È morto Sergio Carpanesi, ex calciatore e allenatore legato ad alcune pagine importanti del calcio italiano del dopoguerra. Spezzino, il suo nome resta soprattutto nella storia della Fiorentina, della Roma e dello Spezia. Parliamo di tre società che hanno rappresentato momenti molto diversi della sua lunga esperienza nel pallone. I funerali saranno celebrati mercoledì 23 settembre alle 15.30 nella chiesa dei Salesiani di via Gioberti, a Firenze.
Ed è proprio Firenze uno dei luoghi da cui bisogna partire per raccontare Carpanesi.
Quello scudetto che cambiò la storia della Fiorentina
Carpanesi era nato a La Spezia e aveva cominciato a giocare giovanissimo. I primi calci al pallone li diede nei Carpanesi Boys, formazione fondata dal padre.
Poi arrivò la Fiorentina.
A portarlo nell’ambiente viola fu Fulvio Bernardini, allenatore destinato a lasciare un segno profondo nella storia del club. Carpanesi entrò nel gruppo che nella stagione 1955-56 conquistò il primo campionato italiano della Fiorentina.
Era una squadra entrata nel mito. Giuliano Sarti in porta, Rosetta, Cervato, Chiappella, Segato, Montuori, Virgili, Julinho. Nomi che a Firenze sarebbero rimasti familiari per generazioni.
Carpanesi ne faceva parte.
Il debutto in Serie A arrivò il 13 maggio 1956 sul campo della SPAL.
Da Palermo alla Roma, gli anni più intensi della carriera
Terminata l’esperienza alla Fiorentina, Carpanesi giocò anche nel Palermo e nella SPAL.
Il passaggio alla Roma, all’inizio degli anni Sessanta, aprì un altro capitolo importante.
In giallorosso trovò continuità e spazio. Non era il classico calciatore da copertina. Il suo lavoro si vedeva soprattutto nel modo in cui riusciva a organizzare il centrocampo, recuperare palloni e leggere ciò che stava accadendo qualche secondo prima degli altri.
Tra il 1961 e il 1967 disputò 158 partite di campionato con la Roma, realizzando quattro gol.
In quegli anni arrivarono anche due trofei: la Coppa delle Fiere e la Coppa Italia del 1964.
Proprio nel 1964 ci fu uno degli episodi che Carpanesi avrebbe ricordato anche molto tempo dopo.
Era il 23 febbraio e si giocava il derby contro la Lazio. Finì 1-1. Il gol della Roma portò la sua firma.
Per quella partita ricevette un riconoscimento piuttosto singolare: un pastello di Giorgio De Chirico, premio destinato al giocatore indicato come uno dei protagonisti dell’incontro. Un dettaglio lontanissimo dal calcio di oggi, ma capace forse più di tanti numeri di raccontare quell’epoca.
Dopo Roma arrivarono anche Sampdoria, Anconitana e Angelana.
Poi Carpanesi smise di giocare. Non lasciò, però, il calcio.
Dalla maglia alla panchina
La seconda parte della sua carriera si sviluppò quasi interamente a bordo campo.
Carpanesi allenò Maceratese, Lecco, Pisa, Monza, Prato, Spezia e Mantova. Con il Prato arrivò una promozione dalla Serie C2 nella stagione 1982-83.
Qualche anno dopo, però, avrebbe vissuto una storia ancora più particolare.
Quella dello Spezia 1985-86.
Chi ha seguito quella stagione continua a ricordarla non soltanto per quello che avvenne sul campo, ma per tutto ciò che accadde intorno alla squadra.
Il club era alle prese con una situazione economica drammatica. I problemi aumentarono con il passare dei mesi fino al fallimento della società. Gli stipendi non arrivavano, il futuro era incerto e per i giocatori non c’erano praticamente certezze.
La squadra continuò comunque a presentarsi in campo.
Carpanesi riuscì a evitare che il gruppo si sfaldasse. Lo Spezia arrivò al termine della stagione e conquistò il secondo posto, ottenendo la promozione in Serie C1.
Lo Spezia del 1986, una stagione diventata memoria collettiva
L’ultima partita contro la Pistoiese richiamò allo stadio Alberto Picco migliaia di persone.
Per La Spezia non fu semplicemente una promozione.
La squadra aveva continuato a giocare quando la società, di fatto, non c’era più. È questo che ha trasformato quella stagione in una delle storie più raccontate dal tifo aquilotto.
A distanza di quarant’anni, Carpanesi continuava a parlarne con affetto.
Ancora nel giugno 2026 aveva ricordato pubblicamente quei mesi e il rapporto nato con i suoi calciatori. Non descriveva soltanto risultati e classifiche. Tornava spesso sul gruppo, sulla capacità dei giocatori di restare insieme nonostante una situazione che avrebbe potuto spingere molti di loro ad andarsene.
Il rapporto con Spezia, del resto, non era mai davvero finito.
L’omaggio del Picco e l’incontro con i suoi ex giocatori
Nel febbraio 2025 lo Spezia aveva celebrato Carpanesi allo stadio Alberto Picco inserendolo nella Hall of Fame del club.
Un riconoscimento che riportò in primo piano quella squadra e quel campionato.
Poi, nel marzo 2026, accadde qualcosa di ancora più personale.
Diversi giocatori dello Spezia del 1985-86 si ritrovarono a Firenze per incontrare il loro ex allenatore. Erano passati quarant’anni, ma molti rapporti nati dentro quello spogliatoio erano rimasti intatti.
C’erano alcuni dei protagonisti della promozione e c’era Carpanesi. Non servivano classifiche o statistiche. Bastava quella fotografia di gruppo per capire quanto quella stagione fosse rimasta presente nella memoria di chi l’aveva vissuta.
Una storia che attraversa Firenze, Roma e La Spezia
Raccontare Sergio Carpanesi significa attraversare quasi mezzo secolo di calcio italiano.
C’è la Fiorentina del primo scudetto, quella di Bernardini e di Julinho. C’è la Roma degli anni Sessanta, con le domeniche all’Olimpico e un derby deciso anche da un suo gol. E poi c’è uno Spezia sull’orlo del fallimento capace, contro ogni previsione, di conquistare una promozione rimasta nella storia.
Tre città, tre periodi completamente diversi.
Carpanesi li aveva vissuti prima con gli scarpini e poi dalla panchina.
Firenze sarà anche il luogo dell’ultimo saluto. I funerali sono fissati per mercoledì 23 settembre, nella chiesa dei Salesiani di via Gioberti.
Per il calcio resta una carriera fatta di partite, promozioni e trofei. Ma soprattutto restano alcune storie che, a distanza di decenni, continuano ancora a essere raccontate.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






