Primarie centrosinistra 2026, scontro Schlein-Conte sul candidato premier: Speranza dice no, Ruffini pronto, Salis si sfila e Conte guida sui social

Daniela Devecchi

Le primarie del centrosinistra dividono il campo progressista. Da una parte c’è Giuseppe Conte, favorevole a una consultazione aperta anche ai cittadini non iscritti ai partiti; dall’altra Elly Schlein, disponibile a partecipare ma decisa a definire prima il programma della coalizione. Nel mezzo si inserisce Roberto Speranza, contrario al voto perché teme una competizione capace di allontanare gli elettori dello sconfitto.

A oggi, tuttavia, le primarie non sono state ancora convocate. Non esistono una data, un regolamento né un elenco ufficiale dei candidati. Il confronto riguarda la scelta del leader che potrebbe guidare il centrosinistra alle elezioni politiche del 2027 e sfidare Giorgia Meloni.

Primarie non ancora ufficiali

Il dibattito politico è già iniziato, ma non coincide con l’avvio formale della consultazione. I partiti devono ancora stabilire il perimetro dell’alleanza, approvare un programma e decidere quale metodo utilizzare per individuare il candidato alla Presidenza del Consiglio.

Restano aperte anche le questioni organizzative. Non è stato deciso se il voto si svolgerà in un solo turno oppure se sarà previsto un ballottaggio. Mancano indicazioni sui gazebo, sull’eventuale partecipazione online, sulle firme necessarie per presentarsi e sui requisiti richiesti agli elettori.

Definire Schlein e Conte candidati ufficiali sarebbe quindi prematuro. Entrambi hanno manifestato la propria disponibilità, ma la competizione non dispone ancora di regole condivise.

Conte vuole il voto aperto

Giuseppe Conte sostiene la necessità di coinvolgere direttamente l’elettorato progressista. Il presidente del Movimento 5 Stelle immagina primarie alle quali possano partecipare anche persone prive di una tessera di partito, a condizione che condividano il progetto politico della coalizione.

La consultazione, secondo questa impostazione, non dovrebbe appartenere al M5S, al PD o ad Alleanza Verdi e Sinistra. Dovrebbe invece essere organizzata dall’intero schieramento e consentire agli elettori di scegliere il leader prima delle politiche.

Conte non condivide l’automatismo adottato dal centrodestra, dove la guida della coalizione viene generalmente assegnata al partito che ottiene più voti. Nel campo progressista, composto da forze con identità e storie differenti, ritiene più adatto un confronto aperto.

Schlein chiede il programma

Elly Schlein non ha escluso la propria candidatura. La segretaria del Partito Democratico ha dichiarato di essere disponibile qualora gli alleati decidano insieme di ricorrere alle primarie.

Il punto di contrasto con Conte riguarda soprattutto l’ordine delle scelte. Per Schlein bisogna prima raggiungere un’intesa sui contenuti e soltanto dopo individuare chi dovrà rappresentarli.

Le differenze più evidenti riguardano la politica estera, l’invio di armi all’Ucraina, le spese militari e alcuni dossier europei. La segretaria dem non vuole che il voto ai gazebo diventi uno strumento per decidere tali questioni attraverso la vittoria di un singolo candidato.

Chi verrà scelto, nella visione del PD, dovrà guidare l’intera alleanza sulla base di una linea già concordata. Lo stesso orientamento è stato espresso dal responsabile Organizzazione del partito, Igor Taruffi.

Il confronto Schlein-Conte

Le tensioni sono aumentate all’inizio di agosto, quando Conte ha collegato il risultato delle eventuali primarie anche alla futura posizione della coalizione sull’Ucraina. Dal PD è arrivata una risposta immediata: la linea internazionale non può dipendere esclusivamente dal candidato vincitore.

Il 4 agosto Schlein e Conte si sono incontrati a pranzo in un ristorante romano. Il colloquio è servito a chiarire che non esiste una rottura personale, senza però cancellare le distanze politiche.

Il presidente del M5S ha confermato la contrarietà del Movimento all’invio di nuove armi a Kiev. Schlein ha ribadito che il candidato dovrà rispettare un programma costruito collegialmente. La collaborazione tra i due partiti prosegue, ma il metodo con cui arrivare alla leadership resta irrisolto.

Speranza contro le primarie

A cambiare nuovamente il quadro è stato Roberto Speranza. Il deputato del PD ed ex ministro della Salute considera le primarie un errore politico e teme che possano trasformarsi in un vantaggio per il centrodestra.

Secondo Speranza, una campagna tra Conte e Schlein sarebbe inevitabilmente dura. Una parte dei sostenitori del candidato sconfitto potrebbe non riconoscersi nel vincitore e decidere di non partecipare alle successive elezioni politiche.

Per evitare lo scontro, l’esponente dem ha avanzato una proposta simbolica: indicare come candidato premier un ragazzo appena maggiorenne oppure un anziano partigiano. Il nome servirebbe a contestare l’ipotesi, contenuta nella riforma elettorale ancora in discussione, di associare alla coalizione un candidato alla guida del governo.

Speranza non propone quindi di affidare realmente Palazzo Chigi a una figura scelta senza competizione. La sua indicazione ha un significato politico e punta a evitare che le opposizioni assecondino quello che considera un passaggio verso un premierato di fatto.

La replica del M5S

La posizione di Speranza non è stata accolta dal Movimento 5 Stelle. Stefano Patuanelli ha difeso il valore partecipativo delle primarie e ha giudicato troppo generico il timore di perdere i voti degli elettori legati al candidato sconfitto.

Per il M5S la consultazione potrebbe dare legittimazione al leader e rafforzare la mobilitazione in vista delle politiche. Il Movimento resta quindi favorevole al coinvolgimento diretto dei cittadini, purché le modalità non favoriscano gli apparati dei partiti.

La distanza con una parte del PD non riguarda l’alleanza in sé, ma la valutazione degli effetti che una competizione nazionale potrebbe produrre.

I possibili candidati

I nomi principali restano quelli di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Sono i leader delle due maggiori forze del campo progressista e hanno entrambi dichiarato la propria disponibilità.

Alla possibile sfida si aggiunge Ernesto Maria Ruffini, già direttore dell’Agenzia delle Entrate e promotore del movimento Più Uno. Ruffini è pronto a partecipare, ma chiede primarie realmente aperte e regole accettate da tutti.

Anche l’area civica vuole avere un proprio spazio. Progetto Civico Italia, fondato dall’assessore romano Alessandro Onorato, ha annunciato l’intenzione di essere presente. Non è ancora stabilito se sarà lo stesso Onorato a candidarsi oppure se verrà individuato un altro amministratore.

Alleanza Verdi e Sinistra non esclude una proposta autonoma. Tra i nomi citati compare quello di Nicola Fratoianni, ma non è stata presentata alcuna candidatura formale.

Silvia Salis si sfila

Silvia Salis continua a essere indicata come possibile figura unitaria dell’area riformista. La sindaca di Genova ha però escluso la partecipazione e considera le primarie uno strumento poco adatto alla scelta del candidato premier.

A sostenerne il nome è soprattutto Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva la ritiene capace di raccogliere consensi oltre i confini tradizionali dei partiti di centrosinistra, ma ha anche riconosciuto che non deve essere spinta verso una candidatura non voluta.

Tra i profili civici è stato menzionato anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Neppure in questo caso esiste una disponibilità ufficiale. Italia Viva rimane favorevole alla consultazione, mentre Azione si considera estranea al progetto del campo largo.

Conte avanti sui social

Nel confronto sui social, Conte parte da una posizione di vantaggio. Un’analisi sulle conversazioni registrate tra l’11 luglio e il 10 agosto gli attribuisce un sentiment positivo del 32,2%, con circa 2 milioni e 225 mila interazioni.

Schlein si colloca al secondo posto con il 27,6% e 567 mila interazioni. Seguono Salis al 25,7%, Onorato al 24% circa e Manfredi al 24%.

Questi numeri non equivalgono alle intenzioni di voto. La quantità delle interazioni dipende dalla presenza mediatica e dalle polemiche affrontate nel periodo esaminato. Il dato mostra la forza della comunicazione digitale di Conte, ma non permette di stabilire chi vincerebbe una consultazione nazionale.

La data dell’8 settembre

Un passaggio politico rilevante è previsto per l’8 settembre 2026, quando Schlein, Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni dovrebbero partecipare insieme alla festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra.

L’appuntamento potrà offrire un’occasione per riportare il confronto sul programma e mostrare l’unità della coalizione dopo le tensioni estive. Non risulta però convocata, per quella data, una riunione destinata ad approvare il regolamento delle primarie.

Per arrivare ai gazebo servirà un accordo tra tutti i partiti. Fino ad allora, la corsa alla leadership resterà politica, ma non ancora elettorale.

FAQ sulle primarie del centrosinistra

Quando si svolgeranno le primarie del centrosinistra?

Al 26 agosto 2026 non è stata stabilita alcuna data ufficiale.

Chi sono i candidati confermati?

Non esistono candidature formalizzate. Schlein, Conte e Ruffini hanno manifestato la disponibilità a partecipare qualora la consultazione venga organizzata.

Silvia Salis parteciperà alle primarie?

La sindaca di Genova ha escluso finora la propria candidatura e ha espresso un giudizio contrario sul metodo delle primarie.

Perché Roberto Speranza è contrario?

Teme che una competizione divisiva possa spingere una parte degli elettori dello sconfitto ad allontanarsi dalla coalizione alle politiche del 2027.

Chi è davanti sui social tra Conte e Schlein?

Nel monitoraggio relativo all’11 luglio-10 agosto 2026, Conte ha ottenuto più interazioni e un sentiment positivo superiore. Il risultato non rappresenta però un sondaggio sulle intenzioni di voto.