È morto Jehuda Aharon Widawski, aveva 107 anni: sopravvisse al ghetto di Łódź e ad Auschwitz, poi salvò migliaia di tombe ebraiche

Daniela Devecchi

È morto Jehuda Aharon Widawski, aveva 107 anni: sopravvisse al ghetto di Łódź e ad Auschwitz, poi salvò migliaia di tombe ebraiche

È morto a 107 anni Jehuda Aharon Widawski. Non un ebreo qualsiasi. Era il più anziano superstite dell’Olocausto residente in Israele. Aveva attraversato il ghetto di Łódź, Auschwitz-Birkenau e poi Friedland. Ma la sua storia non finisce con la liberazione del 1945. Anzi, una parte decisiva della sua vita arrivò molto più tardi, quando tornò in Polonia e iniziò a occuparsi delle tombe ebraiche dimenticate o difficili da ritrovare.

Widawski era nato nel 1919 a Turek, in Polonia. La guerra lo colpì quando era ancora giovane e lo trascinò dentro uno dei capitoli più duri della storia europea. Perse diversi familiari nei campi nazisti, riuscì a sopravvivere insieme a un fratello e, terminato il conflitto, ripartì praticamente da zero.

Dal ghetto di Łódź ad Auschwitz

La famiglia Widawski si era trasferita a Łódź, città dove Jehuda lavorava nel settore tessile. A causa dell’occupazione nazista e al trattamento che subì lui, assieme ad altri, venne costretto a ritirarsi, assieme ala sua famglia, nel ghetto ebraico.

Questo fino a quando, nel 1944, lasciò la città su un trasporto diretto ad Auschwitz-Birkenau. Era insieme ad altri membri della famiglia. I suoi genitori non sopravvissero, così come alcuni dei fratelli e delle sorelle.

Jehuda e il fratello Yehoshua superarono invece la selezione.

La permanenza ad Auschwitz non fu lunga. Furono trasferiti poco dopo nel campo di Friedland, collegato al sistema di Gross-Rosen, dove i prigionieri venivano impiegati anche in lavori destinati alla produzione aeronautica.

Friedland e la liberazione

A Friedland gli venne chiesto, come ad altri detenuti, quale lavoro sapesse fare.

Molti prigionieri cercavano di dichiarare una competenza che potesse renderli utili agli occhi dei tedeschi. Widawski disse invece di essere un commerciante. Una risposta semplice, apparentemente poco vantaggiosa.

In seguito raccontò che proprio quella sincerità era stata notata.

Rimase nel campo fino alla liberazione, arrivata nel maggio del 1945. Aveva 25 anni.

La guerra era finita, almeno formalmente. Per chi usciva dai campi, però, c’era un’altra questione da affrontare: capire chi fosse ancora vivo, dove andare, cosa fosse rimasto delle case e delle famiglie lasciate anni prima.

Widawski tornò a Łódź.

Il ritorno a casa

A Łódź trovò una realtà completamente diversa da quella che ricordava. La sua casa non era più disponibile e buona parte della famiglia era stata uccisa.

Riprese comunque a lavorare nel tessile.

Negli anni successivi sposò Dobrish, detta Dorka, anche lei sopravvissuta alle persecuzioni naziste. Ebbero un figlio, Abraham.

Nel 1950 decisero di lasciare la Polonia e trasferirsi in Israele. Si stabilirono a Tel Aviv, dove nacque anche la figlia Leah.

Widawski continuò a lavorare. Prima ancora nel tessile, poi anche nel commercio di ricambi per automobili.

Avrebbe potuto chiudere lì il rapporto con la Polonia. Non lo fece.

Quel viaggio del 1978

Nel 1978 Widawski tornò a Łódź. Cercava la tomba della nonna.

La visita al cimitero ebraico della città lo mise davanti a una situazione che lo colpì profondamente: molte sepolture erano difficili da individuare, alcune lapidi avevano bisogno di essere recuperate, altre rischiavano di sparire del tutto.

Da una ricerca familiare nacque così un impegno molto più ampio.

Widawski cominciò a occuparsi di documenti, registri e vecchie indicazioni sulle tombe. Non era un lavoro astratto. Bisognava mettere insieme nomi, date e posizioni, confrontare le informazioni e ritrovare fisicamente le sepolture.

Nel corso degli anni contribuì all’identificazione di oltre 3.000 tombe.

Il suo nome è legato anche alla Fundacja Monumentum Iudaicum Lodzense, impegnata nella conservazione del cimitero ebraico di Łódź e del patrimonio storico della comunità ebraica cittadina.

Le tombe e i nomi ritrovati

Quella delle sepolture diventò una parte centrale della sua attività.

Widawski non lavorò soltanto a Łódź. Partecipò anche a iniziative in altre zone della Polonia, comprese ricerche legate alle tombe di rabbini e alle comunità chassidiche.

A Sochaczew contribuì ai lavori sulle sepolture di importanti figure religiose e alla ricostruzione dell’ohel, la struttura che protegge alcune tombe della tradizione ebraica.

C’è anche un dettaglio meno noto ma significativo. Alcune antiche tavole con i nomi delle persone sepolte nel vecchio cimitero ebraico di Łódź erano sopravvissute alla guerra ed erano arrivate in Israele. Widawski mise quel materiale a disposizione per il lavoro di trascrizione e conservazione.

In quelle tavole comparivano migliaia di nomi.

Per lui la memoria passava soprattutto da lì: restituire un nome preciso a una persona precisa. Il lavoro svolto negli anni gli portò anche importanti riconoscimenti.

La famiglia e gli ultimi anni

La moglie Dorka morì nel 2000.

Widawski continuò comunque a prendere parte alle iniziative sulla memoria della Shoah. Nel 2019, quando aveva ormai compiuto cento anni, era ancora presente alle commemorazioni per il 75° anniversario della liquidazione del ghetto di Łódź. Non tornava più da deportato. Tornava per cercare nomi e tombe. È morto a 107 anni.

FAQ su Jehuda Aharon Widawski

Quanti anni aveva Jehuda Aharon Widawski quand’è morto?

Aveva 107 anni.

Dov’era nato Jehuda Widawski?

Era nato nel 1919 a Turek, in Polonia.

Jehuda Widawski era sopravvissuto ad Auschwitz?

Sì.
Quando si trasferì in Israele?

Widawski si trasferì in Israele nel 1950 con la famiglia e visse a Tel Aviv.