È morto Giuliano Poggioli, ferrarese e storico pescatore del Po. La vita sul fiume, il figlio Andrea, il nipote Ludovico e i funerali

Daniela Devecchi

È morto Giuliano Poggioli storico pescatore del Po. La vita sul fiume, il figlio Andrea, il nipote Ludovico e i funerali

Ci sono persone che finiscono per diventare parte di un luogo. Non perché abbiano cercato notorietà, ma semplicemente perché lì hanno trascorso una vita. Giuliano Poggioli era una di queste persone. Per lui quel luogo era il Po: le sue acque, la nebbia, le secche, le barche, le giornate di pesca e quelle volte in cui qualcuno aveva bisogno di una mano.

Giuliano Poggioli è morto a 70 anni dopo un improvviso malore. Era nato a Ferrara il 9 febbraio 1956. Chi lo conosceva lungo il Grande Fiume lo ricorda soprattutto così: baffi inconfondibili, barca e una conoscenza del Po maturata in decenni trascorsi sull’acqua.

A raccontare le ultime ore e, soprattutto, l’uomo che c’era dietro quel volto conosciuto da tanti è stato il figlio Andrea Poggioli. Le sue parole restituiscono il ritratto di un padre sempre pronto a intervenire quando qualcuno si trovava in difficoltà.

Il malore mentre tagliava l’erba e la corsa in ospedale

Giuliano Poggioli si è sentito male mentre stava tagliando l’erba. Da quel momento tutto è precipitato rapidamente.

È stato portato all’ospedale di Padova, dove i medici lo hanno sottoposto a un lungo intervento. Non ce l’ha fatta.

Su un punto è bene fermarsi: non è stata resa pubblica una diagnosi precisa sulla causa della morte. Si sa che le condizioni del cuore erano molto gravi, ma non è corretto aggiungere particolari medici che non sono stati comunicati.

Il figlio Andrea ha raccontato anche un desiderio che dice molto del carattere del padre. Giuliano avrebbe voluto donare gli organi, ma le sue condizioni non lo hanno permesso.

Un ultimo gesto pensato per gli altri. In fondo, racconta la famiglia, era stato così per tutta la vita.

Chi era Giuliano Poggioli, l’uomo che conosceva il Po

Definirlo semplicemente pescatore sarebbe riduttivo.

Giuliano Poggioli il Po lo frequentava da decenni. Già alcuni anni fa raccontava di navigare quelle acque con la sua barca da circa 45 anni. Il fiume era diventato una seconda casa, ma anche qualcosa di più: un luogo che sapeva leggere.

Conosceva le correnti, i fondali, i cambiamenti improvvisi dell’acqua. Sapeva cosa significava trovarsi in mezzo alla nebbia e quanto potesse diventare difficile orientarsi quando la visibilità spariva.

Andrea lo ha ricordato con parole semplici e pesantissime: quando qualcuno si perdeva nella nebbia sul Po, Giuliano c’era. Se una barca si fermava di notte, si poteva chiamare lui.

Non è difficile capire perché la sua morte abbia colpito così tante persone legate al fiume.

Dalla Fiat di Torino al ritorno a Ferrara

Nella vita di Giuliano Poggioli non c’è stato soltanto il Po.

Aveva lavorato come metalmeccanico e aveva trascorso un periodo a Torino, dove aveva lavorato alla Fiat insieme alla moglie. Successivamente era tornato a Ferrara e alle sponde del fiume al quale era profondamente legato.

La sua esperienza professionale era quella di un uomo abituato al lavoro manuale. Viene ricordato anche come tornitore, un mestiere che richiede precisione e conoscenza dei materiali.

Una capacità che, in qualche modo, aveva portato anche sull’acqua.

Le barche costruite con le sue mani

Giuliano non si limitava a guidare le barche: le costruiva.

La prima imbarcazione realizzata da lui, secondo quanto raccontato dal figlio, è durata circa trent’anni. Non fu l’unica. Altre barche sono nate dalle sue mani e una di quelle utilizzate dalla famiglia è ancora legata direttamente al suo lavoro.

Non è curioso pensare a quanta parte della sua vita sia rimasta dentro quei legni?

Per Giuliano la barca non era soltanto uno strumento per andare a pesca. Era il mezzo con cui attraversare un ambiente che conosceva quasi metro per metro.

Il figlio Andrea e il nipote Ludovico: tre generazioni sul fiume

La storia di Giuliano Poggioli continua soprattutto attraverso il figlio Andrea e il nipote Ludovico.

La pesca è diventata una passione tramandata da una generazione all’altra. Negli ultimi anni la famiglia Poggioli era diventata conosciuta anche per alcune catture particolarmente impressionanti di pesci siluro nel Po.

Nel 2024 Ludovico, ancora giovanissimo, riuscì a portare a riva un esemplare lungo circa due metri e del peso di una settantina di chili. Le immagini e il racconto fecero rapidamente il giro delle cronache.

Dietro quelle imprese c’era però una storia molto più lunga. Quella iniziata con Giuliano e continuata con Andrea e Ludovico.

Le secche, il fango e una delle ultime uscite con il nipote

Fino a pochi mesi prima della morte Giuliano continuava a vivere il Po esattamente come aveva sempre fatto.

Nel giugno 2026 si parlava nuovamente delle secche del fiume, con il livello dell’acqua particolarmente basso. Giuliano raccontò che lui e Ludovico erano rimasti con la barca bloccata nel fango e avevano dovuto scendere per riuscire a liberarla.

Una scena normalissima per loro, quasi quotidiana. Oggi assume inevitabilmente un significato diverso.

Nonno e nipote insieme, ancora una volta sul fiume.

Quando qualcuno aveva bisogno, Giuliano cercava di esserci

Il rapporto di Giuliano Poggioli con il Po non riguardava soltanto la pesca.

La sua conoscenza del fiume era stata messa a disposizione anche in situazioni difficili. Negli anni aveva collaborato durante ricerche effettuate sul Po, proprio grazie alla familiarità con correnti, zone profonde e punti più insidiosi.

Il figlio lo ha ricordato come una persona che non si tirava indietro quando qualcuno chiedeva aiuto.

È probabilmente questo il particolare che racconta Giuliano meglio di tanti altri: conosceva il fiume, e quella conoscenza non la teneva soltanto per sé.

Il campo base sulle rive del Po

C’era poi un luogo che per la famiglia e gli amici aveva un significato speciale.

Lungo una sponda del Po era stato creato una sorta di campo base, punto d’incontro per famiglie, ragazzi e persone unite dalla stessa passione. Ci si ritrovava, si organizzavano grigliate, si trascorrevano ore insieme.

Anche lì Giuliano era presente. Se serviva sistemare qualcosa o piantare dei paletti, dava una mano.

Piccoli gesti, niente di clamoroso. Sono però proprio quei gesti a restare impressi quando una persona non c’è più.

Quando saranno i funerali di Giuliano Poggioli

L’ultimo saluto a Giuliano Poggioli è previsto per sabato 19 settembre 2026.

Il corteo partirà dalla Casa funeraria Ferrari e alle ore 10 è previsto l’incontro presso la Chiesa Parrocchiale di Pontelagoscuro.

Sarà il momento in cui familiari, amici e persone che lo hanno conosciuto potranno salutarlo.

Poi resteranno i ricordi. E, soprattutto, resterà quel fiume che ha accompagnato praticamente tutta la sua vita adulta.

Andrea ha detto che ciò che il padre gli ha insegnato non andrà perduto. Lo stesso vale per Ludovico. È forse questa l’immagine più vera con cui ricordare Giuliano: una barca sul Po e tre generazioni legate dallo stesso filo.

FAQ

Quanti anni aveva Giuliano Poggioli?

Giuliano Poggioli aveva 70 anni. Era nato a Ferrara il 9 febbraio 1956.

Com’è morto Giuliano Poggioli?

Si è sentito male mentre stava tagliando l’erba ed è stato trasportato all’ospedale di Padova.

Chi è il figlio di Giuliano Poggioli?

Il figlio si chiama Andrea Poggioli ed è nato nel 1980. Anche lui è legato al Po e alla pesca.

Chi è Ludovico Poggioli?

Ludovico è il nipote di Giuliano. Nato nel 2011, ha condiviso con il nonno numerose giornate sul Po e la passione per la pesca.

Quando si svolgono i funerali di Giuliano Poggioli?

Sabato 19 settembre 2026.