca Ginoble non aveva mai nascosto l’affetto per Ernesto.
Una fotografia pubblicata sui social insieme al nonno aveva ottenuto decine di migliaia di reazioni. Ad accompagnarla c’era una frase che oggi inevitabilmente torna alla memoria: “Non trascurate i vostri nonni, sono il tesoro più grande della vita”.
Nel 2023 il loro rapporto era stato raccontato anche in una lunga intervista realizzata proprio a Montepagano, nella casa di Ernesto.
Per Gianluca tornare in Abruzzo significava ritrovare le proprie radici. Non soltanto la casa, i genitori e il fratello, ma anche quel nonno che continuava a raccontargli un mondo precedente al successo.
Curiosamente, anche il fratello minore di Gianluca porta il nome Ernesto, lo stesso del nonno.
Il lutto nella famiglia Ginoble
La notizia della morte apre ora un momento doloroso per tutta la famiglia Ginoble.
Al momento non sono state diffuse informazioni ufficiali sulla causa della scomparsa né sull’organizzazione delle esequie. Non risultano elementi attendibili che consentano di parlare di una specifica malattia.
Resta invece una storia lunga più di trent’anni, cominciata in un piccolo borgo abruzzese.
Prima delle tournée internazionali, prima della vittoria a Sanremo con Il Volo, prima dei concerti davanti a migliaia di persone, c’era un bambino che ascoltava il nonno suonare nella banda di Montepagano.
Gianluca Ginoble non ha mai nascosto da dove sia partita quella storia.
Tra gli insegnamenti di Ernesto ne aveva ricordato uno in particolare. Una frase semplice, pronunciata da un uomo abituato ai sacrifici e rimasta nella memoria del nipote anche nei momenti più difficili: “Il meglio deve ancora venire”.
Oggi quelle parole hanno inevitabilmente un suono diverso.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






