Morto don Luigi Larizza, Taranto perde il prete de “Il Risorto”: cinquant’anni tra periferie, lotta alla droga e battaglie controcorrente

Daniela Devecchi

La notizia è arrivata il 28 agosto 2026: don Luigi Larizza è morto. Sacerdote dell’Arcidiocesi di Taranto, aveva legato il proprio nome alle periferie cittadine e, soprattutto, alla comunità terapeutica “Il Risorto”, fondata per accogliere persone con problemi di tossicodipendenza.

Aveva 77 anni. Soltanto nel settembre scorso aveva festeggiato i cinquant’anni dall’ordinazione sacerdotale, avvenuta il 20 settembre 1975.

Le sue condizioni erano peggiorate nei giorni precedenti. Il 22 agosto la parrocchia Corpus Domini aveva invitato i fedeli a riunirsi in preghiera per lui. Nel messaggio si parlava apertamente dell’“ora della morte”, senza indicare quale malattia lo avesse colpito.

La causa della morte

La causa della morte non è stata comunicata. Non ci sono, al momento, notizie confermate su una diagnosi, un eventuale ricovero o sul luogo in cui è avvenuto il decesso.

Non sono stati ancora annunciati neppure i funerali. Restano da definire la chiesa delle esequie, la data, l’orario e l’eventuale apertura di una camera ardente.

La vocazione a sette anni

Luigi Larizza era nato nel luglio del 1949 in una famiglia composta da otto figli. Suo padre, Gaetano, era un dipendente dell’Arsenale di Taranto, comunista convinto e lontano dalla vita religiosa.

La chiamata al sacerdozio arrivò prestissimo. Aveva sette anni quando disse in famiglia di voler diventare prete. Il padre lo accompagnò da don Nunzio Mannara, parroco di Santa Teresa del Bambino Gesù, la chiesa che Luigi frequentava perché abitava in via La Spezia.

Dopo un primo periodo di discernimento entrò nel seminario minore di Martina Franca. Passò poi al seminario di Taranto e completò gli studi teologici a Mondovì, in provincia di Cuneo. Alla preparazione religiosa aggiunse una laurea in Psicologia clinica, formazione che avrebbe utilizzato nel lavoro con le dipendenze.

L’ordinazione nel 1975

Don Luigi venne ordinato il 20 settembre 1975 da monsignor Guglielmo Motolese. La cerimonia si tenne nella Concattedrale Gran Madre di Dio, gremita per l’occasione.

Proprio la Gran Madre fu la sua prima destinazione. Vi lavorò accanto a monsignor Francesco Marinò, prima di ricevere un incarico destinato a segnare la parte più lunga del suo ministero.

Nel 1978 Motolese gli affidò la nuova comunità del Corpus Domini, al quartiere Paolo VI. La parrocchia, all’epoca, era poco più di un progetto. Per celebrare la messa si utilizzava un locale abbandonato che in precedenza aveva ospitato una torrefazione.

Il Corpus Domini

Don Larizza rimase al Corpus Domini per 27 anni. Il rapporto con il quartiere non fu immediato. Nei suoi ricordi parlava di messe disturbate dai petardi e di ragazzi che rendevano difficile perfino lo svolgimento delle celebrazioni natalizie.

Con il tempo la situazione cambiò. La chiesa venne costruita e attorno alla parrocchia nacque una comunità stabile. Furono avviate attività religiose, iniziative per i giovani e incontri dedicati al contrasto della droga.

Tra gli appuntamenti più conosciuti ci fu “Insieme contro la droga”, tre giorni di confronti e testimonianze. Al quartiere Paolo VI don Luigi accolse anche Giovanni Paolo II, durante la visita del Pontefice a Taranto.

Gli anni al Sacro Cuore

Nel 2005 l’arcivescovo Benigno Luigi Papa lo trasferì al Sacro Cuore di Gesù, nel quartiere Tre Carrare. La parrocchia era stata precedentemente amministrata dai salesiani e aveva bisogno di diversi lavori.

Durante la gestione di Larizza vennero sistemati il teatro e il campanile, fu installato un impianto fotovoltaico e si intervenne sulla manutenzione della struttura. Una parte di una grande vetrata laterale crollò quando la chiesa era vuota, evitando conseguenze per i fedeli.

Il Sacro Cuore divenne anche il punto dal quale il parroco interveniva sulle emergenze del quartiere. Nel gennaio 2016 dormì sul sagrato insieme ad alcune famiglie sfollate da un palazzo di via Giovan Giovine, chiedendo al Comune una risposta alla loro condizione abitativa.

La comunità “Il Risorto”

L’opera più importante costruita da don Luigi Larizza resta “Il Risorto”. La Cooperativa sociale Giovanni Paolo II, dalla quale si sviluppò la struttura, era stata fondata nel 1992.

La comunità nacque per offrire un percorso residenziale alle persone con problemi di tossicodipendenza. Il programma non si limitava all’allontanamento dalle sostanze: prevedeva assistenza psicologica, attività educative e preparazione al reinserimento sociale.

Larizza ne fu presidente e coordinatore. La laurea in Psicologia clinica gli consentiva di affiancare al ruolo sacerdotale una preparazione specifica. Nella gestione della comunità lavorava insieme a psicologi, educatori e operatori. Il nipote, monsignor Marco Gerardo, ricopriva l’incarico di vicepresidente.

Il nome “Il Risorto” racchiudeva il principio seguito nel trattamento: recuperare capacità e motivazioni soffocate dalla dipendenza, fino alla costruzione di un nuovo progetto personale.

Scuola e missioni

Don Luigi lavorò anche nella scuola media Ungaretti, dove fu insegnante e vicepreside. L’esperienza educativa procedeva accanto agli incarichi parrocchiali.

Partecipò inoltre a missioni in Russia e Ucraina. In quei Paesi si occupò di bambini orfani, organizzando periodi di permanenza in Italia presso famiglie disponibili ad accoglierli.

La Chiesa greco-cattolica gli attribuì il titolo di archimandrita e il diritto di portare la croce pettorale d’oro. In Albania prese parte, con un gruppo di volontari, alla costruzione di un pozzo artesiano destinato a un villaggio senza acqua potabile.

Ricevette il titolo di Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, la Croce di bronzo dei Cosacchi dell’Ucraina e un attestato di gratitudine dell’arcivescovo maggiore di Kiev.

L’ultima parrocchia

L’ultima destinazione da parroco fu Santa Teresa del Bambino Gesù, presso il santuario della Madonna della Sanità di Martina Franca.

Nel settembre 2024 gli subentrò don Damiano Nigro. Terminato il servizio parrocchiale, Larizza si stabilì nella sede de “Il Risorto”, senza abbandonare il lavoro avviato con gli ospiti della struttura.

Il 20 settembre 2025 raggiunse il traguardo dei cinquant’anni di sacerdozio. Qualche settimana dopo tornò a celebrare nella chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù di Taranto, dove da bambino aveva cominciato il cammino verso il sacerdozio.

Le polemiche

Don Luigi Larizza non evitava lo scontro pubblico. Le sue dichiarazioni sull’immigrazione, la vicinanza ad alcune posizioni di Matteo Salvini e il sostegno alle Forze dell’Ordine provocarono reazioni molto dure.

Fece discutere anche la disponibilità a celebrare una messa in ricordo di Benito Mussolini. La celebrazione venne bloccata dall’Arcidiocesi. Nel 2019 altre polemiche accompagnarono l’affidamento alla cooperativa da lui presieduta di un progetto per richiedenti asilo.

Il sacerdote respinse più volte le accuse di razzismo, sostenendo di avere contestato l’accoglienza indiscriminata e non l’assistenza alle persone straniere. Le sue parole continuarono comunque a dividere l’opinione pubblica.

FAQ

Quand’è morto don Luigi Larizza?
La notizia della morte è stata diffusa il 28 agosto 2026. Non sono stati precisati l’ora e il luogo del decesso.

Quanti anni aveva?
Don Luigi Larizza aveva 77 anni ed era nato nel luglio del 1949.

Di cos’è morto?
La causa della morte non è stata resa nota. Non risultano comunicazioni su una specifica malattia.

Quando si terranno i funerali?
Data, orario e luogo dei funerali non sono stati ancora annunciati.

Che cos’aveva fondato?
Aveva fondato la comunità terapeutico-riabilitativa “Il Risorto”, impegnata nel recupero e nel reinserimento sociale delle persone con dipendenze.

Dove aveva svolto il ministero sacerdotale?
Alla Gran Madre di Dio, al Corpus Domini, al Sacro Cuore di GesĂą e a Santa Teresa del Bambino GesĂą di Martina Franca.