Gianni Limonta è morto nella mattinata di oggi, lunedì 24 agosto 2026. Per oltre sessant’anni ha lavorato nel mondo della fotografia, passando dal laboratorio di sviluppo ai servizi industriali, dai reportage internazionali all’editoria. Nato a Bergamo, non aveva mai interrotto il rapporto con la sua città , dove nel 1965 aveva aperto il Foto Studio Gianni.
La sua attivitĂ lo aveva portato in oltre 80 Paesi, mentre gli scatti raccolti durante i viaggi erano confluiti in libri, riviste, quotidiani e mostre. Limonta era conosciuto anche come collezionista: nel corso di mezzo secolo aveva riunito piĂą di 3mila apparecchi fotografici e cinematografici, compresi esemplari molto rari.
Non sono state comunicate la causa della morte né le circostanze del decesso.
La morte di Gianni Limonta
La notizia della scomparsa di Gianni Limonta è stata resa nota oggi, 24 agosto. Il fotografo è morto durante la mattinata, ma non è stato precisato il luogo del decesso.
Gli inizi nella fotografia
Limonta aveva cominciato a lavorare nel settore a 14 anni, occupandosi dello sviluppo e della stampa delle immagini. In breve tempo aveva raggiunto il ruolo di capo reparto, maturando una preparazione tecnica che sarebbe diventata la base della sua attivitĂ professionale.
Nel 1965 aveva scelto di mettersi in proprio e aveva aperto a Bergamo il Foto Studio Gianni, con annesso laboratorio fotografico. La sede di via dello Statuto, nel quartiere di Santa Lucia, divenne un punto di riferimento per appassionati, clienti privati e professionisti.
Lo studio si occupava di sviluppo, stampa, ritocco e servizi per cerimonie, ma anche di lavori destinati alle aziende e all’editoria. Limonta continuò a seguire la sua bottega anche dopo l’affermazione professionale e la pubblicazione dei suoi reportage.
La Lions’ Officina Fotografica
Nel 1980 aprì la Lions’ Officina Fotografica, uno spazio di oltre 300 metri quadrati attrezzato per realizzare lavori più complessi. Qui Limonta si dedicò alla fotografia industriale e pubblicitaria, alla moda, allo still life e alle pubblicazioni artistiche.
Nel corso degli anni lavorò per imprese italiane e straniere, costruendo una carriera che univa competenza tecnica e ricerca visiva. Tra le collaborazioni più prestigiose figura quella con Max Huber, grafico svizzero che contribuì a rinnovare il linguaggio della comunicazione visiva del Novecento.
I reportage in oltre 80 Paesi
Il reportage geografico rappresentava la parte piĂą personale del lavoro di Limonta. Il fotografo bergamasco aveva visitato oltre 80 Paesi, fermandosi a lungo nei luoghi scelti e dedicando particolare attenzione alle persone, alle abitudini quotidiane e alle trasformazioni sociali.
Non si limitava a raccogliere immagini di paesaggi e monumenti. Cercava un contatto diretto con le comunitĂ , entrando nella vita dei territori prima di fotografarli. Da questo metodo nacquero servizi pubblicati su giornali e riviste, esposizioni e numerose monografie.
Per la frequenza dei suoi viaggi venne definito “nomade fotografo”. Pur lavorando in diverse parti del mondo, mantenne a Bergamo il centro della propria attività .
I libri di Gianni Limonta
Una parte consistente del suo archivio venne trasformata in volumi fotografici. Diversi libri furono pubblicati da Leonardo Arte e dal gruppo Mondadori, portando il suo lavoro oltre i confini locali.
Tra i titoli documentati figurano “L’uomo… obiettivo. Un mondo di immagini dall’archivio di Gianni Limonta”, pubblicato nel 1990, “Birmania. Myanmar” del 1998, “Palermo” del 1999 e “Yunnan” del 2000.
Nel 2002 uscì “L’altra faccia della Libia”, un volume dedicato ai paesaggi, alle testimonianze archeologiche e alla popolazione del Paese nordafricano. Le sue fotografie furono impiegate anche in un’opera legata al poeta siriano Adonis, con immagini di una Siria precedente alle devastazioni provocate dalla guerra.
Le 3mila macchine fotografiche
Accanto al lavoro sul campo, Limonta aveva costruito una delle collezioni private di apparecchi fotografici piĂą conosciute del settore. Tutto era cominciato da una macchina a soffietto del 1915 ricevuta in regalo dal cognato.
Da quel primo pezzo nacque una raccolta arrivata a comprendere oltre 3mila macchine fotografiche, cineprese, proiettori e strumenti per le riprese. Vi erano apparecchi risalenti agli inizi della fotografia, banchi ottici in legno, attrezzature militari e modelli ormai difficili da reperire.
Limonta aveva raccolto i pezzi nell’arco di circa cinquant’anni. Per ampliare la collezione frequentava mercati specializzati e aste internazionali, soprattutto a Londra, Parigi e New York.
La collezione ceduta a Shanghai
Nel 2016 gran parte della raccolta venne venduta a un industriale di Shanghai, intenzionato a destinarla a un museo dell’immagine. Limonta aveva spiegato di non essere più in grado di conservare un patrimonio tanto vasto e di aver cercato, senza successo, una soluzione che consentisse di mantenerlo a Bergamo.
La cessione evitò che i pezzi venissero separati e venduti singolarmente. Non risultano però informazioni certe sulla successiva apertura del museo cinese né sull’attuale collocazione dell’intera collezione.
Il Museo della fotografia Sestini
Dal 2018 Limonta collaborò con il Museo della fotografia Sestini, mettendo a disposizione materiali, esperienza e riproduzioni. Il suo contributo accompagnò la crescita del polo fotografico bergamasco.
Per la mostra “Bergamo nel Novecento” realizzò 130 riproduzioni fotografiche. La collaborazione comprendeva anche locandine e materiali legati alla storia dell’immagine e della città .
Questo impegno gli permise di riportare a Bergamo una parte della sua esperienza di fotografo, tecnico e collezionista, rendendola disponibile per iniziative culturali e progetti espositivi.
Premi e riconoscimenti
Nel 2011 Gianni Limonta ricevette il Premio alla ProfessionalitĂ del Rotary Club Bergamo Ovest, assegnato per il percorso costruito nel mondo della fotografia.
Nel settembre 2022 fu premiato anche dalla Camera di commercio di Bergamo tra le personalitĂ benemerite che avevano dato prestigio al territorio negli ambiti economico, sociale e culturale. Il riconoscimento ripercorse la sua attivitĂ imprenditoriale, i reportage internazionali, le pubblicazioni e la collaborazione con il Museo della fotografia Sestini.
FAQ
Quand’è morto Gianni Limonta?
Gianni Limonta è morto nella mattinata di lunedì 24 agosto 2026.
Qual è stata la causa della morte di Gianni Limonta?
La causa della morte non è stata comunicata. Non risultano informazioni confermate su malattie o ricoveri.
Dov’era nato Gianni Limonta?
Gianni Limonta era nato a Bergamo, cittĂ nella quale aveva avviato e mantenuto la propria attivitĂ professionale.
Quanti Paesi aveva fotografato?
Nel corso della carriera aveva realizzato reportage in oltre 80 Paesi.
Quante macchine fotografiche possedeva?
La sua collezione comprendeva più di 3mila apparecchi fotografici e cinematografici, raccolti nell’arco di circa cinquant’anni.
Quando si svolgono i funerali di Gianni Limonta?
La data e il luogo dei funerali non sono ancora stati comunicati.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






