Morto Vincenzo Vitiello, addio al filosofo napoletano della Topologia: opere, carriera, causa della morte e funerali

Daniela Devecchi

Morto Vincenzo Vitiello, addio al filosofo napoletano della Topologia: opere, carriera, causa della morte e funerali

Mancava un mese al suo novantunesimo compleanno. Vincenzo Vitiello, nato a Napoli il 26 settembre 1935, è morto a 90 anni. La notizia è stata diffusa oggi, 27 agosto 2026.

Docente, saggista, studioso di Vico e dell’idealismo tedesco, Vitiello ha occupato una posizione ben riconoscibile nella filosofia italiana. Il suo nome resta legato soprattutto alla Topologia, il percorso teorico attraverso il quale rilesse lo spazio, il tempo e il rapporto fra identità differenti.

La morte e i funerali

Le informazioni rese pubbliche non spiegano di cosa sia morto Vincenzo Vitiello. Non vengono citate malattie, né risultano notizie certe su un eventuale ricovero. Funerali non ancora comunicati.

Gli anni a Salerno

La carriera di Vitiello si è svolta in larga parte all’Università di Salerno, dove è stato professore ordinario di Filosofia teoretica. Qui ha insegnato fino al pensionamento.

Ha tenuto lezioni e seminari in Germania, Francia, Spagna e Croazia, oltre che negli Stati Uniti, in Messico e in Argentina. Molti suoi scritti sono stati tradotti in inglese, francese e spagnolo, in tedesco e polacco.

Dopo Salerno ha insegnato Teologia politica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. A Napoli ha mantenuto uno stretto rapporto con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, partecipando a conferenze, presentazioni e incontri dedicati ad alcuni dei temi sui quali aveva lavorato per tutta la vita.

Che cosa intendeva per Topologia

La Topologia non era, per Vitiello, un sistema nel quale collocare ogni cosa. Era un modo di leggere. Partiva dallo spazio, ma non dallo spazio inteso come una stanza vuota o un punto sulla carta geografica.

Ogni persona, parola o oggetto occupa un luogo. In quel luogo entra in relazione con altro senza smarrire del tutto i propri confini. Vitiello chiamava questa condizione “stare accanto”: vicinanza e distanza insieme.

La stessa impostazione riguardava il tempo. Un autore antico può risultare più vicino a un pensatore moderno di due filosofi appartenenti alla medesima epoca. Per questo, nelle sue pagine, Aristotele e Hegel, Agostino e Heidegger non comparivano come capitoli isolati di una storia già conclusa. Tornavano a essere interlocutori.

Il lavoro su Vico

Tra gli autori più presenti nei libri di Vitiello c’è Giambattista Vico. Il legame non dipendeva soltanto dalla comune origine napoletana. Della filosofia vichiana lo interessavano la nascita del mondo umano, la natura, il linguaggio e il modo in cui una comunità costruisce la propria storia.

A Vico dedicò La favola di Cadmo, Vico e la Topologia e L’ora e l’attimo. Nel 2012 curò insieme a Manuela Sanna un’edizione della Scienza nuova che riuniva i testi pubblicati nel 1725, nel 1730 e nel 1744.

Altrettanto lungo fu il confronto con Hegel. Vitiello ne studiò la presenza nella cultura italiana, il rapporto con Heidegger e il problema della contraddizione. Nietzsche gli offrì invece gli strumenti per lavorare sul nichilismo e sulla crisi dell’Occidente.

La domanda sul cristianesimo

Vitiello non trattò il cristianesimo come un argomento separato dal resto della sua ricerca. Lo interrogò da una posizione filosofica, soffermandosi sulla Croce, sul male, sul silenzio di Dio e sulla possibilità della salvezza.

Ne nacquero libri come Cristianesimo senza redenzione, Il Dio possibile, Dire Dio in segreto e Cristianesimo e nichilismo. Con il teologo Bruno Forte scrisse La vita e il suo oltre, mentre insieme a Gérard Rossé pubblicò Paolo e l’Europa.

Nel 2023 uscì Nel silenzio del Padre. Cristianesimo e storia da Paolo a Gesù. In quelle pagine tornò al rapporto fra il messaggio cristiano e il corso della storia, partendo dalle lettere di Paolo e risalendo ai Vangeli.

Paradosso e Il Pensiero

Nel 1990 fondò la rivista Paradosso, rimasta attiva fino al 2002. La direzione riunì Massimo Cacciari, Umberto Curi, Sergio Givone, Carlo Sini e Giacomo Marramao. Era un luogo di discussione fra percorsi filosofici diversi, non l’espressione di una sola scuola.

Vitiello diresse poi con Massimo Adinolfi la rivista Il Pensiero. Scrisse anche per periodici italiani e stranieri, tra i quali aut aut, Teoria, Revista de Occidente e Celan-Jahrbuch.

Le opere e i premi

Topologia del moderno, pubblicato nel 1992, ed Elogio dello spazio, del 1994, sono i due libri più direttamente legati alla sua proposta filosofica. Nella sua bibliografia trovano posto anche Utopia del nichilismo, Non dividere il sì dal no, L’ethos della topologia, L’immagine infranta, Hegel in Italia e un volume dedicato a Kant, uscito nel 2021.

Nel 2012 l’Universidad Nacional de General San Martín di Buenos Aires gli assegnò la laurea honoris causa in Filosofia. Quello stesso anno ricevette il Premio Lorenzo Montano per la sezione Opere scelte. Nel 2022 arrivò il Premio internazionale Luigi Tartufari per le Scienze filosofiche, conferito dall’Accademia Nazionale dei Lincei.

FAQ

Quand’è stata annunciata la morte di Vincenzo Vitiello?
La comunicazione è arrivata oggi, 27 agosto 2026.

Dov’era nato il filosofo?
Era nato a Napoli il 26 settembre 1935.

È conosciuta la causa della morte?
No. La causa del decesso non è stata comunicata.

Qual era il suo incarico universitario?
È stato ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Salerno e, in seguito, docente di Teologia politica al San Raffaele di Milano.

Dove si svolgeranno i funerali?
Il luogo e la data delle esequie non sono ancora stati resi pubblici.