Addio a Dario Cardelli, il fondatore della Trattoria del Ponte: aveva 91 anni

Serena Comito

Chi passava da quelle parti a sera inoltrata e aveva fame sapeva già dove andare. “Andiamo da Cardella”, si diceva in zona, storpiando il cognome con quella confidenza che a un ristoratore si concede solo dopo anni di piatti condivisi.

Dario Cardelli è morto domenica nella sua casa di Monsano, a 91 anni. Con lui se ne va l’uomo che quella trattoria l’aveva tirata su dal niente.

Quattro panini e un’idea chiara in testa

Era il 1980. Cardelli, originario di Filottrano, aprì un bar nel tratto tra Chiaravalle e Monsano dove oggi c’è la Trattoria del Ponte. Poco più di un banco e qualche tavolo.

“Era partito con 4 panini e qualche tagliatella”, ha raccontato il figlio Fiorenzo, che insieme alla moglie Stefania manda avanti il locale. Ma già allora, aggiunge, il padre aveva in testa il progetto completo: guardava avanti, gli piaceva mettersi alla prova, crescere.

In cucina era un autodidatta. Fu qualche cuoco a suggerirgli di provarci sul serio, e da lì cominciò ad allargare, un passo alla volta, senza forzare i tempi. Alla fine è diventato un punto di riferimento per mezza vallesina, con più di mille recensioni e una reputazione costruita su tre cose semplici: cucina tradizionale, accoglienza vera, conti onesti.

Venticinque anni fa l’ultima scommessa: l’ampliamento della trattoria e l’apertura de Il Piccolo Eden, country house con servizio alberghiero e ristorazione, oggi utilizzata anche per ricevimenti e cerimonie. Un altro progetto nato dallo spirito d’iniziativa del padre, dice Fiorenzo. Un altro sogno portato a terra.

Le bocce, la bici e una squadra col suo nome

Fuori dalla cucina, Dario Cardelli era uno sportivo di quelli veri. Da giovane aveva pedalato con buoni risultati, poi ha scoperto le bocce e non le ha più mollate: se n’è innamorato al punto da fondare una squadra tutta sua, la Bocciofila Bar Cardelli.

Giocava bene, ma soprattutto ci teneva. E poi seguiva tutto il resto — calcio, tennis, pallavolo — anche gli sport che non aveva mai praticato.

Visionario, coraggioso, intraprendente: sono le parole che tornano più spesso in chi lo ha conosciuto. Un imprenditore che si è fatto da solo e che, come dicono da quelle parti, vedeva lontano.

L’ultimo saluto oggi pomeriggio

Negli ultimi mesi c’era qualche acciacco, niente di più di quanto porta con sé un’età come la sua. Se n’è andato serenamente, in casa, accanto al figlio Fiorenzo, alla nuora Stefania, alla sorella Rosa, alle cognate e ai nipoti.

Fiorenzo gli ha dedicato una pergamena, poche righe in cui ringrazia il padre e gli riconosce di essere stato grande davvero.

La camera ardente è stata allestita alla Casa Funeraria Santarelli, in via Marche 54 a Monsano. Il funerale si celebra oggi alle 16.30 nella Chiesa del Sacro Cuore della Coppetella di Jesi, poi si proseguirà per il cimitero. La famiglia ha chiesto di non portare fiori, ma di destinare le donazioni all’ADI di Jesi.