Per anni se ne è parlato solo guardando indietro, come di una stagione della scuola italiana ormai chiusa. Poi, quasi all’improvviso, l’espressione “classi differenziali” è tornata nel dibattito politico.
Ed è tornata con tutta la forza che una formula del genere porta con sé.
A riaccendere la discussione sono state le posizioni espresse da Roberto Vannacci sulla possibilità di dividere gli studenti in base al merito e al rendimento. Da lì il confronto si è spostato anche su un terreno molto più delicato: quello degli alunni con disabilità.
Negli ultimi giorni la polemica è salita di livello. Se ne è parlato in Senato, sono intervenuti Giuseppe Valditara e Alessandra Locatelli, e il tema ha smesso di essere soltanto materia da dichiarazioni politiche.
Prima, però, va chiarita una cosa: le classi differenziali non sono state reintrodotte. Non c’è una legge approvata che le riporti nelle scuole italiane e non risulta, al 18 settembre 2026, una decisione del Governo in questa direzione.
La proposta di Vannacci da cui è partito tutto
Il primo passaggio risale al 22 giugno.
Durante un incontro dedicato alla scuola, Roberto Vannacci si è detto favorevole all’idea di creare classi distinte secondo il merito e il profitto degli studenti.
Il ragionamento che ha esposto è questo: ragazzi che procedono allo stesso ritmo potrebbero lavorare meglio insieme, mentre chi incontra più difficoltà avrebbe bisogno di un percorso diverso, più vicino alle proprie necessità.
Vannacci ha presentato questa impostazione come una forma di organizzazione scolastica capace, a suo giudizio, di aiutare sia gli studenti più avanti sia quelli che faticano maggiormente.
Ed è stato proprio quel passaggio a far scattare la polemica.
Perché “classi divise per rendimento” e “classi separate per gli studenti con disabilità” non sono la stessa cosa. Eppure, nelle settimane successive, i due temi hanno finito per sovrapporsi nel confronto politico.
Il punto più delicato riguarda gli studenti con disabilità
La questione è arrivata in Parlamento a metà settembre.
Un gruppo di senatori ha presentato un’interrogazione nella quale viene richiamata la possibilità di percorsi scolastici distinti per le persone con disabilità.
Nel testo si sostiene che il programma di Futuro Nazionale avrebbe inizialmente contenuto un riferimento a percorsi separati e che quel riferimento sarebbe poi stato rimosso.
Qui bisogna essere precisi: questa è la ricostruzione contenuta nell’interrogazione parlamentare. Non va trasformata automaticamente in una dichiarazione attribuita a Vannacci.
È una differenza importante, soprattutto in una vicenda dove le parole contano moltissimo.
Il 17 settembre il caso arriva al Senato
Il passaggio politico più recente è arrivato il 17 settembre.
L’interrogazione è stata discussa in Aula e la risposta del Governo è stata affidata alla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.
Locatelli ha richiamato il percorso compiuto dalla scuola italiana negli ultimi cinquant’anni e ha difeso il principio dell’inclusione degli studenti con disabilità nelle classi comuni.
Il senso della sua risposta è stato piuttosto netto: su questo terreno non si torna indietro.
La ministra ha però aggiunto un altro elemento che merita attenzione. Difendere l’inclusione non significa dire che il sistema funzioni senza problemi. Anzi.
Le difficoltà restano, e sono tante: insegnanti di sostegno che cambiano da un anno all’altro, carenza di personale specializzato, famiglie costrette spesso a ricominciare tutto da capo a settembre.
Insomma, il tema vero non è soltanto “stare insieme oppure no”. È anche capire in quali condizioni gli studenti frequentano la scuola e quale sostegno ricevono davvero.
Anche Valditara chiude alle classi separate
Il giorno prima, il 16 settembre, era intervenuto anche Giuseppe Valditara.
Il ministro dell’Istruzione ha difeso il modello italiano del sostegno e ha preso le distanze dall’idea delle classi differenziali o separate.
Non ha costruito il suo intervento come un attacco personale a Vannacci, ma il riferimento alla discussione in corso era evidente.
Questo è un dato che cambia parecchio la lettura della vicenda.
Chi si chiede se il Governo stia preparando un ritorno alle vecchie classi differenziali, oggi non trova conferme nelle dichiarazioni degli esponenti che hanno competenza diretta sulla scuola e sulla disabilità.
Al contrario, le parole di Valditara e Locatelli vanno nella direzione opposta.
Ma cosa erano davvero le classi differenziali?
Per capire perché il termine provochi ancora oggi una reazione tanto forte bisogna tornare indietro.
Le classi differenziali appartengono a una fase precisa della storia scolastica italiana. Per anni esistettero percorsi separati destinati ad alunni considerati in difficoltà rispetto alla normale frequenza scolastica.
Quel sistema venne superato gradualmente.
Uno dei passaggi fondamentali arrivò nel 1977, con la legge 517, che abolì le classi differenziali previste dal vecchio ordinamento e rafforzò il percorso verso l’inserimento degli studenti con disabilità nelle classi comuni.
Per questo oggi la stessa espressione non viene percepita come un semplice termine tecnico.
Evoca una scuola diversa. Una scuola nella quale alcuni bambini venivano separati dagli altri.
Ed è anche per questo che, ogni volta che quelle parole ricompaiono, la discussione si accende immediatamente.
Dietro le polemiche ci sono quasi 377 mila studenti
I numeri aiutano a capire la dimensione del problema.
Nell’anno scolastico 2024/2025 gli studenti con disabilità nelle scuole italiane erano quasi 377 mila.
Un numero in aumento.
Gli insegnanti di sostegno erano oltre 261 mila. La quota di docenti specializzati è cresciuta, ma circa 57 mila insegnanti risultavano ancora privi della specifica specializzazione.
Poi c’è il problema della continuità.
Per moltissimi studenti il docente di sostegno cambia da un anno all’altro. E non è un dettaglio, soprattutto quando si parla di ragazzi che hanno bisogno di costruire fiducia, abitudini, comunicazione e punti di riferimento stabili.
All’inizio dell’anno scolastico, inoltre, una parte dei posti di sostegno risultava ancora scoperta.
È qui che il dibattito politico incontra la vita reale.
Una famiglia non misura l’inclusione soltanto dal fatto che il figlio sieda nella stessa aula degli altri. La misura anche dalla presenza di un insegnante preparato, dalla continuità, dalle ore effettivamente garantite e dalla capacità della scuola di costruire un percorso che funzioni davvero.
Le classi differenziali stanno tornando?
No, almeno allo stato attuale.
Non è stata approvata una legge che le reintroduce e non risulta un progetto governativo già definito in questo senso.
Esiste, invece, un confronto politico acceso.
Da una parte ci sono le posizioni di Vannacci sulla possibilità di organizzare le classi secondo merito e rendimento. Dall’altra c’è la questione, sollevata in Parlamento, dei percorsi destinati agli studenti con disabilità.
E infine ci sono le risposte arrivate dal Governo, con Valditara e Locatelli che hanno difeso apertamente il modello dell’inclusione.
Questa è, oggi, la fotografia più corretta.
Il resto appartiene al terreno del confronto politico, che probabilmente continuerà anche nelle prossime settimane.
FAQ
Le classi differenziali sono state reintrodotte in Italia?
No. Al 18 settembre 2026 non risulta approvata alcuna norma che reintroduca le classi differenziali nelle scuole italiane.
Cosa ha proposto Roberto Vannacci?
Vannacci si è dichiarato favorevole a classi organizzate in base al merito e al profitto degli studenti, sostenendo che gruppi più omogenei potrebbero consentire percorsi più adatti alle diverse capacità.
Il Governo vuole separare gli studenti con disabilità?
Le dichiarazioni più recenti di Giuseppe Valditara e Alessandra Locatelli vanno nella direzione opposta. Entrambi hanno difeso il modello dell’inclusione nelle classi comuni.
Quando sono state abolite le classi differenziali?
Un passaggio decisivo arrivò nel 1977 con la legge 517, che abolì le classi differenziali previste dal precedente ordinamento scolastico.
Quanti studenti con disabilità ci sono oggi nelle scuole italiane?
Nell’anno scolastico 2024/2025 erano quasi 377 mila.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






