È morto Bruno Vietina, lutto a Forte dei Marmi: fondò Maitò e Madeo, conquistò la stella Michelin e portò la cucina versiliese a Hollywood

Daniela Devecchi

È morto Bruno Vietina, lutto a Forte dei Marmi: fondò Maitò e Madeo, conquistò la stella Michelin e portò la cucina versiliese a Hollywood

Forte dei Marmi perde uno dei personaggi che ne hanno scritto la storia a tavola. Bruno Vietina è morto giovedì 10 settembre 2026. Cuoco, ristoratore e imprenditore, aveva fondato il Maitò e portato la sua cucina fino in California. Nel mezzo ci sono una stella Michelin, locali celebri, serate diventate leggendarie e quelle penne al pomodoro che Gianni Agnelli volle far preparare persino sulla propria barca.

La salma è stata composta nella Sala del Saluto della Croce Verde di Forte dei Marmi. La messa di suffragio sarà celebrata venerdì 11 settembre alle 14.30 nella chiesa di Sant’Ermete. La causa della morte non è stata resa nota.

Il lutto a Forte dei Marmi

La notizia è arrivata in una giornata già dolorosa per la comunità fortemarmina, scossa anche dalla morte di Roberto Santini, storico proprietario del Bagno Piero. Due nomi diversi, ma entrambi legati a quel modo di accogliere e vivere il Forte che lo ha reso famoso ben oltre i confini della Toscana.

Vietina non era soltanto l’uomo del Maitò. Fu uno degli artefici di una stagione irripetibile: quella in cui sul lungomare si incontravano industriali, attori, cantanti, sportivi e famiglie arrivate per trascorrere le vacanze nelle ville. Lui sapeva farli sentire a casa. Li accoglieva, li osservava, ne anticipava i gusti. E soprattutto cucinava.

Chi era Bruno Vietina

Nato a Montignoso nel 1939, Bruno Vietina veniva da una famiglia di contadini. La sua prima scuola non fu una cucina elegante, ma il lavoro nei campi.

A sedici anni trovò un posto come operaio metalmeccanico in una cooperativa che produceva cuscinetti a sfera per la RIV di Giovanni Agnelli. Durò poco. Dopo appena tre mesi rimase senza lavoro e fu costretto a ripartire.

Entrò al Picnic di Forte dei Marmi, il locale che in seguito sarebbe diventato il Bistrot, e cominciò come aiuto pizzaiolo. Nel 1964 si sposò e andò a Milano per cercare un’occupazione più sicura. La sua vita, però, avrebbe preso tutt’altra strada.

Durante un ritorno a Montignoso, dal barbiere sentì parlare di un locale sul mare messo in vendita. Servivano due milioni di lire. Lui, come avrebbe ricordato molti anni dopo, aveva tremila lire in banca e un assegno da ottocentomila ancora da versare. Mise sul tavolo tutto ciò che possedeva e firmò la caparra.

Un salto nel buio. Da quel rischio nacque il Maitò.

L’apertura del Maitò

Il Maitò aprì a Pasqua del 1965. Il debutto non fu tranquillo: nel locale vennero organizzati due pranzi di nozze e, il giorno seguente, arrivò un gruppo di circa quaranta persone.

Vietina non era pronto a riceverle tutte insieme. Indicò il banco degli antipasti e invitò gli ospiti a cominciare a servirsi. Quella scena improvvisata anticipò una caratteristica che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera: trovare una soluzione anche quando la situazione sembrava sfuggirgli di mano.

Il ristorante si riempì in fretta. Per rendere meno noiosa l’attesa, Bruno cominciò a offrire un bicchiere di champagne e alcune focaccine a chi aspettava che si liberasse un tavolo. Le focaccine piacquero tanto da finire stabilmente nel servizio del pane.

Nel 1967 il Maitò ottenne la stella Michelin, la prima assegnata a un ristorante di Forte dei Marmi. Per un locale aperto appena due anni prima era un risultato enorme.

Perché lo chiamò Maitò

Dietro quel nome breve c’era un ricordo di famiglia. Bruno spiegò che Maitò univa “Ma’”, mamma, e “itò”, ricavato dal soprannome Cicciò appartenuto alla nonna.

Il termine, nato quasi come una parola pronunciata da un bambino, diventò un marchio conosciuto in tutta la Versilia. Poi arrivò sulle tavole americane, insieme alle ricette e al modo di ricevere gli ospiti che Vietina aveva imparato al Forte.

Le penne diventate leggenda

Le penne alla Maitò erano semplici soltanto in apparenza. Pomodoro, aglio, basilico, burro e formaggio: pochi ingredienti, lavorati in maniera precisa.

Bruno raccontava di averle preparate per la prima volta nel 1963, quando lavorava ancora al Bistrot. Durante una pausa schiacciò un po’ di pomodoro, aggiunse aglio e basilico e terminò la cottura delle penne direttamente nella salsa. Alla fine mise burro e formaggio.

Un conoscente, ricordato con il nome di Flagomio, assaggiò quel pranzo nato quasi per caso. Ne rimase colpito e poco dopo, incontrando Gianni Agnelli alla Capannina, gli parlò della ricetta. Tornò da Bruno insieme all’Avvocato. Agnelli provò le penne e volle conoscere gli ingredienti per poterle far cucinare a bordo della sua barca.

Il piatto attraversò gli anni senza uscire di scena. Lo mangiarono Sophia Loren e Carlo Ponti, Mina, Fred Bongusto, Ray Charles, Robert De Niro, Al Pacino, membri delle famiglie Agnelli e Moratti. Ognuno arrivava con la propria storia; sul tavolo, però, tornavano sempre quelle penne rosse e cremose.

I ristoranti della famiglia Vietina

Tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, Bruno e il fratello Alfio Vietina costruirono un vero sistema di locali. Oltre al Maitò, la loro attività si intrecciò con nomi come Bistrot, Madeo, Caffè Principe e La Capannina.

In alcuni periodi la famiglia arrivò a coordinare più di 170 dipendenti. Non si lavorava solamente d’estate. Bruno aveva capito che Forte dei Marmi poteva vivere anche nei mesi freddi, quando i clienti di Carrara attraversavano la costa diretti ai cinema e ai ristoranti di Viareggio.

Tenendo il Maitò aperto d’inverno, riuscì a convincerne molti a fermarsi. C’era chi cenava prima del film e chi tornava dopo lo spettacolo per mangiare ancora. Il ristorante disponeva di un permesso particolare, concesso anche alla Capannina, che gli permetteva di restare aperto fino alle cinque del mattino.

Erano notti lunghe. Il Forte, allora, somigliava a un club nel quale tutti finivano prima o poi per incontrarsi.

La crisi e la ripartenza

La vita di Vietina non fu una fila ininterrotta di successi. Lui stesso parlò senza nascondersi del rapporto con il gioco d’azzardo, che lo portò a perdere una parte rilevante di quanto aveva costruito. I locali e le proprietà furono venduti uno dopo l’altro.

La possibilità di ricominciare si presentò una sera al Maitò. Bruno si si fermò a parlare con Fabrizio De André e con il pittore Gianni Manganelli. Quest’ultimo gli disse che un imprenditore romano, Luca Valerio, voleva aprire un ristorante a Beverly Hills.

L’incontro avvenne a casa di Adriano Panatta, insieme a Paolo Villaggio. Pochi giorni prima del Natale 1983 arrivò l’accordo. Il 9 gennaio 1984 Vietina salì su un aereo diretto negli Stati Uniti.

Non parlava inglese. Il primo menu lo scrisse a penna, in italiano.

La conquista di Hollywood

A Pasqua aprì Il Giardino. Dopo poco più di un mese, davanti al ristorante si fermavano già le limousine. La cucina toscana di Vietina aveva trovato casa a Los Angeles.

In seguito arrivò il Madeo americano, gestito con il fratello Alfio e con gli altri membri della famiglia. Il nome era un omaggio al nonno Amedeo. L’esperienza si allargò e coinvolse, in momenti diversi, Beverly Hills, West Hollywood, San Pedro, San Diego e New York.

Ai tavoli passarono Elizabeth Taylor, Richard Gere, Sophia Loren e molti altri protagonisti dello spettacolo. Bruno non cambiò pelle per piacere a Hollywood: portò in California quello che sapeva fare, dalle preparazioni toscane all’attenzione riservata a ogni ospite.

Anche il figlio Cesare Vietina ha proseguito il mestiere nella ristorazione di Los Angeles. La storia iniziata sulla costa versiliese è diventata così un’attività di famiglia capace di attraversare l’oceano e più generazioni.

Il premio alla carriera

Nel 2018 Bruno Vietina ricevette il Premio Versilia Gourmet – Champagne Bergère alla carriera. Il riconoscimento celebrava tanto il lavoro svolto nei ristoranti del Forte quanto il successo ottenuto negli Stati Uniti.

La sua eredità rimane anche nei cuochi cresciuti al suo fianco. Tra questi c’è Gaio Giannelli, titolare del Pozzo di Bugia, che considerava Vietina uno dei propri maestri.

Dopo circa sessant’anni trascorsi fra cucine e sale, Bruno si era ritirato ed era tornato a vivere a Forte dei Marmi con la moglie. Continuava a partire ogni tanto per gli Stati Uniti, dove si trovavano diversi suoi familiari.

I funerali di Bruno Vietina

Chi vorrà salutarlo potrà raggiungere la Sala del Saluto della Croce Verde di Forte dei Marmi, dove è stata composta la salma.

La funzione religiosa è fissata per venerdì 11 settembre 2026 alle ore 14.30, nella chiesa di Sant’Ermete.

Se ne va un uomo partito dai campi di Montignoso con pochissimo denaro e arrivato nelle sale frequentate dai divi di Hollywood. Nel mezzo resta il Maitò, una stella Michelin e un piatto di penne che, più di sessant’anni dopo, porta ancora il nome della sua prima grande scommessa.

FAQ

Quando è morto Bruno Vietina?

Bruno Vietina è morto giovedì 10 settembre 2026.

Quanti anni aveva Bruno Vietina?

Era nato nel 1939. Non essendo disponibile la data completa di nascita, aveva 86 oppure 87 anni.

Dove era nato Bruno Vietina?

Era originario di Montignoso, in provincia di Massa-Carrara.

Quando si terranno i funerali?

La messa di suffragio sarà celebrata venerdì 11 settembre alle 14.30 nella chiesa di Sant’Ermete a Forte dei Marmi.

Dove si trova la salma?

La salma è stata composta nella Sala del Saluto della Croce Verde di Forte dei Marmi.

Qual è la causa della morte?

La causa della morte di Bruno Vietina non è stata comunicata.

Quale ristorante aveva fondato?

Vietina fondò il Maitò di Forte dei Marmi, aperto nel 1965 e premiato con una stella Michelin nel 1967. Il suo nome è legato anche al Madeo e ad altri locali aperti o gestiti dalla famiglia in Italia e negli Stati Uniti.

Chi inventò le penne alla Maitò?

Fu Bruno Vietina a idearle. Secondo il suo racconto, la prima preparazione risale al 1963, quando lavorava ancora al Bistrot.