Il 22 agosto scorso, mentre mezza Spagna era in vacanza, è scattato un orologio. Da quel sabato la legislatura di Pedro Sánchez è entrata nel suo ultimo anno possibile: comunque vada, entro dodici mesi gli spagnoli torneranno alle urne.
E ci arriveranno con un’estate alle spalle che ha già spostato i numeri.
La data: cosa dice la legge e cosa dice la politica
Partiamo dal punto fermo. Le ultime elezioni generali si sono tenute il 23 luglio 2023, e il mandato delle Cortes dura quattro anni: il termine ultimo è quindi il 22 agosto 2027. Oltre quella data non si può andare.
Tutto il resto è calcolo politico. La vicepresidenta e ministra dell’Economia María Jesús Montero ha dichiarato che il presidente esaurirà la legislatura e che si voterà “a giugno 2027”. Sánchez ha confermato l’anno e ha aggiunto che si ricandiderà se il PSOE lo deciderà.
Gli analisti considerano giugno lo scenario più probabile, anche per la vicinanza con le amministrative e alcune regionali del 30 maggio 2027 — una prossimità che però nei partiti quasi nessuno vede di buon occhio, perché rischia di trasformare il voto locale in una prova generale nazionale.
Va detto, per onestà, che le promesse di arrivare a fine mandato in Spagna hanno una storia irregolare: Sánchez ha già accorciato di diversi mesi la legislatura precedente.
Ceuta, l’estate che ha cambiato i sondaggi
Il condizionale su tutto il resto dipende da quello che è successo ad agosto in un fazzoletto di terra africana grande venti chilometri quadrati.
Ceuta, città autonoma spagnola di ottantamila abitanti affacciata sul Marocco, ha vissuto un ingresso massiccio di migranti che ha travolto ogni struttura di accoglienza. Le cifre ufficiali parlano di circa 2.900 minori non accompagnati, sistemati in gran parte in centri improvvisati, e di circa seimila persone che hanno dormito su spiagge e spazi aperti con l’assistenza limitata della Croce Rossa. Il governo andaluso ha citato 145 morti nello Stretto.
La tensione è esplosa in piazza: manifestazioni per chiedere l’espulsione dei migranti e, in un episodio, l’assalto a un accampamento con alcune tende date alle fiamme.
Oggi Sánchez ha annunciato l’attivazione di seimila posti di accoglienza, sostenendo che nove migranti su dieci hanno già lasciato la città e che dal 10 agosto sono rientrate 3.222 persone. Ha escluso il trasferimento nella penisola durante l’istruttoria delle pratiche d’asilo.
Le due posizioni, senza scorciatoie
Il nodo giuridico è quello che divide il paese, e vale la pena presentarlo per come lo argomentano le due parti.
Il governo sostiene che la legge impedisce di espellere i migranti prima che siano risolte le richieste d’asilo, e obbliga ad accogliere i minori non accompagnati fino alla maggiore età; anche respingendo gran parte delle domande, l’istruttoria richiede mesi che nessun esecutivo può comprimere.
PP e Vox chiedono invece l’espulsione, e diverse comunità autonome da loro governate hanno annunciato che rifiuteranno di accogliere i minori. Su questo, però, il fronte non è compatto: Juan Jesús Vivas, presidente di Ceuta e uomo del PP, ha chiesto pubblicamente solidarietà nella ripartizione dei minori tra le regioni.
La frattura si è vista anche in Andalusia, dove il patto tra popolari e Vox ha vissuto la sua prima frizione reale: Juanma Moreno si trova a dover conciliare un accordo politico che chiede la linea dura con l’obbligo di applicare la legge.
Cosa dicono i numeri
Ed eccoci ai sondaggi, che dopo agosto raccontano una storia piuttosto netta.
La media delle rilevazioni elaborata dal portale Demócrata colloca il PP al 32,5%, il PSOE al 26,3% e Vox al 17,5%. Un sondaggio di Hamalgama Métrica per Vozpópuli è ancora più severo per i socialisti: popolari al 33,8% con 146 seggi, Vox al 18,8% con 63. Sommati fanno 209 deputati su 350, trentatré oltre la maggioranza assoluta. Il PSOE si fermerebbe al 25,9% e a 104 seggi, con Sumar ridotto a sette e Podemos a tre.
Sigma Dos stima che la sola crisi di Ceuta sia costata ai socialisti tra i tre e gli otto seggi, portando il blocco di destra a quota 204. Per Data10 Sánchez avrebbe toccato un nuovo minimo.
Il dato politicamente più rilevante non è però il vantaggio del PP: è la crescita di Vox, che in tutte le rilevazioni supera il 17% e in alcune sfiora il 19. Il partito di Santiago Abascal non è più l’ago della bilancia, ma una componente che pesa quanto basta a rendere ineluttabile un governo di coalizione a destra.
A sinistra il problema è la frammentazione
Sull’altro fronte la difficoltà non è solo nei numeri del PSOE, ma nello sgretolamento di tutto ciò che gli sta accanto.
Podemos ha ufficializzato la candidatura di Irene Montero alle generali. Sumar sta cercando una collocazione come partito vero e non più come piattaforma elettorale. Due percorsi separati che, nel sistema elettorale spagnolo — dove le circoscrizioni provinciali penalizzano duramente chi si divide — significano una cosa sola: seggi persi.
È la stessa dinamica che nel 2023 aveva funzionato al contrario, quando l’unità dell’area a sinistra del PSOE aveva evitato il sorpasso della destra. Se quelle liste correranno separate, la matematica farà il resto.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Tre cose vale la pena tenere d’occhio. Se la crisi di Ceuta si sgonfierà davvero — Sánchez sostiene di sì — o se resterà aperta fino all’inverno. Se a sinistra si arriverà a una lista unitaria o a corse separate. E se le regionali e amministrative del maggio 2027 verranno accorpate al voto nazionale oppure tenute distinte.
Sul resto, per ora, c’è solo una certezza: il 22 agosto 2027.
Domande frequenti
Quando si vota in Spagna?
Nel 2027. La data limite è il 22 agosto, ma il governo indica giugno come scenario di riferimento. La convocazione ufficiale non è ancora stata fatta.
Chi è in vantaggio nei sondaggi?
Il Partito Popular, con valori tra il 32,5% e il 33,8% a seconda dell’istituto, davanti al PSOE intorno al 26%.
PP e Vox avrebbero la maggioranza?
Secondo le rilevazioni più recenti sì: le stime li collocano tra i 204 e i 209 seggi su 350, sopra la soglia dei 176 necessari.
Sánchez si ricandida?
Ha dichiarato che lo farà se il PSOE lo deciderà. Non c’è ancora un’investitura formale.
Cosa è successo a Ceuta?
Ad agosto 2026 la città autonoma ha registrato un ingresso massiccio di migranti dal Marocco, con circa 2.900 minori non accompagnati e migliaia di persone senza sistemazione. La gestione della crisi è diventata il principale terreno di scontro politico.
Chi guida la sinistra alternativa al PSOE?
Podemos ha candidato Irene Montero; Sumar sta ridefinendo la propria identità. Al momento non è previsto un accordo unitario.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






