Don Angelo Casati è morto, addio al “curato di Milano”: l’amicizia con Martini e le parole profetiche dell’ultima omelia

Daniela Devecchi

Don Angelo Casati è morto a Milano nella serata di lunedì 31 agosto 2026. Sacerdote ambrosiano, poeta, scrittore e autore di numerosi commenti biblici, aveva accompagnato generazioni di lettori con una voce lontana dalle formule rigide e attenta alla vita quotidiana. Era conosciuto anche come il “curato di Milano”, definizione semplice nella quale si riconosceva.

Nelle sue ultime parole rivolte agli amici aveva annunciato la decisione di non scrivere più omelie. Avvertiva che le forze stavano diminuendo e raccontava, senza retorica, la fatica dei suoi polpastrelli sulla tastiera. Quella confidenza, pubblicata poche settimane prima della morte, assume oggi il valore di un congedo consapevole.

Don Angelo Casati morto a Milano

La morte è avvenuta nella sera del 31 agosto, quando don Angelo Casati aveva 95 anni. Era nato a Milano il 9 maggio 1931 e aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 27 giugno 1954, dopo il percorso compiuto nei Seminari diocesani.

La causa precisa del decesso non è stata comunicata. Negli ultimi tempi il sacerdote era fisicamente indebolito e aveva seri problemi alla vista. Non risultano, però, informazioni ufficiali che permettano di attribuire la morte a una determinata malattia.

La data della scomparsa contiene una coincidenza significativa: Carlo Maria Martini morì il 31 agosto 2012. Don Angelo se ne è andato nello stesso giorno, quattordici anni dopo l’arcivescovo al quale era stato profondamente legato.

L’ultima omelia

L’8 agosto 2026 don Angelo aveva inviato agli amici una lettera intitolata “Omelia?”. In poche righe spiegava di sentirsi “come scivolare via” e accennava alla crescente difficoltà di usare la tastiera.

Aveva quindi comunicato una scelta ormai maturata: il commento evangelico della domenica precedente sarebbe stato la sua ultima omelia. Non la considerava più importante delle altre. La descriveva, piuttosto, come una riflessione piccola, compagna di tutte quelle scritte nel corso degli anni.

Il suo ultimo commento domenicale, “La donna delle due monetine”, era stato pubblicato il 2 agosto. Partendo dal racconto evangelico dell’offerta della vedova, Casati si soffermava sul valore di un gesto misurato non dalla quantità, ma dalla verità con cui viene compiuto.

La lettera dell’8 agosto terminava con un’immagine precisa: alcuni fiori, al calare della sera, si addormentano lentamente per poi risvegliarsi ai primi bagliori del giorno. Fu il suo ultimo saluto pubblico agli amici che seguivano le meditazioni settimanali.

La vita sacerdotale

Dopo l’ordinazione, Casati conseguì la licenza in Teologia e insegnò materie letterarie nei Seminari della Diocesi di Milano. Il suo ministero pastorale iniziò come vicario parrocchiale a San Giovanni di Busto Arsizio.

Successivamente divenne parroco a San Giovanni di Lecco, esperienza che consolidò il suo rapporto con le persone, la città e le comunità incontrate fuori dagli ambienti ecclesiastici. Nel 1986 arrivò a Milano, chiamato a guidare la parrocchia di San Giovanni in Laterano, dove rimase fino al 2008.

Le tre principali comunità della sua vita sacerdotale erano dedicate a san Giovanni Battista. Casati riconosceva nella figura del Battista un richiamo a diminuire, lasciando spazio a Cristo e agli altri.

Concluso l’incarico da parroco, continuò a vivere nel centro di Milano, nella casa parrocchiale di via Montenapoleone. Anche con l’avanzare dell’età mantenne un dialogo costante con amici, lettori e persone in cerca di ascolto.

L’amicizia con Martini

Il rapporto con il cardinale Carlo Maria Martini nacque quando Casati era ancora parroco a Lecco. La sua comunità aveva invitato padre David Maria Turoldo per una commemorazione di monsignor Óscar Romero, ma l’iniziativa aveva provocato contrasti in alcuni ambienti ecclesiali.

Don Angelo decise di raccontare l’accaduto al nuovo arcivescovo. Scrisse una lettera a Martini, chiedendogli di non sentirsi obbligato a rispondere. Il cardinale, invece, gli fece arrivare una risposta personale e manifestò il proprio dispiacere.

Al loro incontro successivo Martini lo riconobbe immediatamente, ricordandogli quella corrispondenza nata intorno alla figura di Turoldo. Tra i due cominciò così un legame fondato sull’amore per la Bibbia, sull’attenzione alle periferie e sull’idea di un Vangelo capace di oltrepassare le barricate.

Casati incontrò Martini anche a Gerusalemme, dove l’arcivescovo emerito aveva scelto di trascorrere una parte della propria vita. Dopo la sua morte gli dedicò parole nelle quali ricordava l’amore per Milano e l’eredità lasciata attraverso la Parola.

Il legame con Turoldo

David Maria Turoldo fu per don Angelo un amico e un riferimento decisivo. Li univano la poesia, l’attenzione agli ultimi e una concezione della fede non separata dalle domande del proprio tempo.

Nella stanza di Casati era conservata una fotografia di Turoldo. Il cardinale Mimmo Battaglia, ricordando quel particolare, ha definito il primo un poeta del fuoco e il secondo un poeta della tenerezza.

Fu anche Turoldo a incoraggiare don Angelo a raccogliere e pubblicare alcuni dei suoi testi poetici. Casati esitava a chiamarli poesie: preferiva considerarli parole nate dall’incanto, dal silenzio e dall’osservazione di volti, paesaggi e gesti ordinari.

Il ricordo di Mimmo Battaglia

Il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha ricordato il rapporto personale costruito con Casati. I due si sentivano ogni giorno: una telefonata, poche parole e spesso una benedizione.

Battaglia lo ha chiamato amico, padre e fratello, sottolineando la sua capacità di stare accanto alle persone senza assumere una posizione di superiorità. Ha descritto la tenerezza di don Angelo non come semplice mitezza, ma come un modo fermo di attraversare i conflitti e continuare a porre domande.

Il sacerdote milanese aveva scritto anche la prefazione a Ostinata speranza, libro nel quale sono raccolti lettere, omelie e interventi dell’arcivescovo di Napoli.

Una voce oltre i confini

Casati era ascoltato anche da chi non si riconosceva nella Chiesa cattolica. Le sue riflessioni raggiungevano credenti di altre confessioni, agnostici e non credenti perché partivano dall’esperienza concreta più che dalle definizioni.

Diffidava di una fede ridotta a dottrina immobile. Preferiva parlare di cammino, ascolto, libertà e sconfinamento. Nei racconti evangelici cercava i movimenti, gli sguardi e le esitazioni dei personaggi, senza trasformarli in figure lontane dalla realtà.

Il suo linguaggio conservava una forte impronta poetica, ma rimaneva accessibile. Parlava della città, delle case, delle strade, degli anziani e delle persone lasciate ai margini. Per lui la poesia non serviva ad abbellire la fede: era uno spazio nel quale le parole potevano fermarsi prima di occupare tutto.

I libri di don Angelo Casati

La produzione di Casati comprende raccolte poetiche, meditazioni bibliche e riflessioni spirituali. Tra le opere più conosciute figurano “Il sorriso di Dio”, “L’alfabeto di Dio”, “Busso a una casa”, “La fede sottovoce”, “Sussulti di speranza” e “Innamorarsi”.

Negli ultimi anni aveva pubblicato:

  • “Sorpresi da un sogno”, nel 2022;
  • “Storie di donne e di profumi”, nel 2023;
  • “Poesia di uno sguardo”, nel 2024;
  • “Ospitando libertà”, nel 2024;
  • “In punta di piedi”, raccolta di meditazioni legate al lezionario festivo ambrosiano;
  • “Riaprire le sorgenti”, dialogo con Francesco Occhetto uscito nel 2026.

Per molti anni aveva inoltre curato i commenti al Vangelo della domenica destinati ai lettori della Diocesi ambrosiana. Anche quando le condizioni fisiche erano diventate più difficili, aveva continuato a scrivere fino alla decisione comunicata all’inizio di agosto.

Funerali e causa della morte

Al momento non sono stati comunicati luogo e orario dei funerali. Non risultano ancora indicazioni ufficiali neppure sull’eventuale camera ardente o sul luogo della sepoltura.

Resta sconosciuta anche la causa medica della morte. L’unico elemento certo riguarda il progressivo indebolimento fisico di don Angelo negli ultimi tempi.

FAQ

Quand’è morto don Angelo Casati?
È morto a Milano nella serata di lunedì 31 agosto 2026.

Dov’era nato don Angelo Casati?
Era nato a Milano il 9 maggio 1931.

Qual è stata la causa della morte?
La causa precisa non è stata resa pubblica. Era fisicamente indebolito e aveva problemi alla vista, ma non è stata indicata una malattia specifica.

Qual è stata l’ultima omelia di don Angelo Casati?
L’ultima omelia da lui indicata come tale è “La donna delle due monetine”, pubblicata il 2 agosto 2026. L’8 agosto inviò poi agli amici la lettera di congedo intitolata “Omelia?”.

Che rapporto aveva con Carlo Maria Martini?
Casati e Martini erano legati da un’amicizia nata negli anni del ministero a Lecco e alimentata dalla comune attenzione alla Bibbia, alle periferie e al dialogo.

Quando si svolgeranno i funerali?
Luogo, data e orario delle esequie non sono stati ancora annunciati ufficialmente.