Concordato preventivo biennale, attenzione alla data: non è più il 30 settembre

Serena Comito

Se in questi giorni state cercando informazioni sul concordato preventivo biennale, è molto probabile che vi siate imbattuti in un termine sbagliato. Diversi siti, comprese testate specializzate, indicano ancora il 30 settembre 2026 come scadenza per aderire.

Non è più così. La data corretta è il 2 novembre 2026, e la differenza è di cinque settimane buone.

Cosa è cambiato e perché

Il termine originario era effettivamente fissato al 30 settembre. A spostarlo è stata la conversione in legge del Decreto Fiscale, il DL 38/2026: l’articolo 7-bis della legge n. 88 del 22 maggio 2026 ha portato la scadenza al 31 ottobre, allineandola a quella per la presentazione del modello Redditi 2026.

Poiché il 31 ottobre 2026 cade di sabato, il termine slitta di diritto al primo giorno lavorativo successivo: lunedì 2 novembre.

Chi ha l’esercizio a cavallo d’anno segue una regola diversa: il termine coincide con l’ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta, e non più del nono come previsto in precedenza.

Il motivo per cui tanti articoli riportano ancora la vecchia data è semplice: sono stati pubblicati tra febbraio e aprile, prima della conversione, e non sono mai stati aggiornati.

Un promemoria su cosa sia il concordato

Per chi non ci ha mai avuto a che fare, il CPB è lo strumento che consente ai contribuenti soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale — imprese e professionisti — di concordare in anticipo con l’Agenzia delle Entrate il reddito imponibile e il valore della produzione netta per due anni.

Il patto funziona così: l’Agenzia formula una proposta sulla base dei dati dichiarati e degli elementi rilevanti ai fini ISA. Se il contribuente accetta, paga le imposte su quel reddito concordato per il biennio, e gli eventuali redditi eccedenti non scontano ulteriore imposizione. In cambio ottiene una riduzione del rischio di accertamenti sulle annualità concordate.

Due precisazioni importanti. L’adesione è volontaria, e non produce alcun effetto ai fini IVA: il concordato riguarda le imposte dirette e l’IRAP, non l’imposta sul valore aggiunto.

Le nuove soglie legate al punteggio ISA

Qui sta la modifica sostanziale, quella che può cambiare i conti a parecchie partite IVA.

Fino al biennio precedente, il tetto massimo all’incremento del reddito proposto era riservato ai soli contribuenti considerati affidabili, cioè con punteggio ISA pari o superiore a 8. Chi stava sotto quella soglia poteva ricevere proposte senza alcun limite percentuale.

Adesso il meccanismo è generalizzato. Le soglie massime di incremento rispetto al reddito 2025 sono queste:

  • punteggio ISA pari a 10: incremento massimo del 10%
  • ISA da 9 a 10: massimo 15%
  • ISA da 8 a 9: massimo 25%
  • ISA da 6 a 8: massimo 30%
  • ISA inferiore a 6: massimo 35%

Le ultime due fasce sono la novità vera. Restano comunque escluse dall’applicazione delle soglie le situazioni in cui la proposta formulata dall’Agenzia risulti già inferiore ai valori di riferimento settoriali elaborati tramite gli ISA.

La logica dell’intervento è dichiarata: l’obiettivo è ampliare la platea di chi può valutare il concordato con qualche chance di convenienza. I dati elaborati da Sogei e presentati alla Commissione degli Esperti avevano infatti mostrato una forte polarizzazione delle adesioni nelle edizioni precedenti.

Il capitolo iperammortamento

C’è una seconda modifica tecnica che riguarda chi ha investito in beni strumentali, e che passa quasi inosservata pur pesando parecchio.

L’iperammortamento è stato inserito tra le componenti oggetto di normalizzazione del reddito. In pratica, le quote maggiorate possono essere scomputate dal reddito d’impresa concordato.

L’effetto sulla convenienza dell’adesione non è univoco: può risultare favorevole o sfavorevole a seconda della situazione specifica dell’impresa. Ma è un elemento che va inserito nel calcolo, e chi ha fatto investimenti agevolati farebbe bene a farselo valutare.

Come si aderisce (e l’errore da non fare)

L’adesione avviene esclusivamente per via telematica, in due modi alternativi: insieme al modello Redditi 2026 e al modello ISA, oppure in forma autonoma, valorizzando la casella “Comunicazione CPB” nel frontespizio.

Nella comunicazione autonoma il codice 1 indica l’adesione e il codice 2 la revoca. Per il 2026 è stato introdotto anche il codice 3, che consente la revoca con flusso dichiarativo.

Entro la stessa data si può revocare un’adesione già comunicata, e volendo aderire nuovamente in un secondo momento.

Un’ultima avvertenza, e non è secondaria: alla scadenza del concordato non si applica la remissione in bonis. Non esistono cioè meccanismi di recupero per chi arriva tardi. Il 2 novembre è un termine perentorio: passato quello, per il biennio 2026-2027 la porta è chiusa.

Conviene aderire?

Non esiste una risposta valida per tutti, e chiunque la fornisca in termini generali sta semplificando qualcosa che non si può semplificare.

La valutazione dipende dal punteggio ISA, dall’andamento reale previsto per il biennio, dalla presenza di investimenti agevolati, dalla struttura dei costi. Per chi ha ISA bassi, l’incremento del 30 o del 35% va confrontato con le proprie prospettive concrete di reddito. Per chi ha ISA alti, il tetto del 10 o 15% può rendere il patto sostenibile.

È il tipo di calcolo che richiede il proprio commercialista e i propri numeri. La buona notizia, rispetto a un mese fa, è che c’è più tempo per farlo di quanto molti credano.

Domande frequenti

Quando scade il concordato preventivo biennale 2026-2027?
Il 2 novembre 2026. Il termine era il 31 ottobre, ma cadendo di sabato slitta al primo giorno lavorativo successivo.

Non era il 30 settembre?
Era la scadenza originaria, poi prorogata dalla legge di conversione del Decreto Fiscale. Molti articoli pubblicati prima di maggio riportano ancora la vecchia data.

Chi può aderire al CPB?
I contribuenti soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale, cioè imprese e professionisti che applicano gli ISA.

Quali sono le nuove soglie di incremento?
Dal 10% per chi ha ISA pari a 10, fino al 35% per chi ha un punteggio inferiore a 6.

Come si comunica l’adesione?
Per via telematica, con il modello Redditi 2026 insieme agli ISA oppure in forma autonoma valorizzando la casella “Comunicazione CPB”.

Si può revocare l’adesione?
Sì, entro lo stesso termine previsto per l’accettazione, ed è ammessa anche una nuova adesione successiva.

Il concordato vale anche per l’IVA?
No. Riguarda le imposte dirette e l’IRAP, non l’IVA.

Cosa succede se si sfora la scadenza?
Nulla è recuperabile: la remissione in bonis non si applica al CPB.