Aveva aperto una coltivazione di fiori per farne bouquet. Con quei fiori, nel settembre 2025, aveva allestito il proprio matrimonio. Undici mesi dopo, gli stessi fiori sono serviti a salutarla.
Simona Libera aveva 37 anni, era di Selvetta di Colorina e viveva a Morbegno con il marito Alessandro Agostinelli. È morta due settimane dopo aver messo al mondo il suo primo figlio.
Un parto senza problemi, poi il mal di testa
Sebastiano è nato domenica 2 agosto, all’Ostetricia dell’ospedale Moriggia Pelascini di Gravedona. Parto naturale, nessuna complicazione, tutto come previsto.
Poi, nella notte, Simona ha cominciato ad accusare un mal di testa. Un fastidio, all’inizio. Nel giro di poche ore quel malessere si è aggravato fino a diventare irreversibile: emorragia cerebrale, coma. Due settimane dopo il cuore si è fermato.
Il bambino sta bene. È l’unica cosa che in questa storia è andata come doveva.
Cosa dice l’ospedale
La struttura ha avviato immediatamente un’inchiesta interna, e il direttore sanitario Pier Paolo Maggioni ha spiegato che il quadro non è ancora delineato.
La sua ricostruzione conferma che il parto si è svolto senza alcun problema e che il neonato è in salute, mentre la madre ha iniziato ad accusare un lieve mal di testa poche ore dopo, nel corso della notte. Su cosa abbia provocato il precipitare della situazione, la direzione sanitaria si dice cauta: più che a un errore umano del personale medico, l’ipotesi che la struttura sta valutando è quella di una patologia pregressa di cui la donna non fosse a conoscenza. Ma, ha aggiunto, prima di sbilanciarsi si attendono gli esiti degli accertamenti.
Cosa dice il marito
Su questo punto la famiglia ha una posizione diversa, e altrettanto netta.
Alessandro Agostinelli sostiene che la moglie non avesse alcuna patologia pregressa e che fosse in ottima salute: una donna sportiva, che fino a pochi anni fa aveva giocato a pallavolo nella Polisportiva Albosaggia, e che durante la gravidanza era stata seguita direttamente dal primario del reparto di Gravedona — in ferie, però, nei giorni del parto.
Secondo quanto gli è stato riferito dai medici, si è trattato di una complicazione rara ma possibile: iniziata con quel mal di testa notturno, sfociata poi nell’emorragia cerebrale e nello stato di coma da cui non è più uscita.
Cos’è la sindrome HELLP
La complicanza di cui i sanitari hanno parlato alla famiglia ha un nome preciso, ed è utile conoscerlo.
Si chiama sindrome HELLP, acronimo che sta per Hemolysis, Elevated Liver enzymes, Low Platelet count — emolisi, aumento degli enzimi epatici, riduzione delle piastrine. È considerata una variante severa della preeclampsia, e si tratta di una complicanza rara della gravidanza che può manifestarsi anche dopo il parto, quando ormai si pensa che il rischio sia passato.
Il quadro clinico può evolvere rapidamente e provocare emorragie, comprese quelle cerebrali. Il sintomo con cui esordisce, spesso, è proprio il mal di testa: un segnale che nelle prime ore appare del tutto banale.
Non spetta a un articolo stabilire cosa sia realmente accaduto: saranno gli accertamenti a chiarirlo. Ma questo è quanto è stato comunicato alla famiglia.
I fiori di Buglio in Monte
C’era un progetto, dietro Simona, ed era nato da un’idea sua.
Nel luglio 2024, insieme ad Alessandro, aveva avviato a Buglio in Monte la “A fior d’acqua flower farm”: una coltivazione di fiori destinati a composizioni e bouquet per eventi. Un’attività piccola, familiare, costruita con sacrificio, che a Simona doveva servire soprattutto a stare dentro la natura.
Ci si è potuta dedicare pochissimo. E al figlio, per nulla.
Nel paese la ricordano con i suoi tre cani, con cui camminava per le strade di Colorina, e con la moto, che usava per attraversare le montagne. Il suo posto era la Corna, il maggengo sopra il paese, dove la famiglia ha una baita.
“Sorry, we are closed”
L’annuncio della chiusura dell’azienda l’ha scritto Alessandro, sulla pagina Facebook della farm. È un testo che non cerca la commozione e proprio per questo la provoca.
Racconta di un 2025 passato a organizzare il matrimonio con i propri fiori, e dei nove mesi successivi trascorsi ad aspettare quello che chiama scherzosamente il futuro erede, destinato a dare una mano nella bassa manovalanza agricola. Poi la morte di Simona, per ragioni che definisce assurde, improvvise e devastanti.
Il bambino, scrive, è arrivato lo stesso e si fa sentire eccome. Ma senza Simona viene a mancare la linfa che teneva in piedi tutto, e le sue energie ora devono andare da un’altra parte.
La frase con cui chiude sono tre parole in inglese: “sorry, we are closed”.
Simona Libera è stata salutata a Morbegno il 19 agosto.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






