È morto il poeta Marco Lando: la cultura trentina perde una delle sue voci più delicate

Serena Comito

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Scriveva da solo, nel silenzio, ritagliandosi piccoli spazi dentro le giornate. Nessuna posa da artista, nessun cenacolo: un computer e la pazienza di chi cerca poche parole giuste.

Marco Lando è morto nelle scorse ore all’ospedale Santa Chiara di Trento. Aveva 68 anni, era malato da tempo ed era ospite della Casa di Riposo Romani di Nomi.

Una vita divisa tra l’ufficio e i versi

La sua era una biografia che raccontava bene una certa Italia di provincia. Diploma al liceo classico Prati, poi qualche corso universitario tra Padova e Trento, e una carriera professionale all’Autostrada del Brennero. La poesia, intanto, cresceva accanto al lavoro senza mai diventare mestiere.

La prima raccolta, “Modifiche”, è del 1988. Poi il ritmo si fa costante: “Di là dalle forme”, “Esercizi di fedeltà” — antologia uscita per la casa editrice Osiride di Rovereto —, “Zufolii di là dall’aria”, “La terra del poeta”, “La valle delle nuvole”, “Il volo delle rondini”, e “Lo sgabelletto bianco” curato da Eros Olivotto.

Il riconoscimento arriva nel 2000, quando vince il primo premio al Concorso di Poesia del Gruppo Poesia 83 senza ancora farne parte. L’anno successivo il premio speciale, e nel settembre 2001 l’ingresso ufficiale nel Gruppo, storico sodalizio poetico roveretano di cui sarebbe rimasto socio per oltre vent’anni. Nel 2021 il premio Totem Blu Art.

Proprio nelle scorse settimane era andata in stampa la sua ultima raccolta, curata da Antonella Bragagna. Per la copertina aveva voluto una fotografia di via Rialto, a Rovereto: la città della nonna amatissima, a cui aveva dedicato liriche dolcissime di rimembranza dell’infanzia.

Naif e non naif: il paradosso della sua scrittura

Chi lo ha frequentato ne parla come di un poeta “raffinato, capace di composizioni rarefatte e profonde”, secondo la definizione del giornalista Gigi Zoppello.

Ed è lo stesso Zoppello a fissare il paradosso della sua opera. Naif nella vena descrittiva, quella fiabesca e quasi fanciullesca fatta di paesaggi, aria, montagne, animali. Tutt’altro che naif, però, nel rigore introspettivo: perché in mezzo a quei quadri sereni si aprivano all’improvviso squarci su abissi senza fondo, angosce vere, che quasi sempre trovavano approdo nella speranza e nella fede.

Il tempo era una delle sue ossessioni ricorrenti, insieme ai boschi, agli orologi, alle stagioni del basso Trentino agricolo. Scavava, come un minatore paziente, per tirare fuori poche gemme.

Il legame con il Bosco dei Poeti

Tra i luoghi che più lo hanno accolto c’è il Bosco dei Poeti di Dolcé, in provincia di Verona, sul confine con il Trentino. Non ne era il fondatore — il progetto nasce nel 2002 dall’intuizione del critico Luigi Serravalli e dalla volontà dell’artista Lorenzo “Lome” Menguzzato con la sua famiglia — ma ne è stato per anni uno dei protagonisti, con le sue opere lungo i sentieri e la presenza costante alle letture.

Parliamo di centotrenta ettari di bosco e una dozzina di chilometri di percorsi, dove sono disseminate più di mille opere di oltre seicento autori: Alda Merini, Andrea Zanzotto, Lawrence Ferlinghetti, Maurizio Cattelan, e in apertura del cammino una poesia incisa nella pietra donata da Karol Wojtyła accanto a un pensiero del Dalai Lama. In quella compagnia, i versi di Lando hanno trovato casa.

Per il resto era una presenza fissa nelle serate di poesia e cultura di mezzo Trentino: lo cercavano, e lui c’era.

Il funerale poetico di lunedì

L’ultimo saluto si terrà lunedì 31 agosto a Pomarolo, il paese della Vallagarina dove viveva.

Prima delle esequie, però, gli amici hanno voluto qualcosa che gli somigliasse. Alle 14, fuori dalla chiesa parrocchiale, si terrà un breve “funerale poetico”: ricordi e lettura ad alta voce delle sue ultime composizioni. I funerali seguiranno alle 15.

Ci sarà poi una seconda occasione. Domenica 6 settembre Marco Lando verrà ricordato alla Festa dell’Arte al Bosco dei Poeti di Dolcé, davanti a decine di poeti, intellettuali, critici e scrittori.

Nel bosco, ancora una volta. Che sembra il posto giusto.