“Battiato l’apolide”, Maurizio Di Bona: «Il viaggio è l’eredità più preziosa lasciata da Franco»

Serena Comito

“Battiato l’apolide”, Maurizio Di Bona: «Il viaggio è l’eredità più preziosa lasciata da Franco»

Intervista al disegnatore che, insieme ad Alessio Cantarella, ha dedicato una trilogia a Franco Battiato. Il terzo volume uscirà a ottobre e racconterà l’artista come nomade, cittadino del mondo e ricercatore spirituale.

“Battiato l’apolide” arriverà a ottobre e sarà il terzo libro che Maurizio Di Bona e Alessio Cantarella dedicano a Franco Battiato.

Il nuovo lavoro segue “Battiato l’alieno”, pubblicato nel 2023, e “Battiato l’artista”. Se nei primi due libri gli autori si erano concentrati soprattutto sulla musica e sulla produzione visiva del cantautore, adesso hanno scelto di occuparsi dei suoi viaggi e della sua ricerca interiore.

Nel volume trovano spazio i luoghi citati nelle canzoni, gli spostamenti compiuti da Battiato e le figure che ne hanno influenzato il pensiero. Maurizio Di Bona ne parla ad AlphabetCity, raccontando anche la pubblicazione dei libri all’estero e i rischi di una rappresentazione troppo caricaturale dell’artista.

  1. «Battiato l’apolide» e la dimensione del viaggio

“Battiato l’apolide” chiuderà a ottobre la trilogia. Quale dimensione di Franco Battiato avete scelto di raccontare e in cosa si distinguerà questo libro dai primi due?

«La dimensione del nomade e del cittadino del mondo. Se, in estrema sintesi, per i primi due volumi le parole chiave erano “musica” e “arti visive”, per quest’ultimo capitolo sarà senza dubbio “viaggio”.

Il tema viene affrontato geograficamente, attraverso una mappa dei luoghi trattati e citati nella vasta discografia di Battiato, ma anche in una prospettiva spirituale. Il libro illustra il suo percorso mistico, che parte da Gurdjieff e arriva a Santa Teresa d’Avila, passando per Paramahansa Yogananda, Nisargadatta e numerose altre figure.

L’invito a partire, conoscere ed esplorare territori nuovi, e di conseguenza a evolvere, è probabilmente uno degli insegnamenti più preziosi che Battiato ci ha lasciato. Lo ha fatto attraverso sonorità sempre diverse, che ci hanno permesso di viaggiare con la mente, e attraverso una moltitudine di suggestioni testuali, capaci di indicare coordinate precise verso le quali approdare anche fisicamente.

Il tendere verso l’alto, seguendo quella linea verticale che ci spinge verso lo spirito, completa il quadro. È un elemento che si ricollega anche al primo libro, nel quale erano già state accennate dimensioni parallele, altri mondi e realtà sottili e sovrasensibili.»

  1. L’ironia di Battiato oltre i confini italiani

Il primo volume è stato pubblicato anche in spagnolo e tedesco. Che cosa avete scoperto sulla capacità dell’ironia e dell’immaginario di Battiato di attraversare lingue e culture diverse? Avete dovuto adattare riferimenti o giochi visivi?

«La grande ironia e l’umorismo di Battiato, che nella vita privata si manifestavano anche attraverso barzellette e aforismi, sono stati una scoperta persino per me.

Quando ebbi l’idea di realizzare “Battiato l’alieno”, pubblicato da Mimesis nel 2023, molti consideravano il progetto dissacratorio. Non immaginavo che, approfondendo lo studio del personaggio, fatti e aneddoti avrebbero confermato e talvolta persino superato alcune delle mie libertà grafiche.

I primi editori ai quali avevo proposto il libro non comprendevano, o forse temevano, la scelta di raccontare in chiave satirica un artista percepito quasi “in odore di santità”. La mia intenzione, invece, era capovolgere l’immagine stereotipata costruita dai media e smontare la figura dell’alieno per studiarla e comprenderla meglio.

Ci sono voluti tre libri in quattro anni. La materia legata a Battiato resta inesauribile, ma, almeno in parte e considerando le reazioni dei lettori, credo che la missione possa dirsi compiuta.

Con Alessio Cantarella abbiamo deciso di scommettere anche sui lettori spagnoli e tedeschi. Le versioni in castigliano sono state curate da Mabel Villagra e Mariola Gómez Outes, mentre la traduzione tedesca è stata affidata ad Amira Alamoudi.

Battiato è particolarmente popolare in Spagna. È significativo ricordare che, sui muri dove compariva la scritta “W Franco”, con riferimento al generale Francisco Franco, qualcuno abbia aggiunto la parola “Battiato”.

In Germania è probabilmente meno conosciuto, sebbene nella sua produzione non manchino riferimenti alla lingua e alla cultura tedesca e lui stesso avesse acquistato una casa a Berlino.

Non sono stati necessari grandi adattamenti. Presentando Battiato come un alieno che fatica a identificarsi persino con gli italiani, per non dire con i terrestri, probabilmente non se ne sentiva il bisogno. Le immagini, inoltre, parlano una lingua che non andava snaturata.»

  1. Il confine tra umorismo e caricatura

Nei vostri volumi l’umorismo convive con un evidente rispetto per l’artista. Come si evita di trasformare Battiato in una caricatura e quale suo aspetto meno conosciuto vorreste far emergere?

«Il rischio c’è stato e, in casi come questo, fa parte del gioco. È bastato disegnare il volto triangolare, il naso pronunciato e gli occhiali scuri, oppure distorcere il significato dei testi, perché le situazioni comiche e le vignette si moltiplicassero.

A un certo punto, soprattutto dopo l’ingresso in scena di un Manlio Sgalambro disegnato, il materiale rischiava quasi di sfuggirmi di mano.

Alcune bozze ho preferito non inchiostrarle e diverse idee sono rimaste tali. Per riequilibrare il progetto e ridefinire i contorni del Battiato reale è stato fondamentale il contraltare serio dei testi: testimonianze e ricordi di amici, colleghi e artisti che lo hanno conosciuto e frequentato, raccolti da Alessio con una pazienza proverbiale.

Volevamo far emergere soprattutto la leggerezza e la semplicità di Battiato. Potrà sembrare strano a chi continua a considerarlo un personaggio noioso o pesante, ma sono due componenti essenziali della sua figura.

Durante la lavorazione dei tre libri, le mie due bambine, incuriosite, si sono impossessate delle bozze e hanno cominciato a ridisegnarlo, quasi fosse un supereroe. Nel frattempo imparavano a memoria le sue canzoni, che venivano riprodotte continuamente nella stanza in cui disegnavo.

Chi conosce bene Battiato può divertirsi cercando i riferimenti e i dettagli nascosti nelle vignette. Chi lo conosce poco può invece lasciarsi sorprendere da una quantità enorme di suggestioni nelle quali sarà piacevole perdersi e, per citare lo stesso Battiato, anche annegare.»

  1. Chi sono Maurizio Di Bona e Alessio Cantarella

Maurizio Di Bona, nato a Napoli nel 1971, è disegnatore e runner. Dopo alcuni studi di Architettura si è dedicato alla grafica e all’illustrazione, lavorando nelle agenzie del nord Italia e vivendo successivamente tra Germania, Irlanda e Polonia. Ha disegnato per Beppe Grillo e per Dolores O’Riordan dei Cranberries. Tra i suoi lavori figurano “Cose da Runners”, “È tutto un manga manga” e “Supereroi”.

Alessio Cantarella, nato a Catania nel 1985, è un ingegnere informatico appassionato di arte, cinema, viaggi e lingue. Ha curato siti e profili social per Manlio Sgalambro ed è stato amico e collaboratore di Franco Battiato, partecipando alla realizzazione del film “Niente è come sembra” del 2007.