Antonino Fogliani è morto a 50 anni: il messinese che portava Rossini nei teatri di mezzo mondo

Serena Comito

Antonino Fogliani è morto a 50 anni: il messinese che portava Rossini nei teatri di mezzo mondo

Il primo luglio aveva scritto un post per ringraziare tutti. Erano appena passati i suoi cinquant’anni, festeggiati a Cadempino con gli amici arrivati da mezza Europa; la moglie Angelica aveva organizzato tutto, il figlio Lorenzo aveva preparato un concerto con musiche sue e qualche cover scelta apposta.

Chiudeva così: “Tra commozione e gioie intense ho toccato la felicità grazie a tutti voi. Vi amo”.

Meno di due mesi dopo, sabato mattina, Antonino Fogliani è morto. Aveva 50 anni e da tempo conviveva con una lunga malattia.

Il ragazzo di Messina che studiò con Morricone

Messina, 29 giugno 1976. La formazione racconta già che tipo di musicista sarebbe diventato: uno di quelli che si costruiscono lentamente, senza scorciatoie.

Prima il pianoforte, al Conservatorio “G. B. Martini” di Bologna, dove studiò anche composizione con Francesco Carluccio. Poi Milano, il “Giuseppe Verdi”, il diploma in direzione d’orchestra col massimo dei voti sotto la guida di Vittorio Parisi — un maestro che sarebbe rimasto un punto di riferimento per tutta la vita. Nel mezzo, una laurea in Discipline della musica a Bologna.

Ma il salto vero fu Siena. All’Accademia Chigiana studiò direzione con Gianluigi Gelmetti e composizione con due nomi che da soli spiegano molto: Franco Donatoni ed Ennio Morricone. Diploma di Merito nel 2000, Diploma d’Onore l’anno dopo.

Poi gli anni da assistente, che nessuno racconta mai ma che sono quelli in cui si impara il mestiere. Con Gelmetti al Covent Garden, per l’Otello di Rossini. Con Alberto Zedda all’Accademia Rossiniana di Pesaro.

Pesaro 2001, e la porta si spalanca

Aveva venticinque anni quando il Rossini Opera Festival gli affidò Il viaggio a Reims, nell’allestimento di Emilio Sagi. Agosto 2001.

Da lì in poi la carriera prese una piega che a Messina in pochi avevano previsto. Alla Scala firmò la nuova produzione di Maria Stuarda di Donizetti, che Rai 5 mandò in onda, dopo averci già portato Ugo, conte di Parigi. In Italia lo chiamavano dovunque contasse: la Fenice, il San Carlo, il Maggio Musicale, l’Opera di Roma, il Donizetti di Bergamo.

E fuori? Praticamente ovunque. Parigi, Monte-Carlo, Liegi, Wexford. Poi il Bolshoi di Mosca, il Liceu di Barcellona, Houston, Monaco di Baviera, Zurigo, Ginevra. Sul versante sinfonico è arrivato fino a Sydney, oltre ad aver diretto Santa Cecilia, l’Orchestra della Rai, i Pomeriggi Musicali.

Dal 2017 era anche direttore ospite principale alla Deutsche Oper am Rhein, a Düsseldorf.

Wildbad, la casa d’estate

C’è però un posto a cui il suo nome resterà legato più di ogni altro, e non è un grande teatro. È una cittadina termale della Foresta Nera.

A Rossini in Wildbad dirigeva dal 2004; dal 2012 ne era il direttore musicale. Quattordici anni, che nel mondo del belcanto valgono quanto un incarico in una capitale: quel festival ha riportato in scena titoli rossiniani che nessuno eseguiva più, e buona parte di quel lavoro porta la sua firma. Per Naxos ha inciso Ciro in Babilonia, Mosè in Egitto, Otello, Semiramide, L’occasione fa il ladro.

Nel 2011 fece qualcosa che i musicologi ricordano ancora. Giovanni Tadolini aveva composto nel 1833 sette numeri per lo Stabat Mater di Rossini, ma la versione orchestrale era andata perduta. Fogliani la riscrisse e la diresse in prima esecuzione assoluta.

Roba che sui giornali non finisce. Nei cataloghi, invece, resta per decenni.

Fino a pochi giorni fa

Insegnava Direzione d’orchestra al Conservatorio di Palermo. E ha continuato a lavorare finché il corpo glielo ha permesso.

Gli ultimi due appuntamenti erano al Festival Puccini di Torre del Lago: Madama Butterfly il 22 agosto, La bohème il 28. Li ha saltati entrambi, sostituito da Leonardo Sini. Erano i primi impegni a cui rinunciava.

Vittorio Parisi, dando la notizia, ha ricordato che il suo allievo aveva diretto con una forza incredibile fino agli ultimi giorni. Poi ha aggiunto di non sentirsela di dire altro. La Fondazione Teatro Massimo di Palermo lo ha salutato con un pensiero dedicato al gesto stesso della direzione: quello che nasce nel silenzio e diventa musica, e che per un istante tiene insieme il tempo, gli artisti e chi ascolta.

Lascia la moglie Angelica e il figlio Lorenzo.