TFR, dal 2027 ci tolgono più soldi? Cosa cambia davvero sulla tassazione e cosa succede nel 2026

Daniela Devecchi

TFR, dal 2027 ci tolgono più soldi? Cosa cambia davvero sulla tassazione e cosa succede nel 2026

Una voce, in questi giorni, ha cominciato a circolare parecchio: dal 2027 il TFR potrebbe essere tassato di più. Una di quelle notizie che fanno subito drizzare le antenne, perché quando si parla di liquidazione si parla di soldi messi da parte durante anni di lavoro. E quindi la domanda viene quasi da sola: davvero chi lascerà il lavoro dal prossimo anno rischia di ritrovarsi con un TFR più leggero?

La risposta, almeno guardando le norme oggi in vigore, è molto meno allarmante di quanto potrebbe sembrare.

Nel 2026 il trattamento di fine rapporto continua a seguire un sistema fiscale particolare. E anche il passaggio alle nuove norme previsto dal 2027 non cancella quella tutela che negli ultimi giorni è finita al centro delle discussioni.

Come viene tassato il TFR nel 2026

C’è un primo punto da chiarire, perché su questo spesso nasce la confusione: il TFR non viene trattato fiscalmente come un normale stipendio mensile.

Quando arriva la liquidazione non basta prendere l’importo, aggiungerlo agli altri redditi dell’anno e applicare le normali aliquote IRPEF come se si trattasse di una maxi busta paga.

Il TFR è soggetto alla cosiddetta tassazione separata. Il motivo è abbastanza intuitivo. Quella somma non è stata guadagnata tutta nell’ultimo anno: si è formata poco alla volta durante il rapporto di lavoro.

Tassarla interamente come reddito dell’anno in cui viene pagata potrebbe quindi produrre un risultato molto penalizzante.

È proprio per evitare questo effetto che esiste un meccanismo specifico.

Il datore di lavoro effettua la tassazione al momento della liquidazione sulla base delle regole previste per il TFR. Per le quote maturate dal 2001, successivamente può intervenire anche la riliquidazione dell’imposta sulla base dell’aliquota media riferita ai cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione.

In altre parole, chiedersi semplicemente “qual è l’aliquota del TFR nel 2026?” può portare fuori strada.

Non esiste una percentuale identica per tutti.

L’imposta effettiva dipende dalla storia reddituale e dalle caratteristiche della liquidazione.

Ma allora perché si parla di una possibile stangata dal 2027?

Qui arriviamo al punto che ha fatto discutere.

Nel giugno 2026 è stato approvato il nuovo Testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposte sui redditi. Il nuovo impianto sostituirà dal 1° gennaio 2027 il vecchio Testo unico del 1986 e raccoglierà in maniera organica numerose norme fiscali che negli anni erano finite in leggi diverse.

Durante questo riordino viene abrogata anche una disposizione contenuta nella legge finanziaria del 2007. Ed è proprio da qui che è nato l’allarme.

Quella norma conteneva una particolare clausola di salvaguardia per il TFR.

Detta così, sembra facile arrivare alla conclusione: la norma sparisce, quindi dal 2027 si pagheranno più tasse.

Ma manca un pezzo importante.

La tutela sul TFR non sparisce

La clausola stabilisce che, per calcolare l’imposta dovuta sul trattamento di fine rapporto e sulle altre somme legate alla cessazione del rapporto di lavoro, possono essere utilizzate, se risultano più convenienti per il contribuente, le aliquote e gli scaglioni di reddito in vigore al 31 dicembre 2006.

Questa regola non viene cancellata nel passaggio al nuovo sistema.

È stata infatti riportata nel nuovo Testo unico e si ritrova nella disciplina dedicata alle indennità di fine rapporto e di fine servizio.

Il principio resta sostanzialmente quello già conosciuto: se il vecchio sistema del 2006 porta a una tassazione più favorevole, quella tutela continua a poter essere applicata.

Ed è questo il particolare che cambia completamente la lettura della vicenda.

La vecchia disposizione viene sì abrogata nel quadro del riordino delle norme fiscali, ma il suo contenuto viene trasferito nella nuova disciplina.

Dunque, allo stato attuale, non c’è una norma che stabilisca che dal 1° gennaio 2027 tutti i lavoratori dovranno pagare automaticamente più tasse sulla propria liquidazione.

TFR e rivalutazione: attenzione, sono due cose diverse

C’è poi un’altra voce che spesso viene confusa con la tassazione della liquidazione vera e propria.

Il TFR lasciato accantonato viene rivalutato nel tempo. Su questa rivalutazione si applica un’imposta sostitutiva del 17%.

Quel 17%, però, non significa che l’intero TFR venga tassato al 17%.

È un’imposta che riguarda la rivalutazione annuale maturata sulle somme accantonate.

La distinzione non è da poco.

Proprio in queste ore è stato aggiornato anche il dato relativo ad agosto 2026: per le quote di TFR accantonate al 31 dicembre 2025, la percentuale utile alla rivalutazione è arrivata al 3,710988%.

È un numero tecnico, certo, ma racconta una cosa molto concreta: il TFR accantonato non resta fermo, viene rivalutato secondo il meccanismo previsto dalla legge e quella rivalutazione segue una propria tassazione.

Nel 2026 è cambiata anche la scelta sulla destinazione del TFR

Se sulla tassazione non c’è la rivoluzione di cui si è parlato, una novità importante nel 2026 c’è davvero. Ma riguarda un’altra questione: dove finisce il TFR che maturerà negli anni successivi.

Dal 1° luglio 2026 sono entrate in vigore nuove regole per i lavoratori dipendenti del settore privato di nuova assunzione.

È stato inoltre introdotto il nuovo modulo TFR3, destinato proprio a gestire la scelta sulla destinazione del trattamento di fine rapporto maturando.

Per i lavoratori interessati dalle nuove disposizioni il tempo concesso per esprimere la scelta è di 60 giorni.

In assenza di una scelta entro il termine previsto può scattare il meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare secondo le regole applicabili.

Ed è facile capire perché qualcuno possa confondere le due notizie.

Da una parte cambiano le modalità con cui alcuni nuovi assunti decidono la destinazione del TFR; dall’altra, dal 2027 entra in applicazione il nuovo Testo unico fiscale.

Sono due questioni diverse.

Quindi nel 2027 il TFR sarà tassato di più?

Ad oggi non si può dire che dal prossimo anno scatterà una tassa aggiuntiva generalizzata sul TFR.

La tassazione separata rimane e la clausola che consente di utilizzare, quando più convenienti, le vecchie aliquote e i vecchi scaglioni del 2006 è stata conservata nel nuovo Testo unico.

Questo non significa che ogni lavoratore riceverà la stessa percentuale netta della propria liquidazione.

Il calcolo del TFR è personale e può cambiare in base agli importi maturati, agli anni di lavoro e alla situazione fiscale presa in considerazione per la tassazione.

Significa però una cosa precisa: l’idea di una cancellazione automatica della tutela e di una conseguente stangata per tutti dal 2027 non trova riscontro nel testo della nuova disciplina così come è scritto oggi.

E forse è proprio questo il dettaglio più importante da tenere a mente quando si sente parlare di “nuova tassa sul TFR”.

FAQ

Come viene tassato il TFR nel 2026?

Il TFR è soggetto a tassazione separata e non viene semplicemente sommato agli altri redditi dell’anno come un normale stipendio.

Esiste un’aliquota fissa sul TFR?

No. Non esiste una percentuale uguale per tutti i lavoratori. Il calcolo dipende dalle regole della tassazione separata e dalla situazione reddituale presa in considerazione.

Dal 2027 aumenteranno le tasse sul TFR?

Le norme attualmente approvate non prevedono un aumento automatico della tassazione del TFR per tutti i lavoratori dal 2027. La clausola di salvaguardia collegata agli scaglioni e alle aliquote del 2006 viene mantenuta nel nuovo Testo unico.

Il 17% si paga su tutto il TFR?

No. L’imposta sostitutiva del 17% riguarda la rivalutazione del TFR accantonato, non l’intero importo della liquidazione.

Cosa cambia per il TFR dei nuovi assunti nel 2026?

Per le assunzioni interessate dalle nuove disposizioni entrate in vigore dal 1° luglio 2026 cambiano i tempi e le modalità di scelta sulla destinazione del TFR maturando. È stato introdotto anche il nuovo modulo TFR3 e, nei casi previsti, il lavoratore ha 60 giorni per esprimere la propria scelta.