Oliver Blume, chi è l’amministratore delegato di Volkswagen: età, patrimonio, stipendio,carriera, moglie e figlie del manager più discusso di Germania

Serena Comito

Oliver Blume, chi è l'amministratore delegato di Volkswagen: età, patrimonio, stipendio,carriera, moglie e figlie del manager più discusso di Germania

C’è un dettaglio che racconta Oliver Blume meglio di qualunque organigramma: guida il gruppo che produce Porsche, Lamborghini e Bugatti, ma in città si sposta in metropolitana e sul monopattino elettrico. E il suo Maggiolino, comprato da ragazzo dopo una vecchia Citroën 2CV, non l’ha mai venduto.

Cinquantotto anni, un metro e novantatré, tedesco di Braunschweig. Da settembre 2022 siede nella poltrona più scomoda dell’industria automobilistica europea, e da allora non ha smesso un attimo di far parlare di sé. Ecco la storia dell’uomo che deve rimettere in piedi Volkswagen.

Da Braunschweig a Shanghai: gli anni della gavetta

Oliver Ingo Blume nasce il 6 giugno 1968, maturità nel 1987 e poi ingegneria meccanica all’università tecnica della sua città. Nel 1994 entra nel gruppo Volkswagen dalla porta di servizio: un programma trainee in Audi.

I primi passi sono operativi, molto lontani dalle stanze dei bottoni. A ventotto anni pianifica la carrozzeria e la verniciatura, tre anni dopo si prende la responsabilità della scocca dell’Audi A3. Nel frattempo studia: nel 2001 arriva il dottorato in tecnologia dei veicoli, conseguito alla Tongji University di Shanghai. Una scelta che vent’anni dopo sarebbe risultata profetica, visto che la Cina è oggi il rebus principale sul suo tavolo.

Seguono cinque anni alla pianificazione produttiva di Seat, in Spagna, e altrettanti nel marchio Volkswagen. Nel 2009 il trasferimento a Wolfsburg. Nel 2013 il salto: entra nel consiglio direttivo di Porsche, con delega a produzione e logistica.

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Dieci anni a Stoccarda, poi la chiamata da Wolfsburg

Il 1° ottobre 2015 Blume diventa amministratore delegato di Porsche. Ci resterà dieci anni esatti, fino al 31 dicembre 2025, e sono gli anni che gli costruiscono la reputazione: vendite e profitti raddoppiati, la quotazione in Borsa del marchio, il lancio della Taycan elettrica.

Poi, nell’estate del 2022, il terremoto. Herbert Diess viene fatto fuori dopo mesi di frizioni interne, e il consiglio di sorveglianza sceglie Blume per sostituirlo. Dal 1° settembre di quell’anno guida il gruppo Volkswagen — dodici marchi, oltre seicentomila dipendenti — mantenendo però anche la poltrona di Stoccarda.

Il doppio incarico gli è costato anni di critiche. Nel maggio 2025 gli azionisti hanno chiesto apertamente che il “CEO part-time” lasciasse il secondo lavoro. La resa dei conti è arrivata a ottobre dello stesso anno: contratto rinnovato in Volkswagen fino alla fine del 2030, e la guida di Porsche ceduta a Michael Leiters dal gennaio 2026.

Il conto salato del 2025

I numeri con cui Blume convive oggi non sono quelli dei tempi d’oro. Il bilancio 2025, presentato a marzo, ha registrato un utile netto quasi dimezzato: 6,9 miliardi contro i 12,4 dell’anno prima, il livello più basso dai tempi del Dieselgate. Il fatturato ha tenuto, sui 321,9 miliardi, ma l’utile operativo è crollato del 53%.

La risposta è stata quella che nessun manager vorrebbe firmare: fino a 50.000 posti di lavoro tagliati in Germania entro il 2030. Dazi americani, concorrenza cinese, transizione elettrica più lenta del previsto. In una lettera agli azionisti Blume ha rivendicato un miliardo di risparmi già ottenuti, ma in Germania la sua popolarità ne ha risentito parecchio.

Non sono le uniche polemiche. Nel 2022 finì sotto attacco per aver difeso lo stabilimento del gruppo nello Xinjiang, la regione cinese dove il governo reprime la minoranza uigura: in una lettera al Congresso mondiale uiguro sostenne che la presenza tedesca contribuisse allo sviluppo dell’area. E c’è il capitolo e-fuel, con l’accusa — respinta sia dal ministero delle Finanze sia da Porsche — di aver pesato sui negoziati di coalizione del 2021 attraverso i suoi contatti con Christian Lindner.

La moglie Petra, le due figlie e una casa dove non comanda lui

Sulla vita privata Blume non è mai stato loquace, ma qualcosa si sa. È sposato con Petra Blume e la coppia ha due figlie. Vivono a Stoccarda, in pieno centro, come raccontava già il ritratto ufficiale pubblicato da Porsche quando venne nominato amministratore delegato.

Le uscite pubbliche insieme sono rare e sempre le stesse: il ballo dell’Opera di Lipsia, dove i due si fanno fotografare praticamente ogni anno. Per il resto, riservatezza totale sulle figlie.

Una confessione divertente arriva da un podcast del 2021, quando ancora era solo il capo di Porsche. Alla domanda su come funzionino gli equilibri domestici, rispose che in famiglia non ha molta voce in capitolo — e aggiunse che le sue figlie, per la cronaca, delle automobili non gliene importa nulla.

Nel tempo libero corre: la mezza maratona la chiude in un’ora e mezza. Tifa Eintracht Braunschweig, la squadra della sua città. E, curiosità che in Germania hanno notato tutti, alla guida non ha mai preso un punto di penalità.

Quanto guadagna Oliver Blume

È la domanda che gli italiani cercano più spesso, insieme a quella sul patrimonio. Sulla seconda non esistono stime attendibili, e chi ne pubblica se le inventa. Sulla prima, invece, i bilanci parlano chiaro.

Nel 2023 il compenso complessivo di Blume ha sfiorato i 9,8 milioni di euro. Nel 2024 è salito a circa 10,35 milioni, sommando le due cariche: il fisso in Volkswagen era però sceso da 1,3 a 1,235 milioni, dopo una rinuncia volontaria del 5%. Nel 2025 e nel 2026 l’intero consiglio di amministrazione ha accettato di tagliarsi l’11% della retribuzione totale — misura simbolica, certo, ma pensata per accompagnare i sacrifici chiesti agli operai. Dalla sola Porsche, nel suo ultimo anno alla guida, ha incassato circa 1,9 milioni.

Cifre enormi per chiunque, minuscole se rapportate al bilancio che gestisce. Il paradosso di chi comanda un gigante da 320 miliardi di fatturato e poi prende la S-Bahn per tornare a casa.

Domande frequenti

Quanti anni ha Oliver Blume?
58 anni: è nato il 6 giugno 1968 a Braunschweig, in Germania.

Chi è la moglie di Oliver Blume?
Si chiama Petra Blume. La coppia vive a Stoccarda e ha due figlie. Compaiono insieme in pubblico soprattutto al ballo dell’Opera di Lipsia.

Oliver Blume è ancora il capo di Porsche?
No. Ha guidato Porsche dal 2015 al 31 dicembre 2025; dal 1° gennaio 2026 il ruolo è passato a Michael Leiters. Blume resta amministratore delegato del gruppo Volkswagen fino al 2030.

Quanto guadagna l’amministratore delegato di Volkswagen?
Nel 2024 il compenso complessivo è stato di circa 10,35 milioni di euro. Per il 2025 e il 2026 il board ha rinunciato all’11% della retribuzione.

Che studi ha fatto Oliver Blume?
Ingegneria meccanica all’università tecnica di Braunschweig, con dottorato in tecnologia dei veicoli conseguito nel 2001 alla Tongji University di Shanghai.