Antonio Nardi aveva fatto della pizza il punto da cui ricominciare. Un mestiere imparato quando era ancora molto giovane, tante città attraversate per lavorare e una storia personale tutt’altro che semplice alle spalle. Poi, nella notte tra il 15 e il 16 settembre 2026, tutto si è fermato su una strada della periferia nord di Napoli.
Il giovane pizzaiolo è morto dopo un grave incidente avvenuto in via Nuova detta Casoria, nella zona di San Pietro a Patierno. Aveva appena compiuto 26 anni.
La sua morte ha colpito profondamente chi lo conosceva. Nelle ore successive alla tragedia sui social sono apparsi fotografie, ricordi e messaggi di dolore. Ma insieme al cordoglio restano anche diverse domande sulla dinamica di quanto accaduto quella notte. Ed è proprio qui che occorre distinguere ciò che è stato accertato dalle ipotesi ancora al vaglio degli investigatori.
Chi era Antonio Nardi, il pizzaiolo cresciuto a San Pietro a Patierno
Antonio Nardi era nato il 7 settembre 2000 ed era cresciuto a San Pietro a Patierno, quartiere della periferia nord di Napoli.
Il suo nome era già comparso sulla stampa ben prima della tragedia. La sua era stata raccontata come una storia di riscatto attraverso il lavoro.
Antonio aveva attraversato un’adolescenza difficile e aveva lasciato presto gli studi. Il cambiamento era arrivato quando aveva incontrato il mondo della pizza attraverso un percorso professionale legato all’associazione Scugnizzi e alla Pizzeria dell’Impossibile.
Non fu una parentesi. Quel mestiere divenne la sua strada.
Negli anni Antonio lavorò in diverse zone d’Italia. Tra le esperienze raccontate direttamente da lui figuravano Sassari, Ischia, Monza, Bergamo, Milano e Capri.
Da ragazzo che cercava una seconda possibilità era diventato un pizzaiolo che continuava a spostarsi, imparare e lavorare.
In una precedente intervista aveva spiegato quanto fosse stato importante per lui mettere le mani nell’impasto. Il lavoro gli aveva dato una direzione concreta e la possibilità di lasciarsi alle spalle una fase molto complicata della sua vita.
Il lavoro iniziato giovanissimo e i progetti per il futuro
Antonio aveva cominciato a lavorare quando aveva circa 16 anni.
Nel 2020 si trovava a Bergamo, dove lavorava in pizzeria. Era il periodo segnato dalla pandemia e dalle fortissime difficoltà vissute dal settore della ristorazione. Anche allora la sua vicenda aveva attirato attenzione perché raccontava quella di un ragazzo napoletano arrivato al Nord per costruirsi un futuro con il proprio mestiere.
Negli anni successivi le esperienze professionali erano continuate.
Nel 2025 Antonio aveva raccontato anche di avere nuovi progetti lavorativi e di guardare alla possibilità di un’esperienza in Svizzera.
Sono elementi importanti per comprendere chi fosse, senza trasformare la sua vita soltanto nelle ultime ore prima della morte. Dietro la cronaca dell’incidente c’era un ragazzo che lavorava da anni e che aveva costruito proprio intorno alla pizza gran parte della propria identità adulta.
Antonio Nardi era padre di due bambine
C’è anche un aspetto più privato della sua vita che Antonio stesso aveva reso pubblico.
Il ragazzo aveva raccontato di essere legato da molti anni alla propria compagna. Non solo. Era anche padre di due bambine, che un anno fa avevano rispettivamente due e tre anni.
Cos’è successo nella notte del 16 settembre
L’incidente è avvenuto intorno alle 2 della notte del 16 settembre 2026.
Antonio Nardi viaggiava su uno scooter insieme ad altre due persone. Secondo le ricostruzioni disponibili, non era lui a guidare il mezzo.
Quando lo scooter ha incrociato una pattuglia della Polizia Municipale, il conducente avrebbe accelerato. Poco dopo avrebbe perso il controllo del mezzo.
L’impatto violentissimo
Antonio è stato sbalzato dallo scooter e ha riportato gravi ferite. In particolare, un grave trauma al torace. I soccorritori del 118 lo hanno trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare di Napoli.
Nonostante i tentativi dei sanitari, il 26enne è morto.
Sul luogo dell’incidente sono stati effettuati i rilievi necessari. Tutto allo scopo di ricostruire con precisione la sequenza degli eventi: la presunta tentata rapina e ciò che ancora deve essere chiarito.
È il punto più delicato dell’intera vicenda.
Nelle prime ricostruzioni è comparsa l’ipotesi che lo scooter sul quale viaggiavano i tre giovani si stesse allontanando dopo una presunta tentata rapina.
Ma al momento questo elemento deve essere trattato per quello che è: un aspetto dell’indagine ancora da chiarire.
Il dato sul quale convergono le ricostruzioni è un altro. Lo scooter si è allontanato alla vista della pattuglia e poco dopo il conducente ha perso il controllo.
Gli investigatori stanno cercando di stabilire cosa fosse accaduto.
Sono proprio questi gli interrogativi ai quali dovranno rispondere gli accertamenti.
Gli altri due occupanti dello scooter
Anche sulla posizione degli altri due giovani presenti sul mezzo rimangono aspetti da ricostruire.
Alcune ricostruzioni hanno riferito che dopo l’incidente gli altri due occupanti si sarebbero allontanati. Si tratta però di un particolare che deve essere inserito con prudenza, perché non tutte le prime fonti sulla vicenda lo riportano nello stesso modo.
Gli investigatori stanno lavorando sulla dinamica e sulle responsabilità individuali.
Eventuali testimonianze e immagini registrate dalle telecamere presenti nella zona potrebbero aiutare a chiarire cosa sia accaduto prima e immediatamente dopo lo schianto.
Il dolore sui social: amici e conoscenti ricordano Antonio
La notizia della morte di Antonio Nardi si è diffusa rapidamente anche sui social.
Sono comparsi messaggi di cordoglio, fotografie e ricordi da parte di persone che lo conoscevano. Il tratto che ritorna maggiormente nei racconti pubblicati nelle ore successive alla tragedia riguarda il suo lavoro e il percorso compiuto negli anni.
Antonio viene ricordato prima di tutto come pizzaiolo e come un ragazzo che aveva cercato attraverso quel mestiere di cambiare direzione alla propria vita.
È significativo perché non si tratta di un’immagine costruita soltanto dopo la tragedia. La stessa storia era già stata raccontata quando Antonio era vivo, nelle interviste dedicate al suo percorso professionale.
C’è però un limite importante. Non tutti i commenti pubblicati su Facebook, Instagram o TikTok sono verificabili nella loro origine e nel loro contesto. Per questo non è corretto trasformare singole frasi circolate online in testimonianze certe né attribuire dichiarazioni ad amici o familiari senza poterle confermare.
Quello che invece appare chiaro è il forte impatto che la notizia ha avuto tra chi lo conosceva e nell’ambiente nel quale Antonio era cresciuto.
Una vita che non può essere raccontata soltanto attraverso quella notte
Il rischio, davanti a una tragedia come questa, è che tutto ciò che una persona è stata venga ridotto agli ultimi minuti della sua vita.
La storia di Antonio Nardi era cominciata molto prima dello scooter, della fuga e dello schianto.
C’erano stati gli anni difficili, il corso professionale, le prime pizze, le esperienze lontano da Napoli, il lavoro iniziato da adolescente. Poi una compagna, due bambine e l’idea di continuare a crescere professionalmente.
Adesso resta un’indagine che dovrà ricostruire senza scorciatoie cosa sia realmente accaduto nella notte del 16 settembre.
Ed è proprio per questo che, accanto al dolore, serve prudenza.
FAQ
Quanti anni aveva Antonio Nardi?
Antonio Nardi aveva 26 anni. Era nato il 7 settembre 2000.
Che lavoro faceva Antonio Nardi?
Era un pizzaiolo. Aveva iniziato a imparare il mestiere da adolescente e aveva lavorato negli anni in diverse città italiane.
Dov’è avvenuto l’incidente in cui è morto Antonio Nardi?
L’incidente è avvenuto nella notte del 16 settembre 2026 in via Nuova detta Casoria, nell’area di San Pietro a Patierno, a Napoli.
Antonio Nardi guidava lo scooter?
Secondo le ricostruzioni disponibili, Antonio Nardi era uno dei passeggeri e non il conducente del mezzo.
È confermato che Antonio Nardi avesse partecipato a una rapina?
No. Nelle prime ricostruzioni si parla di una presunta tentata rapina, ma le circostanze precedenti alla fuga sono ancora oggetto di accertamento.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






