È morto Ampelio Zappalorto, addio all’artista della Biennale di Venezia: funerali a Vittorio Veneto e poi la cremazione

Daniela Devecchi

È morto Ampelio Zappalorto, artista originario di Vittorio Veneto conosciuto anche fuori dall’Italia per una ricerca capace di unire pittura, fotografia, cinema, performance e danza. Aveva 70 anni. Il suo nome resta legato soprattutto agli anni trascorsi a Berlino, alla partecipazione alla Biennale di Venezia del 1993 e a più di cento esposizioni ospitate da gallerie e musei.

La morte di Ampelio Zappalorto

La scomparsa dell’artista è stata annunciata nelle ultime ore. Nell’epigrafe compare la frase «Il tramonto è la promessa di un’alba» e vengono ricordati Andrea, Patrizio con la famiglia, Cinzia e Sara.

Non è stata comunicata la data esatta del decesso. È noto, invece, che Zappalorto fosse malato: le sue condizioni avevano già limitato la sua attività durante l’autunno del 2025. Non sono disponibili informazioni sulla patologia né su una causa medica più precisa.

I funerali a Vittorio Veneto

L’ultimo saluto ad Ampelio Zappalorto si terrà nella chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, a Vittorio Veneto, giovedì 3 settembre alle 15.

Al termine della cerimonia funebre seguirà il rito della cremazione. Nell’annuncio la famiglia ha rivolto un’indicazione precisa a quanti parteciperanno: non fiori.

Anche l’amministrazione comunale di Pieve di Soligo ha ricordato Zappalorto, definendolo un artista poliedrico e un amico della città. Il legame con il territorio si era rinnovato pochi mesi prima attraverso una mostra organizzata a Villa Brandolini.

Gli studi e Berlino

Ampelio Zappalorto era nato a Vittorio Veneto nel 1956. Dopo la formazione artistica si diplomò in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove fu allievo del maestro Carmelo Zotti.

Nel 1984 si trasferì a Berlino. La città, allora ancora divisa dal Muro, offriva uno spazio di confronto fra artisti di provenienze e sensibilità differenti. Zappalorto vi rimase fino alla metà degli anni Novanta, sviluppando un linguaggio distante dalle classificazioni tradizionali.

Il suo lavoro non si fermava alla tela. Comprendeva video, cinema in Super 8, fotografia, suono, installazioni, scultura, ready-made, performance e danza. A tenere insieme strumenti così diversi era l’interesse per l’identità, il corpo, la relazione con gli altri e il confine tra esperienza personale e creazione artistica.

Il dipinto di Pforzheim

Nel 1989 Zappalorto realizzò una delle opere più impegnative della sua carriera: un dipinto astratto di circa 200 metri quadrati sul soffitto della sala degli spettatori del Teatro dell’Opera di Pforzheim, in Germania.

Due anni più tardi partecipò a “Kunst, Europa”, al Museo di Marburg. In quell’occasione rappresentò l’Italia in una rassegna dedicata alla nuova identità europea dopo la caduta del Muro di Berlino.

Durante il periodo tedesco ottenne anche una borsa di studio annuale della Stiftung Kulturfonds di Berlino. Fu una fase decisiva per la maturazione della sua ricerca, condotta attraverso il continuo passaggio da una tecnica all’altra.

La Biennale di Venezia

Il 1993 segnò uno dei momenti centrali del suo percorso. Ampelio Zappalorto partecipò alla XLV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, nella sezione “Deterritoriale”.

Nello stesso anno la rivista Arte di Mondadori lo inserì fra i cento artisti italiani più importanti dell’anno. Il riconoscimento arrivò dopo un’intensa stagione di mostre e sperimentazioni condotte tra Germania e Italia.

La produzione di Zappalorto non aveva uno stile fisso. L’artista sceglieva il mezzo in base all’idea da sviluppare, evitando di costruire una cifra formale sempre uguale. Pittura, immagini e oggetti diventavano così parti di un unico lavoro sull’esistenza e sulla trasformazione dell’individuo.

La compagnia Tanzmaschine

Nel 1995 fondò e diresse, insieme ad alcuni ballerini dell’Opera di Berlino, la compagnia di danza sperimentale Tanzmaschine.

A quella stagione appartiene Narrentanz, performance nella quale i partecipanti venivano uniti a coppie attraverso scarpe cucite suola contro suola. Il movimento di ciascun interprete dipendeva inevitabilmente da quello del compagno.

La componente sonora era costruita partendo da pulsazioni cardiache aritmiche. Corpo, ostacolo e coordinamento diventavano gli elementi di una riflessione sui rapporti umani e sulla difficoltà di conservare la propria autonomia nella relazione con l’altro.

Le opere sull’identità

L’identità fu uno dei temi più riconoscibili della sua produzione. In lavori come Ein-Aus, O.T., O (Earth) e Ti Amo, Zappalorto impiegò il proprio volto e il proprio corpo, affiancandoli o fondendoli con immagini di altre persone.

In alcune fotografie tagliava e cuciva parti di volti maschili e femminili. In altre opere utilizzava maschere antigas collegate, fili di seta, riprese VHS e immagini televisive. Il ritratto perdeva la sua funzione tradizionale per diventare materia da scomporre e ricostruire.

Nel film in Super 8 S, realizzato nel 2000, mise invece al centro un viaggio da Berlino al mare Adriatico. Il passaggio dalla metropoli alla natura accompagnava un racconto sul tempo, sulle diverse età della vita e sul ritorno ai luoghi d’origine.

Mostre e collaborazioni

Nel corso della sua carriera Ampelio Zappalorto prese parte a oltre cento mostre personali e collettive. Le sue opere furono presentate a Berlino, Colonia, Venezia, Genova, Treviso, Madrid, Prato, Reggio Emilia, Torino e in numerose altre città.

Dalla metà degli anni Novanta collaborò con Rosanna Chiessi e l’Archivio Pari&Dispari. Partecipò, tra gli altri appuntamenti, ad Arte Fiera a Bologna e ad Artissima a Torino.

Nel 2005 la Fondazione Palazzo Pretorio di Cittadella gli dedicò la personale Identity. Nel 2019, a Palazzo Porcia di Oderzo, la mostra Y, Berliner Werke riportò l’attenzione sulle opere nate durante la permanenza berlinese.

L’ultima mostra Inmargine

L’ultima esposizione documentata fu “Inmargine”, inaugurata il 18 ottobre 2025 a Villa Brandolini, a Pieve di Soligo. Curata da Federico di Porcia e Brugnera, rimase aperta fino al 23 novembre.

La mostra ripercorreva circa trent’anni di attività attraverso fotografia, pittura, video, suono, scultura, performance e installazioni. Il titolo nasceva da un neologismo scelto dall’artista per indicare un luogo nel quale due o più entità arrivano a incontrarsi.

Zappalorto inviò per l’inaugurazione un messaggio scritto. La malattia, già presente in quel periodo, ne limitava la possibilità di intervenire e di esprimersi direttamente.

FAQ

Chi era Ampelio Zappalorto?

Era un artista.

Qual è stata la causa della morte?

La patologia non è stata resa pubblica. È stato confermato soltanto che la malattia si faceva già sentire nell’autunno del 2025 e limitava la sua attività.

Quando si svolgono i funerali di Ampelio Zappalorto?

Il funerale sarà celebrato giovedì 3 settembre 2026 alle ore 15.

Dove sarà sepolto Ampelio Zappalorto?

Dopo la funzione funebre è prevista la cremazione. Non sono state diffuse altre indicazioni sulla destinazione delle ceneri.

Ampelio Zappalorto partecipò alla Biennale di Venezia?

Sì.