Addio ad Aldo Balma, morto il “gigante buono” della Valle Maira: la sua storia entrò nei libri di Nuto Revelli

Daniela Devecchi

Addio ad Aldo Balma, morto il “gigante buono” della Valle Maira: la sua storia entrò nei libri di Nuto Revelli

Aldo Balma è morto a 81 anni nella sua casa di borgata Pellegrino, a San Michele di Prazzo, nel cuore della Valle Maira. Per molti era semplicemente il “gigante buono”, un soprannome nato dalla sua corporatura imponente ma rimasto, negli anni, soprattutto per il carattere.

Balma apparteneva a quella generazione che la montagna non l’ha raccontata: l’ha vissuta. Pascoli, stalle, inverni lunghi, bestiame da seguire ogni giorno. Era nato nel 1945 e nella stessa borgata dove aveva visto la luce aveva scelto di restare per tutta la vita.

Allevatore per tutta la vita

Il lavoro nei campi e con gli animali era iniziato molto presto.

Da bambino trascorreva parte dell’estate negli alpeggi come guardiano delle mucche. Non era un passatempo. Con quello che guadagnava riusciva anche a comprarsi le scarpe e qualche piccola cosa che in famiglia non era scontata.

Crescendo, quell’esperienza diventò il suo mestiere.

Balma si dedicò soprattutto all’allevamento di bovini di razza Piemontese e continuò a farlo anche quando molte famiglie delle vallate cuneesi cominciarono a trasferirsi altrove.

Erano gli anni dello spopolamento. Le cittĂ  e le fabbriche attiravano chi cercava un lavoro meno duro e una vita diversa.

Lui rimase.

A 19 anni portò parte della croce del Chersogno

Tra gli episodi che vengono ricordati piĂą spesso ce n’è uno risalente al 1964.

Aldo Balma aveva 19 anni quando partecipò al trasporto della croce destinata al monte Chersogno. Gli toccò portare a mano la parte centrale della struttura.

Non era un carico leggero e non era un percorso semplice.

L’episodio contribuì a costruire attorno a lui la fama di uomo dotato di una forza fuori dal comune. Una fama che, con il tempo, si accompagnò a quel soprannome rimasto fino agli ultimi anni: il “gigante buono”.

L’incontro con Concetta, arrivata dalla Calabria

C’è poi la parte piĂą particolare della sua storia, quella che lega il nome di Aldo Balma anche a Nuto Revelli.

La moglie, Concetta Laurito, era originaria di Sinopoli, in provincia di Reggio Calabria.

I due si conobbero attraverso una forma di intermediazione matrimoniale allora diffusa in alcune zone rurali del Piemonte. A fare da tramite erano i cosiddetti “bacialé”, figure che mettevano in contatto uomini del Nord e donne del Sud interessati a costruire una famiglia.

Da quell’incontro nacque il matrimonio tra Aldo e Concetta.

La storia della famiglia entrò poi nel lavoro di Nuto Revelli e, in particolare, nel volume “L’Anello forte. La donna: storie di vita contadina”.

Concetta Laurito compare tra le testimonianze raccolte da Revelli per raccontare le donne che avevano vissuto la campagna piemontese, le migrazioni interne, i matrimoni e una quotidianitĂ  spesso durissima.

Tre figli e una vita rimasta nello stesso borgo

Aldo e Concetta ebbero tre figli: Elisabetta, Maria Grazia e Michele.

Michele ha proseguito l’attivitĂ  di famiglia nella borgata, continuando quel lavoro che per il padre non era mai stato soltanto una professione.

Balma lascia anche quattro sorelle.

La vita trascorsa tra allevamento e montagna non gli aveva impedito di coltivare altri interessi. Viene ricordato come un uomo curioso, attento alla storia, alla geografia e alla politica, oltre che profondamente legato alle vicende della sua valle.

Conosceva i luoghi, le famiglie, le storie.

E spesso, mentre lavorava, cantava.

Il ricordo lasciato in Valle Maira

Nel racconto di chi lo ha conosciuto tornano anche gesti che non avevano nulla a che fare con il lavoro.

Uno, in particolare, riguarda una persona di Pagliero che attraversava un periodo difficile. Balma la accolse nella propria casa e nel tempo finì per considerarla parte della famiglia.

Sono episodi come questo ad aver dato un significato preciso a quel “buono” aggiunto al soprannome.

La morte di Aldo Balma lascia così un vuoto che non riguarda soltanto i familiari.

Con lui scompare uno degli uomini che hanno vissuto per intero la trasformazione delle vallate piemontesi: gli anni in cui si partiva, le borgate si svuotavano e restare significava accettare una vita piĂą faticosa, ma anche mantenere vivo un pezzo di territorio.

Balma quella scelta l’aveva fatta molti anni fa.

Ed era rimasto lì fino alla fine, nella stessa casa di borgata Pellegrino dove era nato.

FAQ

Quand’è morto Aldo Balma?

La notizia della morte è stata resa pubblica il 22 settembre 2026, dopo la celebrazione dei funerali. Non è stata comunicata ufficialmente la data esatta del decesso.

Quanti anni aveva Aldo Balma?

Aveva 81 anni ed era nato nel 1945.

Qual è stata la causa della morte?

La causa della morte non è stata resa nota dalla famiglia.

Chi era la moglie di Aldo Balma?

La moglie era Concetta Laurito, originaria di Sinopoli, in provincia di Reggio Calabria.

Perché il nome di Aldo Balma è legato a Nuto Revelli?

La vicenda della moglie Concetta è presente nel libro “L’Anello forte. La donna: storie di vita contadina”, nel quale Nuto Revelli raccolse numerose testimonianze femminili legate al mondo rurale piemontese.