Chi cerca sondaggi freschi resterà deluso: dall’ultima rilevazione SWG di lunedì sera non è uscito nulla di nuovo, e il quadro delle intenzioni di voto è quello che conosciamo. Ma sarebbe un errore concludere che non stia succedendo niente.
Sta succedendo eccome, solo che non passa dai numeri. Passa dalla legge elettorale, che tra sette giorni arriva nell’aula del Senato e che potrebbe riscrivere il valore di tutte quelle percentuali.
Il punto sui numeri
Partiamo comunque dalla fotografia, perché serve a capire il resto.
Nell’ultima rilevazione di SWG per il TgLa7, letta lunedì sera da Mentana, la pausa estiva ha lasciato in calo Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle e Forza Italia, mentre sono cresciuti Lega, Alleanza Verdi e Sinistra e ancora una volta Futuro Nazionale. Il Partito Democratico sale al 20,7%, con otto punti di vantaggio sui pentastellati: un dato che pesa nella corsa alla leadership del campo largo.
Il trend aggregato di PolitPro, aggiornato al 1° settembre, colloca Fratelli d’Italia al 26,7%, il PD al 21,4%, il M5S al 12,5%, Forza Italia al 7,5%, Futuro Nazionale al 6,9%, AVS al 6,6% e la Lega al 5,8%.
Il numero che conta più di tutti, però, è un altro: la coalizione di governo si fermerebbe al 45,8% dei seggi. Non basta per governare da soli. Ed è esattamente il motivo per cui la legge elettorale è diventata il campo di battaglia.
Da segnalare anche un dato controcorrente: secondo SWG l’astensione scende al 27%.
Cosa prevede lo Stabilicum
Il testo approvato dalla Camera a luglio disegna un sistema proporzionale corretto da un premio di governabilità.
Funziona così: la lista o coalizione che raggiunge almeno il 42% dei voti ottiene 70 seggi aggiuntivi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama, fino a un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori. Con una condizione stringente: il premio scatta soltanto se la stessa forza politica risulta prima in entrambi i rami del Parlamento. Se gli esiti divergono tra Camera e Senato, o se nessuno tocca il 42%, si applica il proporzionale puro, senza correttivi.
Ci sono poi due elementi che pesano politicamente. Le coalizioni dovranno indicare il nome del candidato premier al momento del deposito del contrassegno, anche se quel nome non comparirà sulla scheda. E sono esentati dalla raccolta firme i partiti che avevano un gruppo parlamentare entro il 31 dicembre 2025: una previsione che favorisce chi è già in Parlamento e penalizza i movimenti nati dopo.
Il rebus del ballottaggio, che cambia ogni dodici ore
Qui la situazione è talmente fluida che le cronache si contraddicono da un giorno all’altro, e vale la pena raccontarlo per quello che è.
Il testo uscito dalla Camera non prevede alcun ballottaggio. Al Senato, però, l’ipotesi è tornata in campo: il senatore Marcello Pera ha depositato un emendamento che ridisegna l’architettura del sistema. Il meccanismo prevede che, se nessuna coalizione raggiunge il 48%, scatti il duello tra le prime due, purché entrambe abbiano superato il 38%.
Nelle ultime quarantott’ore alcune ricostruzioni hanno dato l’ipotesi per definitivamente accantonata, altre per ancora viva. La lettura più aggiornata è che sia congelata, non sepolta: la Lega è contraria, Forza Italia indecisa, Fratelli d’Italia aperta ma cauta. Un indizio della trattativa in corso arriva dal nuovo emendamento unitario del centrodestra sulle preferenze, dal quale è sparito il riferimento al “turno unico” presente nella versione precedente.
Il nodo politico è dichiarato e non particolarmente nascosto: un secondo turno cambierebbe il peso specifico di Futuro Nazionale nella corsa al premio, e la maggioranza vuole evitare che l’operazione appaia come una mossa costruita esclusivamente contro Vannacci.
Il capitolo preferenze, dove il governo era già stato battuto
C’è un precedente che spiega la prudenza. Alla Camera l’esecutivo aveva incassato una sconfitta proprio sull’emendamento relativo alle preferenze, in un voto finito sul filo.
Al Senato il centrodestra si ripresenta compatto con una formula precisa: nel listino del collegio proporzionale l’elettore troverà un capolista bloccato e sotto un pacchetto di sei nomi, tra i quali potrà sceglierne tre, purché di entrambi i generi. Il listino avrà inoltre alternanza di genere, quindi a un capolista uomo seguirà una donna.
Resta però irrisolta la questione della rappresentanza femminile: senza una regola che fissi un rapporto stabile tra uomini e donne fra i capilista blindati, gli osservatori danno per scontato un Parlamento ancora fortemente sbilanciato.
Le opposizioni annunciano battaglia
Il fronte del campo largo si presenta compatto almeno su un punto: l’opposizione alla riforma.
Alleanza Verdi e Sinistra rivendica una proposta comune di tutte le opposizioni e promette battaglia in Parlamento perché la legge venga bocciata. Italia Viva parla di un centrosinistra unito la cui sintesi rappresenta già di per sé un accordo. Il Movimento 5 Stelle attacca la maggioranza sostenendo che l’unico collante sia la conservazione dei propri seggi.
Dal fronte opposto, le forze di centrodestra rivendicano l’obiettivo di garantire stabilità di governo e chiarezza agli elettori, richiamandosi al precedente del sistema bipolare.
Il calendario dei prossimi dieci giorni
Ieri alle dodici è scaduto il termine per emendamenti e ordini del giorno in commissione Affari costituzionali. Il testo arriva in aula al Senato il 9 settembre e dovrà uscirne entro il 15. Poi tornerà alla Camera per la seconda lettura, resa necessaria dalle modifiche sulle preferenze.
Sono i dieci giorni che decideranno con quali regole si voterà nel 2027. E, di conseguenza, quanto varranno davvero le percentuali che leggiamo ogni settimana.
Domande frequenti
Ci sono nuovi sondaggi oggi?
No. L’ultima rilevazione settimanale è quella di SWG per il TgLa7, diffusa lunedì 31 agosto. Le prossime sono attese nei giorni successivi.
Chi è primo nei sondaggi?
Fratelli d’Italia, al 26,7% nel trend aggregato aggiornato al 1° settembre, davanti al PD al 21,4%.
Cos’è lo Stabilicum?
La nuova legge elettorale approvata dalla Camera: un proporzionale con premio di governabilità di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per chi supera il 42%.
È previsto il ballottaggio?
Non nel testo uscito dalla Camera. Al Senato è stato presentato un emendamento che lo introdurrebbe, ma la maggioranza non ha ancora trovato un accordo.
Quando si vota la legge elettorale?
Il testo arriva in aula al Senato il 9 settembre e dovrà essere licenziato entro il 15, per poi tornare alla Camera.
Il centrodestra avrebbe i numeri per governare?
Secondo il trend aggregato la coalizione di governo si fermerebbe al 45,8% dei seggi, insufficiente per una maggioranza autonoma.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






