PlayStation Blackout, PS5 spente in tutto il mondo dal 23 al 30 agosto: la rivolta contro Sony e lo stop ai giochi su disco dal 2028

Daniela Devecchi

PlayStation Blackout, PS5 spente in tutto il mondo dal 23 al 30 agosto: la rivolta contro Sony e lo stop ai giochi su disco dal 2028

Il PlayStation Blackout è iniziato il 23 agosto 2026 e proseguirà fino al 30 agosto. Per sette giorni una parte della comunità internazionale dei videogiocatori ha deciso di non utilizzare le console, non accedere al PlayStation Network e non effettuare acquisti. La protesta nasce dopo l’annuncio con cui Sony ha confermato che, da gennaio 2028, non produrrà più dischi fisici per i nuovi giochi destinati alle piattaforme PlayStation.

Non si tratta, dunque, di un problema tecnico. Il PlayStation Network risulta funzionante e gli utenti possono continuare ad accedere agli account, giocare online e utilizzare lo Store. Il termine “blackout” indica un’astensione volontaria organizzata per ridurre, almeno temporaneamente, l’attività registrata sulle piattaforme Sony.

Quando finisce il PlayStation Blackout

L’iniziativa è partita domenica 23 agosto alle 19:00 e terminerà domenica 30 agosto, alla stessa ora. La scelta dell’orario locale ha prodotto un avvio progressivo nei diversi Paesi.

I partecipanti sono invitati a tenere spente le console oppure a disconnettere il proprio account. La mobilitazione comprende anche la rinuncia alle sessioni di gioco e agli acquisti di videogiochi, abbonamenti, accessori e prodotti legati al marchio.

L’intenzione è ottenere una diminuzione visibile degli utenti attivi settimanali, una delle metriche osservate dalle aziende del settore. Gli organizzatori hanno scelto un periodo circoscritto per limitare le ripercussioni sugli sviluppatori e concentrare il segnale sulla piattaforma.

Chi ha promosso la protesta

Il principale promotore del #PSBlackout è DoesItPlay?, progetto internazionale impegnato nella conservazione dei videogiochi e nella verifica del funzionamento offline delle copie fisiche.

La campagna è sostenuta da content creator, collezionisti e giocatori contrari alla completa digitalizzazione del mercato. Non è stata indetta da Sony e non rappresenta un’interruzione ufficiale dei servizi PlayStation.

Accanto al boicottaggio si è sviluppata la petizione “Don’t Kill the Disc”, creata il 1° luglio 2026 da Jade Pearce per PNP Games Inc. Al 24 agosto la raccolta aveva raggiunto 371.653 firme verificate, con oltre mille nuove adesioni registrate nella stessa giornata.

Petizione e blackout hanno un obiettivo comune, ma restano due iniziative distinte: la prima chiede formalmente a Sony di modificare i suoi programmi, la seconda punta a incidere sull’attività e sugli acquisti per una settimana.

Perché i giocatori protestano

Sony Interactive Entertainment ha annunciato che da gennaio 2028 interromperĂ  la produzione dei dischi fisici per tutti i nuovi titoli PlayStation. Le uscite successive saranno distribuite in formato digitale attraverso il PlayStation Store e tramite i rivenditori.

La misura non riguarda retroattivamente i videogiochi giĂ  pubblicati. I dischi esistenti continueranno a essere utilizzabili e potranno ancora essere venduti, prestati o scambiati. Anche i titoli in uscita prima della scadenza potranno essere commercializzati in versione fisica.

Il dissenso riguarda soprattutto quello che accadrà dopo il passaggio al digitale. Senza il disco, infatti, viene meno la possibilità di rivendere un gioco usato, prestarlo, regalarlo o conservarne una copia indipendente dall’account personale.

Tra le questioni sollevate figurano anche la tutela dei collezionisti, la conservazione delle opere videoludiche e il futuro di negozi, distributori e operatori specializzati nel mercato dell’usato. I promotori precisano di non voler eliminare la distribuzione digitale: chiedono che il formato fisico rimanga disponibile come alternativa.

Le ragioni di Sony

Sony ha spiegato la decisione richiamando il cambiamento delle abitudini dei consumatori. Negli ultimi anni gli acquisti digitali sono cresciuti in misura rilevante, mentre il peso economico delle copie fisiche si è progressivamente ridotto.

La direttrice finanziaria Lin Tao ha confermato il piano durante l’incontro con gli investitori del 31 luglio 2026. Secondo la posizione aziendale, la digitalizzazione coinvolge l’intera industria dei contenuti e non dovrebbe provocare conseguenze negative significative sull’attività del gruppo.

Al 24 agosto Sony non ha risposto direttamente al PlayStation Blackout e non ha comunicato modifiche alla scadenza prevista per gennaio 2028.

Quanti giocatori hanno aderito

Non esiste ancora una stima verificabile della partecipazione. Numerosi utenti hanno annunciato sui social di avere spento la propria console, ma le singole dichiarazioni non consentono di determinare la reale portata mondiale della protesta.

Nella comunitĂ  sono emerse anche posizioni contrarie. Alcuni giocatori ritengono che una settimana senza accessi possa rientrare nelle normali oscillazioni del traffico. Altri considerano piĂą efficace la cancellazione degli abbonamenti PlayStation Plus o la rinuncia duratura agli acquisti digitali.

I risultati potranno essere valutati soltanto dopo il 30 agosto. Fino ad allora, eventuali numeri sul calo degli utenti, sulle perdite economiche o sulla percentuale di adesione non possono essere considerati confermati.

FAQ sul PlayStation Blackout

Il PlayStation Network è fuori servizio?

No. Il PS Blackout è un boicottaggio volontario e non un guasto dei server. I servizi PlayStation risultano accessibili.

Quando termina il PlayStation Blackout?

La protesta terminerĂ  il 30 agosto 2026 alle 19:00 locali.

Perché Sony vuole eliminare i dischi?

L’azienda ha motivato la scelta con la crescita degli acquisti digitali e il cambiamento delle preferenze dei consumatori.

I vecchi giochi PlayStation su disco smetteranno di funzionare?

No. La decisione riguarda i nuovi videogiochi pubblicati da gennaio 2028 e non rende inutilizzabili le copie fisiche giĂ  esistenti.

Quante persone partecipano alla protesta?

Non è disponibile un dato ufficiale. La petizione collegata alla difesa dei giochi fisici aveva superato le 371 mila firme al 24 agosto, ma il numero non coincide automaticamente con quello dei partecipanti al blackout.