A oltre mille metri di quota, il pastificio lega grano italiano, acqua delle sorgenti e memoria dell’Amatriciana a un progetto che continua a evolvere.
Raccontare di nuovo il Pastificio Strampelli avrebbe poco senso se significasse limitarsi a ripetere che si trova ad Amatrice, a più di mille metri di altitudine. Quella è la fotografia di partenza. La parte più interessante, oggi, è osservare come l’azienda stia cercando di trasformare quella posizione geografica in un sistema riconoscibile: ingredienti italiani, formati legati alla cucina locale, una Denominazione Comunale e iniziative che riportano l’Amatriciana dentro un racconto contemporaneo del territorio.
Un pastificio che usa il luogo come ingrediente
Lo stabilimento sorge in località Collegentilesco, frazione di Amatrice, nel paesaggio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. L’azienda dichiara di lavorare semole di grano duro di origine 100% italiana, miscelate con l’acqua delle vicine sorgenti del Monte Pizzuto e del Monte Velino. La pasta viene essiccata lentamente a bassa temperatura, con l’obiettivo di ottenere una superficie ruvida e porosa.
Sono elementi che, presi uno per uno, appartengono al lessico classico della pasta artigianale. Insieme, però, assumono un significato più preciso perché vengono ricondotti ad Amatrice e alle sue preparazioni. Non a caso il catalogo dei formati comprende spaghetti, bucatini e spaghetti quadrati ad archetto, insieme a rigatoni, mezze maniche, penne triangolari e fusilloni.
L’archetto non è soltanto una forma
Il formato ad archetto è uno dei dettagli con cui Strampelli cerca di rendere immediatamente riconoscibile il legame con la cucina locale. Gli spaghetti ad archetto vengono presentati dall’azienda come un formato particolarmente legato all’Amatriciana, mentre i bucatini richiamano uno dei binomi più radicati nella tradizione del piatto. La forma diventa quindi una specie di firma: non cambia soltanto l’aspetto nella confezione, ma orienta il consumatore verso una storia gastronomica precisa.
Questo non significa rinchiudere il prodotto in una sola ricetta. Rigatoni, mezze maniche, fusilloni e penne triangolari allargano l’uso della pasta, ma il centro narrativo resta dichiaratamente Amatrice. È un equilibrio delicato: essere riconoscibili per un’origine senza diventare prigionieri di un’unica preparazione.
La De.Co. come conferma di una relazione locale
A rafforzare questo rapporto c’è il riconoscimento De.Co. del Comune di Amatrice. La Denominazione Comunale non funziona come una certificazione europea DOP o IGP: opera su un piano locale e serve a legare un prodotto, una pratica o una produzione alla comunità che la riconosce come propria. Nel caso della Pasta Strampelli, l’azienda sottolinea che il riconoscimento ha formalizzato ingredienti, origine locale e composizione, avvalorandone la tipicità.
Per un’impresa che ha scelto di produrre proprio qui, il valore della De.Co. è soprattutto narrativo e territoriale. Dice che il nome Amatrice non è soltanto un riferimento commerciale stampato sulla confezione pacco, ma una relazione che il Comune ha deciso di riconoscere.
Da Nazareno Strampelli alla pasta di oggi
Il nome del pastificio richiama Nazareno Strampelli, l’agronomo che nei primi decenni del Novecento sviluppò a Rieti un programma pionieristico di miglioramento genetico del frumento. L’azienda lega a quella figura l’idea di ricerca applicata al grano e ricorda il lavoro che portò ai cosiddetti “Grani della Vittoria”. Non è una continuità produttiva diretta, ma un riferimento culturale a una storia agricola che appartiene allo stesso territorio.
È un collegamento che rende il progetto meno prevedibile del classico racconto “pasta più tradizione”. Da una parte ci sono ricette antiche e formati familiari, dall’altra la memoria di un ricercatore che lavorava per cambiare il frumento. Tradizione e innovazione, in questo caso, non sono due slogan contrapposti: convivono già nella storia a cui il marchio ha scelto di richiamarsi.
L’Amatriciana torna a essere un evento
Nel 2026 il pastificio è stato coinvolto nella prima Giornata Internazionale dell’Amatriciana, tre giorni dedicati al piatto e al territorio. La Pasta Strampelli è stata utilizzata negli show cooking realizzati dall’ARAM, l’Associazione dei Ristoratori e Albergatori di Amatrice, insieme ai docenti del Corso di Laurea in Scienze e Culture Enogastronomiche di Roma Tre. Il tema non era soltanto celebrare una ricetta famosa, ma raccontarne anche gli ingredienti e il rapporto con la comunità.
Per Strampelli è un passaggio significativo: il prodotto esce dalla confezione e rientra nel luogo da cui nasce, diventando parte di un momento di divulgazione, cucina e identità locale. È forse qui che si vede meglio l’evoluzione del progetto. Il pastificio non prova soltanto a vendere pasta prodotta ad alta quota, ma a costruire attorno a quella pasta un contesto che renda Amatrice riconoscibile anche oltre l’Amatriciana intesa come semplice ricetta.
Una pasta che deve viaggiare senza perdere l’indirizzo
Il nodo, per un marchio così legato al territorio, è sempre lo stesso: crescere senza rendere intercambiabile ciò che produce. Strampelli risponde insistendo su pochi elementi molto chiari: il luogo di produzione, il grano italiano, l’acqua delle sorgenti, la lenta essiccazione, i formati che richiamano la cucina amatriciana e il riconoscimento De.Co.
È una strategia meno rumorosa di molte operazioni di branding, ma più difficile da sostenere nel tempo: ogni nuovo prodotto e ogni nuova iniziativa devono continuare a sembrare nati lì, non semplicemente etichettati lì. Se il progetto riuscirà a mantenere questo filo mentre amplia la propria presenza, allora quei mille metri di altitudine smetteranno di essere soltanto un dato suggestivo. Diventeranno davvero parte del linguaggio dell’azienda.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






