C’è un numero che l’ammiraglio ripete ogni volta che ne ha l’occasione, e che spiega perché il suo lavoro riguardi anche chi il mare non lo vede mai: attraverso i cavi sottomarini passa il 99% delle comunicazioni digitali del pianeta.
Quel dato, insieme a un altro — il 90% del commercio mondiale viaggia via nave — è la cornice dentro cui Giuseppe Berutti Bergotto ha impostato il proprio mandato alla guida della Marina Militare italiana.
Chi è, in breve
Formia, marzo 1963. Oggi ha 63 anni e siede al vertice della Forza Armata: 33° Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, in carica da poco meno di un anno.
Al posto ci è arrivato per decisione del Consiglio dei Ministri, che ne approvò la nomina il 28 ottobre 2025. A proporlo era stato Guido Crosetto, con il parere favorevole del generale Luciano Portolano, che della Difesa è il capo di Stato Maggiore. Due settimane più tardi, il 6 novembre, l’incarico è diventato effettivo.
Prima di lui c’era Enrico Credendino, che la Marina l’aveva guidata per quattro anni.
La cerimonia del passaggio di consegne meritava il posto in cui si è svolta: il ponte di Nave Trieste, ormeggiata a Civitavecchia. Crosetto, quel giorno, parlò di un uomo delle istituzioni con un profilo umano e professionale di altissimo livello.
Quarant’anni cominciati a Livorno
Tutto parte dall’Accademia Navale di Livorno, dove entra dopo la maturità scientifica e dove resta quattro anni, dal 1982 al 1986, uscendone con una laurea in Scienze Marittime e Navali.
Poi il mare vero. La fregata Libeccio, dove si occupa del servizio armi, e subito dopo la Maestrale: gli anni in cui un ufficiale impara il mestiere stando a bordo, e non c’è altro modo di impararlo.
Da lì in avanti arrivano i comandi che contano: la fregata lanciamissili Scirocco, il cacciatorpediniere Andrea Doria, e successivamente la Seconda Divisione Navale e il Comitmarfor, il comando italiano delle forze marittime.
La formazione, però, non si è mai fermata. Berutti Bergotto ha frequentato il corso Strategy & Policy allo US Naval War College di Newport e il Senior Course al NATO Defence College, ottenendo anche master e dottorato in ambito marittimo e della sicurezza. E ha fatto una cosa che pochi ufficiali italiani possono vantare: ha insegnato all’Accademia Navale degli Stati Uniti ad Annapolis.
Sophia, il Mediterraneo e la gestione del personale
C’è un incarico che ricorre due volte nel suo curriculum, ed è quello che lo ha reso noto anche fuori dagli ambienti militari.
Berutti Bergotto è stato per due volte Force Commander di EUNAVFOR MED “Sophia”, l’operazione europea nata per contrastare i traffici illeciti nel Mediterraneo centrale — dal traffico di esseri umani a quello di armi lungo le rotte nordafricane. Una missione che negli anni ha attraversato polemiche politiche notevoli, e che richiedeva capacità diplomatiche oltre che operative.
Accanto ai comandi in mare, però, la sua carriera è costellata di incarichi di macchina, quelli che gli hanno dato la conoscenza dell’ingranaggio. Dal 2012 al 2016 ha guidato l’Ufficio generale di pianificazione generale e finanziaria dello Stato Maggiore, cioè il posto da cui si decide come vengono spesi i soldi della Marina. Poi, tra il 2018 e il 2020, l’incarico di Comandante Marittimo della Capitale, e nel biennio successivo quello di Direttore per il personale militare — la delega più delicata in una Forza Armata che ha un problema di organici.
Il 16 dicembre 2021 diventa Sottocapo di Stato Maggiore, il numero due. Da lì, quattro anni dopo, al vertice.
Il mare come infrastruttura: la sua visione
Nelle audizioni davanti alle commissioni Difesa di Camera e Senato, nella primavera del 2026, l’ammiraglio ha messo in fila la propria lettura strategica. Ed è una lettura che sposta il baricentro.
Il punto centrale riguarda i fondali marini. Secondo Berutti Bergotto non possono più essere considerati uno spazio remoto: oggi sono una vera e propria infrastruttura strategica, perché ospitano reti energetiche e digitali, rappresentano una potenziale fonte di risorse e sono diventati un terreno di competizione tecnologica e geopolitica.
Da qui la conclusione: per un Paese come l’Italia, fortemente dipendente dall’esterno per energia e materie prime, il controllo del mare coincide con la sicurezza economica, energetica e digitale. Non è una questione militare in senso stretto.
Sul piano operativo i dossier aperti che ha indicato sono principalmente due: le mine nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale del traffico energetico mondiale, e l’integrazione dei sistemi unmanned — i droni, aerei e sottomarini — dentro la flotta.
I problemi che ha ereditato
Nelle stesse audizioni, però, l’ammiraglio non ha nascosto le criticità. E sono di quelle strutturali.
Il sottofinanziamento dell’addestramento, prima di tutto. Poi la carenza di personale, che è probabilmente il nodo più serio: la Marina fatica a reclutare e a trattenere, in un mercato del lavoro dove le competenze tecniche che forma sono contese dal privato. E infine gli arsenali, le infrastrutture di manutenzione, che avrebbero bisogno di un rilancio.
Che non siano questioni astratte lo dimostra quello che è successo pochi giorni fa.
Taranto, due giorni fa
Il 7 settembre Berutti Bergotto è stato a Taranto per un confronto sugli insediamenti della difesa nel territorio ionico, in una fase già complicata dalla vertenza Ilva e dai licenziamenti.
Il segretario territoriale della CISL FP Taranto Brindisi, Umberto Renna, ha definito l’incontro un crocevia per la città, denunciando carenze strutturali e mancanza delle risorse necessarie a garantire i servizi essenziali. Il sindacato ha parlato apertamente di rischio di fermo della flotta e ha chiesto un piano di assunzioni.
Taranto ospita l’Arsenale e una parte consistente della flotta italiana: quello che accade lì, sul personale civile e sulla manutenzione, si riflette direttamente sulla capacità operativa delle navi.
Domande frequenti
Chi è Giuseppe Berutti Bergotto?
Un ammiraglio di squadra della Marina Militare italiana, Capo di Stato Maggiore della Forza Armata dal 6 novembre 2025.
Quanti anni ha?
63. È nato a Formia il 20 marzo 1963.
Da quando è Capo di Stato Maggiore della Marina?
Dal 6 novembre 2025. La nomina era stata approvata dal Consiglio dei Ministri il 28 ottobre.
Chi ha sostituito?
L’ammiraglio Enrico Credendino, alla guida della Marina dall’ottobre 2021.
Che navi ha comandato?
La fregata lanciamissili Scirocco e il cacciatorpediniere Andrea Doria, oltre alla Seconda Divisione Navale.
Cos’è l’operazione Sophia?
EUNAVFOR MED “Sophia” è la missione europea contro i traffici illeciti nel Mediterraneo centrale. Berutti Bergotto ne è stato Force Commander per due volte.
Che studi ha fatto?
Accademia Navale di Livorno con laurea in Scienze Marittime e Navali, poi corsi all’US Naval War College e al NATO Defence College. Ha insegnato ad Annapolis.
Quali sono le priorità del suo mandato?
La sicurezza dei fondali marini, l’integrazione dei droni in flotta, il recupero degli organici e il rilancio degli arsenali.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






