Ameba mangia cervello, cos’è davvero la Naegleria fowleri: come si prende, i sintomi e perché fa così paura

Serena Comito

Ameba mangia cervello, cos'è davvero la Naegleria fowleri: come si prende, i sintomi e perché fa così paura

Il nome è di quelli che fermano lo scroll. “Ameba mangia cervello” suona come il titolo di un film horror di serie B, e invece è il soprannome di un organismo microscopico che esiste sul serio: la Naegleria fowleri.

Se in questi giorni ne avete sentito parlare è per una notizia arrivata dagli Stati Uniti. In Louisiana una bambina di otto anni, Lillian, è morta dopo aver fatto il bagno in un lago artificiale a metà agosto. Ricoverata d’urgenza il 15, se n’è andata il giorno dopo il suo compleanno.

Prima di allarmarsi, però, servono un paio di numeri. E poi la spiegazione di come funziona davvero questa cosa.

Prima cosa: non è un batterio

Piccola precisazione tecnica che diverse testate hanno saltato. La Naegleria fowleri non è un batterio e non è un virus: è un protista, un organismo unicellulare a vita libera. Vive per conto suo nelle acque dolci, si nutre di batteri e alghe, e solo occasionalmente finisce per infettare un essere umano.

Ha tre forme diverse a seconda delle condizioni ambientali: cisti quando fa freddo, trofozoite quando le condizioni sono favorevoli — ed è questa la forma pericolosa — e flagellato. Sotto i 10 gradi si incista e resta dormiente. Sopra i 27, invece, comincia a divertirsi: la temperatura ideale per lei arriva fino ai 42 gradi.

Che è poi il motivo per cui i casi si concentrano nei mesi estivi.

Come entra: solo dal naso, mai dalla bocca

Questo è il punto più importante di tutta la faccenda, e va detto chiaro perché è la fonte di metà delle paure inutili.

Bere acqua contaminata non provoca nulla. L’ameba viene distrutta dai succhi gastrici e non causa infezioni per via digestiva. Non si trasmette nemmeno da persona a persona: non è contagiosa in alcun modo.

L’unica via d’ingresso sono le cavità nasali. Quando l’acqua risale nel naso con forza — un tuffo, una capriola sott’acqua, una spinta — l’ameba può attaccarsi alla mucosa olfattiva. Da lì risale lungo il nervo olfattivo, attraversa la lamina cribrosa (una sottile barriera ossea perforata alla base del cranio) e arriva al cervello.

A quel punto provoca la meningoencefalite amebica primaria, sigla PAM. Il decorso è rapidissimo: senza diagnosi e terapia immediate si arriva all’esito fatale nel giro di una settimana.

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I sintomi, e perché ingannano

Il problema della PAM è che all’inizio somiglia a una banale meningite virale. Mal di testa, febbre, nausea, vomito: niente che faccia pensare subito a qualcosa di così raro.

Poi il quadro precipita. Rigidità nucale, stato confusionale, allucinazioni, convulsioni. E quando i medici capiscono di cosa si tratta, spesso è tardi.

Il tasso di mortalità supera il 97%. È una delle infezioni più aggressive che si conoscano: tra il 1962 e il 2013, in tutto il Nordamerica, su 130 casi si contarono appena tre sopravvissuti.

Quanto è raro davvero (spoiler: tantissimo)

Ed eccoli, i numeri che servono a rimettere le cose in prospettiva.

Secondo i dati dei CDC americani, negli Stati Uniti sono stati confermati 180 casi in 88 anni, dal 1937 al 2025. L’anno peggiore ne ha registrati otto. In Louisiana, lo Stato del caso di questi giorni, in tutto quel periodo se ne contano tre.

Per capirci: milioni di persone fanno il bagno ogni estate nei laghi americani, e i casi si contano sulle dita di poche mani. Il rischio individuale è talmente basso da essere difficile perfino da calcolare.

Non è però un problema esclusivamente americano. Nel 2025 lo stato indiano del Kerala ha registrato un focolaio anomalo di meningoencefalite amebica, con 170 casi confermati e 42 decessi. E anche in Italia esiste un caso fatale documentato, descritto nel 2004 su una rivista scientifica internazionale.

Dove non si prende

Buone notizie per chi da qui a settembre ha in programma qualche bagno.

La Naegleria fowleri non sopravvive nell’acqua di mare. Non sopravvive nelle piscine correttamente clorate. E non sopravvive nell’acqua di rubinetto adeguatamente trattata dagli acquedotti.

Il suo habitat sono i laghi, i fiumi lenti, gli stagni, i canali e le sorgenti termali naturali — insomma acqua dolce, ferma e calda, soprattutto in periodi di caldo prolungato. Il fondale è la zona a maggior concentrazione, perché è lì che l’ameba si deposita.

Il rischio che nessuno considera: i lavaggi nasali

C’è però una situazione che merita un’attenzione particolare, perché riguarda anche chi non mette piede in un lago da anni.

L’irrigazione nasale fatta con acqua di rubinetto non trattata. La pratica è sempre più diffusa contro sinusiti e raffreddori, spesso con neti pot o siringhe senza ago, ed è del tutto innocua di per sé. Il problema è l’acqua: infilando direttamente nel naso acqua non sterile si salta esattamente la barriera che in condizioni normali ci protegge.

La regola è semplice: per i lavaggi nasali si usa acqua sterile, distillata oppure bollita e poi raffreddata. Mai quella del rubinetto così com’è.

Come proteggersi, in pratica

Nessun motivo per rinunciare al bagno in un lago. Qualche accortezza, però, costa poco:

Tenere la testa fuori dall’acqua nei bacini d’acqua dolce calda, o usare una molletta stringinaso se si va sott’acqua. Evitare tuffi e capriole che spingano acqua nelle narici. Non smuovere il sedimento del fondale, dove la concentrazione è maggiore. E prestare attenzione soprattutto nelle giornate di caldo intenso e in acque particolarmente basse e stagnanti.

Se dopo un bagno in acqua dolce compare un mal di testa violento con febbre alta, conviene rivolgersi subito a un medico specificando l’esposizione. Non perché sia probabile — non lo è — ma perché in questa infezione la tempestività della diagnosi è tutto.

Domande frequenti

Cos’è l’ameba mangia cervello?
È il soprannome della Naegleria fowleri, un organismo unicellulare che vive nelle acque dolci calde e che può causare un’infezione cerebrale rarissima chiamata meningoencefalite amebica primaria.

Come si prende?
Solo attraverso il naso, quando l’acqua contaminata risale nelle cavità nasali. Non si prende bevendo acqua e non si trasmette da persona a persona.

Si può prendere al mare o in piscina?
No. L’ameba non sopravvive nell’acqua salata né in una piscina correttamente clorata.

Quali sono i sintomi?
All’inizio mal di testa, febbre, nausea e vomito, simili a una meningite virale. Poi rigidità del collo, confusione, allucinazioni e convulsioni.

Quanto è pericolosa?
La mortalità supera il 97%, ma i casi sono estremamente rari: negli Stati Uniti se ne contano 180 in quasi novant’anni.

Ci sono casi in Italia?
Sono episodi eccezionali. Esiste un caso fatale italiano documentato in letteratura scientifica nel 2004.