Chi arriva all’ultima mezz’ora di Vermiglio ha in testa una domanda sola. Che fine ha fatto Pietro, il soldato siciliano comparso in paese con un commilitone ferito sulle spalle, che se n’era andato promettendo di tornare presto.
Rai 3 manda in onda il film di Maura Delpero stasera, sabato 12 settembre, alle 21.20. È il titolo che nel 2024 ha vinto il Leone d’argento a Venezia e che l’anno dopo ha travolto i David di Donatello. Da qui in avanti si entra nel finale: chi non l’ha ancora visto è avvisato.
Il forestiero che nessuno voleva e che tutti finiscono per accettare
Siamo nel 1944, in un paese della Val di Sole dove la guerra arriva solo di rimbalzo, attraverso le lettere e la radio. Pietro Riso, interpretato da Giuseppe De Domenico, sbuca dalla montagna portando in salvo Attilio, figlio della zia Cesira, uno del posto. Quel gesto gli compra il diritto di restare.
Non parla quasi. Non spiega da dove viene. Il paese lo guarda di traverso — è siciliano, è un soldato che non combatte più, è una variabile — ma la famiglia del maestro Cesare Graziadei (Tommaso Ragno) gli apre la porta. E Lucia, la figlia maggiore, interpretata da Martina Scrinzi, lo nota prima ancora che lui si accorga di lei.
È un dettaglio che conta più di quanto sembri: è Lucia a scegliere Pietro, non il contrario. Si innamorano, lei resta incinta, si sposano. La festa di matrimonio cade quasi in contemporanea con l’annuncio della fine della guerra. Il mondo trova la pace nello stesso istante in cui questa famiglia comincia a perderla.
Come muore Pietro: due colpi in una volta sola
Finita la guerra, Pietro decide di tornare in Sicilia. Vuole far sapere ai suoi di essere vivo. Promette a Lucia che sarà questione di poco.
Poi il silenzio.
Passano settimane, poi mesi. Nessuna lettera. Nessun cenno. La verità non arriva da un telegramma né da un messaggero: arriva da un giornale, in cucina, davanti a tutti. Pietro è morto. E Pietro era già sposato.
La donna che lo ha ucciso è la moglie che aveva in Sicilia, Anna Pennisi, a cui presta il volto Sara Serraiocco. Delpero non mostra niente di quel delitto. Nessuna ricostruzione, nessun flashback. La morte di Pietro esiste solo come inchiostro su una pagina, ed è una scelta precisa: allo spettatore viene concesso esattamente quello che viene concesso a Lucia, cioè poche righe stampate e un intero matrimonio da riconsiderare da capo.
Il tradimento e il lutto la colpiscono nello stesso momento. Non può nemmeno piangerlo come si deve, perché scopre di aver pianto un uomo che non conosceva.
Lucia parte per la Sicilia, e trova un’altra vedova
Nel frattempo nasce Antonia. Lucia non riesce ad avvicinarsi a quella bambina: il dolore la spinge in un punto molto buio, e a tirarla fuori è il fratello Dino.
La ripresa è lenta. A un certo punto Lucia affida la piccola all’istituto in cui lavora la sorella Ada, che intanto ha preso i voti, e scende in Sicilia. Non va a cercare Pietro — Pietro non c’è più. Va a cercare la parte di verità che lui le aveva tenuto nascosta.
Visita la tomba. E incontra la prima moglie.
Qui Vermiglio fa la cosa meno prevedibile di tutto il film: non c’è lo scontro tra le due donne che chiunque si aspetterebbe. Delpero ha spiegato che tra loro si forma una solidarietà muta. Sono due vedove, due madri, due persone travolte dalle decisioni dello stesso uomo. Lucia era partita per guardare in faccia l’assassina di suo marito e si ritrova davanti una donna sola, con dei figli, tradita esattamente come lei.
Il finale la vede andare a servizio in città, presso una famiglia di signori, con l’idea di tornare a riprendersi la figlia. Non è un lieto fine. È qualcosa di più sobrio: una donna che ricomincia a decidere per sé.
Quanto c’è di vero nella famiglia Graziadei
La domanda gira parecchio, e la risposta è a metà strada. Vermiglio non è tratto da una storia vera in senso stretto: Lucia, Pietro e Antonia non sono persone realmente esistite a cui sia successo quello che si vede sullo schermo.
Però il film nasce da una famiglia precisa, quella della regista. Delpero ha cominciato a scriverlo dopo la morte del padre, nato in quel paese. “Vermiglio è il villaggio montano del Trentino-Alto Adige dove è nato mio padre”, ha raccontato durante la promozione americana del film. Il maestro Cesare porta dentro molto del nonno, che nel paese era una figura di riferimento. Il piccolo Pietrin porta qualcosa del padre.
Il resto è invenzione costruita su terreno vero. In fase di preparazione Delpero ha intervistato gli abitanti, ha girato in dialetto trentino e ha mescolato attori professionisti e gente del posto, chiedendo ai primi di imparare dai secondi.
Un Leone d’argento, sette David e un record
Il percorso del film è stato quello che si dice una cavalcata. Leone d’argento a Venezia nel 2024, candidatura ai Golden Globe, designazione come film italiano per gli Oscar 2025 — anche se poi la cinquina finale è rimasta fuori portata.
Il colpo grosso è arrivato ai David di Donatello 2025: tredici candidature, sette statuette. Miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale, miglior produttore, miglior casting, fotografia a Mikhail Krichman e suono. Con quel premio alla regia Maura Delpero è diventata la prima donna a vincerlo in settant’anni di storia del David.
In sala il film ha raccolto poco meno di 2,4 milioni di euro e quasi 280mila spettatori, a fronte di un costo di produzione di circa 4,2 milioni.
Le domande che si fanno tutti
Chi uccide Pietro in Vermiglio?
La prima moglie siciliana, Anna Pennisi, interpretata da Sara Serraiocco. La notizia raggiunge la famiglia Graziadei attraverso un articolo di giornale, e il film non mostra mai la scena.
Perché Pietro torna in Sicilia?
Per far sapere ai suoi familiari di essere sopravvissuto alla guerra. A Lucia promette un’assenza breve. In realtà in Sicilia lo aspettava un matrimonio di cui non aveva mai parlato a nessuno.
Che fine fa Antonia, la figlia di Lucia?
Viene affidata a un istituto in cui lavora Ada, la sorella di Lucia diventata suora. Lucia parte per andare a servizio in città con l’intenzione dichiarata di tornare a riprenderla.
Vermiglio esiste davvero?
Sì, è un comune della Val di Sole in provincia di Trento, ed è il paese natale del padre della regista. Le riprese si sono svolte lì, oltre che a Carciato e Comasine, tra agosto e dicembre 2023.
Dove si può rivedere il film dopo la messa in onda?
Oltre alla prima serata di Rai 3, il titolo è generalmente disponibile su RaiPlay nei giorni successivi alla trasmissione.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






